• Analisi delle notifiche 2016 nel sistema di allerta rapido

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    Mangimi

    Il Sistema di Allerta Rapido, conosciuto anche come RASFF (Rapid Allert System Food and Feed) è stato istituito nel 2002 sulla base di quanto disposto dall’articolo 50 del Regolamento CE n. 178/2002. Nel RASFF confluiscono le notifiche per le non conformità riscontrate dai diversi Stati Membri su prodotti importati o la cui distribuzione coinvolge più di uno Stato dell’Unione Europea.

    Terminato l’anno un esercizio utile è rappresentato dallo studio delle notifiche registrate , infatti l’analisi delle notifiche del RASFF può rappresentare un valido strumento per gli operatori del settore alimentare e mangimistico per raccogliere informazioni utili per aggiornare la propria analisi dei rischi, sulla base delle notifiche effettuate valutando da un lato le tipologie di irregolarità rilevate e dall’altro se vi siano particolari trend legati alle matrici o ai Paesi di origine dei prodotti.

    Nel 2016 sono state effettuate 2924 notifiche, 44 meno rispetto al 2015 (-1,3%), la maggior parte delle quali è relativa agli alimenti (2583; 88,3%), circa il 7% del totale è relativa ai mangimi (209 casi) e solo il 4,5% è riconducibile a materiali a contatto (132 casi).

    Mangimi

    Delle 2924 notifiche 209 sono relative a mangimi, confermando una percentuale sotto il 8% per le notifiche relative ai mangimi rispetto alle notifiche totali. 

    Nell’effettuare l’analisi di fine anno è fondamentale tenere in considerazione che le notifiche registrate durante l’anno subiscono modifiche sulla base delle informazioni successive fornite dallo Stato membro, pertanto è possibile riscontrare che alcune notifiche, per le quali è stato dimostrato che non vi era una non conformità, sono state cancellate. 

    Nell’ambito delle notifiche relative ai mangimi sono state classificate 6 tipologie di prodotti: materie prime con 136 notifiche pari al 65,1% delle notifiche relative ai mangimi, sottoprodotti di origine animale 2 casi (1%), additivi 4 (1,9%), premiscele 4 (1,9%), mangimi composti 13 (6,2%) e pet-food 50 (23,9%). Sebbene in un esiguo numero di casi è stato riscontrato che la classificazione del prodotto non è stata effettuata correttamente, sulla base di quanto riportato nelle specifiche della notifica, la seguente elaborazione è stata effettuata basandosi sui dati riportati nel portale RASFF. 

    Per quanto concerne le modalità di attivazione delle notifiche RASFF, nel caso dei mangimi si nota una ripartizione molto simile tra le varie tipologie: la prima categoria è relativa alle segnalazioni effettuate in autocontrollo (71 casi; 34%), al secondo posto con 69 casi (33%) vi sono le attivazioni conseguenti ai controlli effettuati in frontiera ed al terzo le notifiche effettuate a seguito di controllo ufficiale (64; 30,6%), seguono con soli 5 casi (2,4%) le notifiche scattate su segnalazione diretta del consumatore, fattispecie molto più frequente per il settore alimentare e limitata, nel caso dei mangimi, al pet-food.

    Nel caso dei controlli effettuati sulle importazioni ai punti di entrata può essere interessante sapere che in 43 casi l’importazione del prodotto non è stata accettata, in 1 caso il prodotto è stato bloccato in dogana e nei restanti 25 casi, sebbene il campionamento fosse stato effettuato prima dell’importazione, il prodotto è stato nazionalizzato e commercializzato prima dell’esito dell’analisi. 

    Per farsi una precisa idea della gravità delle 209 notifiche è possibile suddividerle in 3 gruppi sulla base dell’assegnazione del rischio data dalla Commissione. In particolare, sono risultati classificati come rischio serio 57 notifiche, mentre ben 140 sono state considerate non serie. Per i restanti 12 casi (10 materie prime, 1 mangime composto e 1 pet-food) non essendo stato classificato il grado di rischio, compaiono come “undecided”. Difficile capire, almeno per alcune notifiche, su quale base non sia stata effettuata la classificazione, considerato che accanto a problematiche particolari come la presenza di semi conciati, presenza di acido cianidrico, di un OGM non autorizzato e adulterazione con urea, vi sono casi molto frequenti quali Salmonella, aflatossina B1 e metalli pesanti, pericoli ben conosciuti e generalmente classificati. 

