• Utilizzo degli scarti dell’industria agrumaria in alimentazione animale e qualità della carne

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    Mangimi bovini

    Il crescente interesse verso l’impiego di sottoprodotti dell’industria agroalimentare come risorse alimentari zootecniche, in particolare per i ruminanti, è giustificato dalla fluttuazione dei prezzi e dalle dinamiche di approvvigionamento di molte materie prime convenzionali (soia e mais, in primis), che hanno costretto gli allevatori a modificare di conseguenza i sistemi di alimentazione degli animali. Pertanto, l’utilizzo di risorse alimentari locali appare in grado di offrire vantaggi di ordine economico tramite la riduzione dei costi di alimentazione e di ordine ambientale in termini di riduzione dell’impatto che deriverebbe dalla necessità di smaltimento di molte di tali biomasse (Vasta et al., 2008). I frutti del genere Citrus, comprendenti principalmente arance, limoni, pompelmi, mandarini, sono molto diffusi nell’areale mediterraneo. Dalla lavorazione di tali agrumi si ottengono succhi ed un significativo quantitativo di scarti. Si può stimare un quantitativo annuo di prodotto trasformato pari a circa 1.200.000-1.500.000 t di agrumi, da cui si ottengono circa 720.000-1.000.000 t/anno di pastazzo fresco. Esso è stato di fatto considerato un rifiuto, smaltito con costi elevati e imprevedibili e spesso in maniera illecita. Con un recente decreto (Decreto del “Fare”) dell’attuale Governo il pastazzo è stato tolto definitivamente dalla disciplina dei rifiuti e quindi potrà assumere ancor di più la connotazione di risorsa o co-prodotto sia come componente nella produzione di biogas, che come fertilizzante in agricoltura e, non per ultimo, come alimento zootecnico. Con quest’ultima destinazione rappresenta una risorsa utilizzabile in alimentazione animale per la sua favorevole composizione nutrizionale che lo rende, in particolare in forma disidratata, un valido sostitutivo di cereali nella formulazione di concentrati, senza particolari problematichesull’efficienza produttiva degli animali (Bampidis & Robinson, 2006). Con tale termine “pastazzo” si intende in dettaglio un sottoprodotto dell’estrazione dei succhi dai frutti del Citrus costituito da un residuo umido composto da bucce, porzioni di polpa, semi e frutti di scarto (Grasser et al., 1995; Lanza, 1982), e che rappresenta circa il 60% del quantitativo trattato. Presenta un elevato contenuto in zuccheri e fibra, ed in particolare di pectine. Queste però possono essere estratte per usi industriali (depectinizzazione), modificando le peculiarità nutrizionali legate a tali componenti quali rapida fermentescibilità ruminale senza pericolosi abbassamenti del pH, grazie ad una limitata produzione di acido lattico, (Dell’Orto e Savoini, 2005). Il contenuto proteico del pastazzo di agrumi è limitato mentre il valore energetico è confrontabile con quello dei cereali; significativo è il tenore in ceneri, in particolare nel prodotto disidratato trattato con calce viva.

    I frutti del genere Citrus contengono, inoltre, molti composti bioattivi quali vitamine, acidi grassi insaturi, oli essenziali (limonene, per esempio) e alcuni flavonoidi (naringina, esperidina, narirutina, e eriocitrina) che nella loro struttura chimica presentano uno o più gruppi fenolici con proprietà antiossidanti (Tao et al., 2009; Benavente-García et al., 1997). Molti di questi composti secondari vengono estratti e purificati per essere destinati all’industria alimentare o farmaceutica ma alcune industrie non operano tale separazione per cui possono residuare nel prodotto di scarto. L’impiego di tale sottoprodotto nell’alimentazione animale potrebbe quindi produrre effetti antiossidanti nei prodotti di origine animale tra cui la carne. L’integrazione con esperidina a due livelli (1500 mg/kg o 3000 mg/kg) in un concentrato per agnelli in accrescimento ha evidenziato un’efficiente deposizione del flavonoide nei tessuti con prolungamento della stabilità ossidativa della carne in condizioni di refrigerazione (Simitzis et al., 2013). La sostituzione di orzo con polpe disidratate di arancia a due livelli di inclusione (24 e 35%) non ha penalizzato le performance di accrescimento e ha prolungato la shelf life della carne di agnello in termini sia di ossidazione lipidica (TBARs) che proteica lungo un periodo di conservazione aerobica della durata di sei giorni, anche se non ha influenzato la stabilità del colore (Inserra et al., 2014; Gravador et al., 2014; Gobindram et al., 2015 dati non pubblicati).

