• Benessere animale e allevamento: le cose da sapere - La bovina da latte nel periparto

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    Mucca bovini %c2%a9 mexrix   fotolia.com

    Negli ultimi anni il benessere animale ha subito una forte evoluzione passando da una visione antropocentrica dell’animale verso una di tipo ecocentrico (Bertoni, 2003), presupponendo un rispetto delle esigenze etologiche e fisiologiche degli animali, su cui sono orientate le scelte di tecniche manageriali di ciascuna fase dell’allevamento. Nella bovina da latte la fase delicata del parto unitamente all’inizio di una nuova lattazione è fonte di una grave sollecitazione fisiologica che rappresenta una vera e propria minaccia ai meccanismi omeostatici della bovina da latte (Bertoni e Trevisi, 1997; Goff e Horst, 1997). Per questo la transizione dallo stato di gravidanza e di non lattazione a quello di non gravidanza e lattazione è un’esperienza disastrosa per la bovina (Drackley, 1999). Questa situazione critica è ampiamente dimostrata dall’aumento dell’incidenza delle affezioni che raggiungono il loro apice nel periodo di transizione (le ultime 3 settimane di gravidanza e le prime 3 di lattazione) e nel periodo immediatamente successivo. A concorrere all’aumento del rischio sono le affezioni tipiche del periparto (ritenzione di placenta, collasso puerperale, acetonemia o chetosi primaria, steatosi epatica, metrite, dislocazione abomasale), e altre tipologie di affezioni afferenti (mastiti, zoppie, turbe intestinali, virosi ecc.). È stato dimostrato che circa il 75% delle dismetabolie e dei processi infiammatori delle bovine da latte avvengano durante il primo mese di lattazione (Leblanc et al., 2006) e che il 50% delle lattazioni sia associato ad almeno una dismetabolia nel periparto (Galligan e Ferguson, 1996).

    Nel periodo di transizione dunque, la maggior parte delle bovine è colpita da affezioni, ma molte non presentano manifestazioni cliniche (Bertoni et al., 2008). Ne consegue che per garantire una premiata carriera produttiva della bovina siano messe in atto misure preventive alle affezioni tipiche di questo periodo favorendo il benessere della bovina. Assicurare alle bovine una corretta assunzione di energia per evitare squilibri nel metabolismo energetico significa ridurre efficacemente la probabilità d’insorgenza di malattie che poi si traducono in perdite economiche a carico dell’allevatore, dovute principalmente alla riduzione della produzione di latte e a maggiori spese per prestazioni veterinarie e terapie. È importante porre l’accento sulla possibilità che semplici miglioramenti, ad esempio, della gestione dei pavimenti, delle attrezzature, degli alimenti, delle razioni, del modo di interfacciarsi con gli animali e della gestione di eventuali gruppi possano apportare delle migliorie rilevanti al sistema manageriale della bovina da latte. Da tale approccio multifattoriale è nato un modello (Calamari e Bertoni, 2009; Calamari et al., 2008) finalizzato a rilevare puntualmente dei punti critici su cui intervenire atti a migliorare le condizioni di benessere animale. La gestione del periodo di transizione presenta ancora, però, dei lati in ombra, in quanto l’attenzione è rivolta essenzialmente alla fase successiva al parto senza considerare la fase precedente, seppure risulti essere conclamata l’assunzione che la lattazione inizi con il primo giorno di asciutta (Bertoni e Trevisi, 1997) e che molte delle problematiche nel periparto trovino spiegazione a causa della cattiva gestione (alimentare, prevenzione sanitaria, densità, movimentazione) della precedente fase di asciutta. Tali considerazioni impongono di scegliere nel periodo di asciutta una serie di parametri come lo stato d’ingrassamento, l’appetito/ruminazione, l’attività motoria e la temperatura corporea da monitorare mediante cui è possibile riconoscere tempestivamente delle anomalie che possono sfociare in affezioni in fase di periparto.

    In particolare, recenti studi hanno evidenziato che i processi infiammatori del periodo di transizione, spesso subclinici, sono rilevabili con le proteine di fase acuta, quali ceruloplasmina e aptoglobina, con i markers dello stato ossidativo, energetico e dell’infiammazione (Trevisi et al., 2002; Sordillo, 2016). In generale, i fenomeni infiammatori durante il periparto riducono l’efficienza produttiva sia direttamente, a causa della stessa risposta infiammatoria, che indirettamente con una minore fertilià e calo della produttività. Inoltre è doveroso ricordare che l’infiammazione è essa stessa una condizione di sofferenza-depressione (Dantzer et al., 2008) che si accompagna ad una riduzione del benessere. È stato dimostrato che la regolazione dei processi infiammatori nel primo mese di lattazione determina una maggiore fertilità ed efficienza produttiva, in particolare, per l’assenza del fenomeno di “competizione” della sintesi delle proteine di fase acuta tipiche dell’infiammazione. Sembra fuori dubbio che l’interesse dell’allevatore debba quindi essere tutto rivolto ad aumentare il benessere della bovina da latte in tempi e costi accettabili che garantiscano con certezza un aumento della produttività oltre che della fertilità. L’approccio più completo ed integrato per la valutazione del benessere delle bovine da latte sembra la giusta interpretazione di un fenomeno così articolato, in cui è necessario avere uno sguardo rivolto all’analisi predittiva della fase di asciutta, ed uno proiettato ad una valutazione diretta (stato sanitario, performance produttive e riproduttive, aspetti fisiologici e comportamentali) durante il periodo del periparto. Tali misure permettono di abbattere i costi di una transizione a rischio garantendo alla bovina da latte un’ottima carriera produttiva.

    Foto: © Mexrix - Fotolia.com

    Maria Giovanna Ciliberti, Mariangela Caroprese 19-06-2017 Tag: salute animaleboviniallevamentozootecniaperiparto
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