    Un altro parametro che può essere utilizzato per valutare la gravità dei pericoli riscontrati nei controlli può essere la classificazione della notifica: solo 27 casi (12,9%) sono allerte (propriamente detta da reg. UE 16/2011 allarme), mentre la maggior parte è stata classificata come notifiche di follow-up (100; 47,8%), seguite dalle notifiche di respingimento alla frontiera (44; 21,1%) e dalle notifiche di informazione per attenzione (38; 18,2%).

    I dati più interessanti derivano, tuttavia, dalle motivazioni che hanno fatto scattare le allerte, motivazioni che verranno analizzate in dettaglio di seguito.

    Sulla base dei dati è evidente che la maggior parte delle notifiche è relative a materie prime, che come precedentemente detto rappresentano quasi i due terzi delle notifiche. Per quanto riguarda i contaminati vi è una netta prevalenza delle notifiche legate a caratteristiche microbiologiche 61,7%), con una netta maggioranza di notifiche legate alla presenza di Salmonella in prodotti di origine animale, ma anche vegetali.

    In particolare le notifiche sono dovute alle seguenti non conformità:

    Metalli pesanti – Sono state trasmesse 16 notifiche per metalli pesanti così suddivise: 1 arsenico, 1 cadmio, 5 piombo e 9 mercurio. Di queste ultime notifiche 6 sono dovute a pet-food proveniente dalla Tailandia.

    Contaminanti industriali – In questa categoria sono state effettuate 4 notifiche: 3 per diossina ed 1 per PCB diossina simili e PCB non diossina simili.

    TSE -DNA di Ruminante – Le notifiche per la presenza di DNA di ruminante scendono a 8, rispetto alle 21 del 2015. Le notifiche hanno riguardato in 5 casi le materie prime ed in 3 i mangimi composti. Belgio ed Italia hanno effettuato 3 notifiche ciascuno.

    Micotossine – Sono 18 le notifiche relative alla presenza di micotossine, ben 17 sono state attivate dalla presenza di aflatossina B1 (15 materie prime, 1 mangime composto e 1 pet-food). In 11 casi l’aflatossina è stata riscontrata su arachidi provenienti da varie parti del mondo e solo in 3 casi su mais. Infine, è stato segnalato 1 caso di Claviceps purpurea.

    Impurità botaniche – Le segnalazioni legate alla presenza di Ambrosia sono state 8 a cui se ne aggiunge una per la presenza di panico giallo.

    Microrganismi non patogeni – sulla base di quanto disposto dal regolamento EU 142/2011 che fissa i criteri per le Enterobacteriaceae nei prodotti di origine animale sono state effettuate 21 notifiche di cui 10 su materie prime e 11 pet-food.

    Microrganismi patogeni – Delle 108 notifiche che ricadono in questa categoria, tutte tranne 2 sono dovute a Salmonella. Delle 106 notifiche per Salmonella: 75 sono relative a materie prime, 28 a pet-food, 2 a sottoprodotti di origine animale ed 1 ad un mangime composto. Sebbene le matrici su cui sia stata evidenziata la presenza di Salmonella siano molto varie, oltre alla presenza su matrici di origine animale, si evidenziano 18 casi su colza e 17 casi su prodotti derivati dalla soia.

    Pesticidi – segnalata solo una non conformità per la presenza di pirimifosmetile.

    Residui di farmaci ad uso veterinario – 7 notifiche sono relative alla presenza di sostanze farmacologicamente attive riscontrate sui seguenti prodotti: additivi (2), premiscele (2), materie prime (2) e mangime composto (1). Le non conformità sono state determinate in 2 casi per il superamento degli LMR stabiliti, in 1 per la presenza di una sostanza proibita (metronidazolo), mentre gli altri 3 per la presenza non autorizzata di sostanze farmacologicamente attive (ossitetraciclina, tilosina e streptomicina) ed 1 per livelli troppo elevati di narasin.

    Foto: © JPchret - Fotolia.com

    Lea Pallaroni 10-04-2017 Tag: sistema di allerta rapidomangimialimentimaterie primepet food
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