    Le diete contenenti il pastazzo disidratato di arancia hanno evidenziato un maggiore livello di polifenoli totali rispetto alla dieta controllo facendo ipotizzare un effetto specifico di tali componenti sul prolungamento della shelf life della carne.
    L’impiego di diete contenenti significative quote di polpe disidratate di arance sembrerebbe inoltre influenzare il metabolismo degli acidi grassi sia a livello ruminale che plasmatico e muscolare, incrementando l’intake di PUFA (acidi grassi polinsaturi) con effetti di riduzione della loro bioidrogenazione ruminale e conseguente miglioramento del profilo acidico del grasso intramuscolare (Lanza et al., in stampa). Per quanto riguarda l’impiego nell’alimentazione dei monogastrici uno studio condotto da Lanza et al. (2004) ha valutato gli effetti della somministrazione di pastazzo di agrumi disidratato in ragione del 20% sulla qualità della carne di struzzi e evidenziando una riduzione del contenuto di grasso intramuscolare e un incremento dei livelli di PUFA nella carne. Confrontando l’impiego di pastazzo disidratato in ragione del 5 o del 10% in diete per broiler è risultato che il minor livello di inclusione ha mantenuto performance accettabili ma il livello più alto di impiego del sottoprodotto ha determinato maggiore presenza di PUFA (sia della serie omega 6 che omega 3) nella carne migliorando significativamente il rapporto polinsaturi/saturi (Mourão et al., 2008).
    Esempi di formulazioni di concentrati per ruminanti all’ingrasso con diversi livelli di pastazzo disidratato
    Di seguito si riportano alcuni esempi di formulazioni di concentrato per agnelli all’ingrasso in cui i livelli di inclusione del pastazzo di agrumi sono limitati entro un massimo del 35 % tq della miscela completa, confrontati con una formula di un concentrato convenzionale. Analizzando tali formule emerge come il pastazzo disidratato di arancia può sostituire parzialmente la farina di orzo garantendo un contenuto energetico e proteico sostanzialmente confrontabili tra le formule riportate. Inoltre le due miscele con pastazzo evidenziano in confronto al concentrato convenzionale. un maggiore contenuto in sostanze polifenoliche totali con notevoli potenzialità antiossidanti.

    Il profilo in acidi grassi delle 2 miscele si caratterizza per una significativa presenza di acidi grassi insaturi (circa il 70% del totale), in particolare linoleico (circa il 40% del totale degli AG), oleico (18%) e linolenico (circa 13%). E’ pertanto possibile che una quota di polinsaturi possa sfuggire alla bioidrogenazione ruminale e depositarsi nel tessuto muscolare, anche alla luce dei potenziali effetti che i compositi polifenolici del pastazzo potrebbero avere nei riguardi dei batteri responsabili di tale processo, cioè quelli appartenenti al genere Butyrivibrio, non evidenziati quando i livelli di inclusione di pastazzo rimangono entro il 20% (Broadway et al., 2012). Da dati preliminari non ancora pubblicati le suddette ipotesi sono state confermate come evidenziato dal miglioramento del profilo acidico della carne attraverso un incremento del rapporto polinsaturi/saturi e dei livelli di EPA e DHA della serie omega 3 nonché di acido linoleico coniugato (CLA).

    Massimiliano Lanza, Marco Bella 24-07-2015 Tag: pastazzoprova mangimiindustria mangimisticaindustria alimentareomega 3
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