• Effetti dei polifenoli e degli acidi grassi a corta-media catena nell’alimentazione del pollo da carne e nelle ovaiole

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    Larve per polli

    In Italia il comparto avicolo è rappresentato, eccetto i piccoli produttori locali, da un allevamento di tipo intensivo, sia per quanto riguarda il pollo da carne sia per le galline ovaiole. Caratteristica peculiare di questo tipo di management è l’elevata densità animale, che permette di avere produzioni consistenti, ma che comporta notevoli problematiche di tipo sanitario. Il comportamento naturale del pollo induce l’animale a razzolare e becchettare il terreno; inoltre, trattandosi di un animale di piccola taglia che vive a poca distanza dal terreno, le deiezioni presenti nell’ambiente di allevamento possono essere fonte di malattie infettive. Data l’alta densità di allevamento, non è infrequente che si generino fenomeni epidemici, che rischiano di compromettere intere produzioni. Tra le malattie peculiari degli allevamenti avicoli vi sono le enteriti, in particolare l’enterite necrotica, e le coccidiosi (Clostridium perfringens e Eimeria spp.).

    Ad oggi la routine di allevamento prevede un trattamento preventivo degli animali con coccidiostatici, somministrati direttamente con gli alimenti, per arginare eventuali epidemie. Inoltre, gli antibiotici in passato sono stati utilizzati per il loro effetto auxinico, come promotori della crescita. L’uso massiccio e sistematico di questi medicinali crea fenomeni di resistenza nei patogeni e inquinamento dell’ambiente, con ripercussioni anche sulla salute dell’uomo. Nel 2006, al fine di ridurre l’impiego di farmaci a scopi non terapeutici, l’Unione Europea ha bandito l’uso degli antibiotici negli allevamenti come auxinici. Tuttavia, per l’allevamento avicolo, comparto zootecnico soggetto ad epidemie frequenti, rimane l’utilizzo degli stessi a scopo preventivo, pratica che comunque non esclude gli effetti collaterali sull’ambiente. Occorrerebbe, quindi, poter trovare valide alternative che permettano di avere animali sani, senza l’ausilio dell’uso sistematico di antibiotici.

    In tal senso alcune sostanze naturali, derivanti da sottoprodotti o scarti dell’agro-industria, sembrano promettenti. Si tratta, nello specifico, dei tannini e degli acidi grassi a corta catena.
    I tannini sono metaboliti secondari delle piante, appartenenti alla grande classe dei polifenoli. Tradizionalmente vengono suddivisi in due classi: idrolizzabili, a più basso peso molecolare, e condensati, ad elevato peso molecolare. La loro attività biologica dipende fortemente dalla struttura molecolare, differente a seconda della specie vegetale che li produce. Possiedono interessanti proprietà chimiche, che permettono loro di interagire con i nutrienti della dieta e con i microrganismi. In particolare, il tannino di castagno, che viene estratto in corrente di vapore dagli scarti dell’industria del legno, sembra avere efficacia proprio contro le coccidiosi da Eimeria, senza dare effetti antinutrizionali tipici della gran parte dei tannini. Inoltre, un recente studio ha dimostrato che i tannini di castagno, se impiegati nell’alimentazione delle galline ovaiole, oltre agli affetti benefici sulla prevenzione delle malattie enteriche, esercitano un effetto antiossidante sugli acidi grassi polinsaturi del tuorlo ed riducono il contenuto di colesterolo in esso presente.

    In letteratura, le informazioni sui meccanismi di azione mediante i quali i tannini esercitano un’azione antimicrobica non sono ancora ben definiti. In base alla loro natura chimica si possono formulare alcune ipotesi di azione:
    - possono complessare le proteine e/o gli enzimi presenti sulla membrana cellulare dei microrganismi con conseguente inibizione delle attività microbiche;
    - sono in grado di sottrarre substrati per la crescita microbica, inclusi alcuni ioni metallici.

    I principali fattori che promuovono la formazione di un complesso proteico, sia esso con una proteina della dieta o con un enzima batterico, sono il peso molecolare e la flessibilità della struttura molecolare del composto polifenolico e della proteina stessa. Le proteine che hanno elevate affinità con i tannini per formare complessi sono quelle idrofobiche con una struttura aperta, la quale permette di avere il sito di legame libero. I complessi che si formano sono spesso instabili, caratterizzati da legami che si rompono e si riformano continuamente nonché pH dipendenti. Infine, i tannini riescono a inattivare la topoisomerasi, l’enzima che dà il via alla replicazione del DNA, inibendo la replicazione cellulare nei procarioti e negli eucarioti.

    Un’altra valida alternativa agli antibiotici in allevamento avicolo è rappresentata anche dagli acidi grassi a corta e media catena. A livello metabolico, gli acidi grassi a corta catena (acidi acetico, butirrico, propionico e valerico) vengono normalmente prodotti durante la fermentazione intestinale della fibra e di particolare importanza è l’acido butirrico, in quanto soddisfa circa il 50% dei fabbisogni energetici delle cellule della mucosa intestinale, giocando un ruolo importante nella proliferazione e nella differenziazione delle cellule dei villi intestinali. Questi acidi grassi espletano la loro azione antimicrobica quando si trovano in forma indissociata, poiché sono in grado di attraversare la membrana cellulare, acidificando il citoplasma batterico e causando l’inibizione della sintesi del DNA. Inoltre, gli acidi grassi a corta catena hanno la capacità, una volta all’interno della cellula, di interferire con l’espressione di quei geni che esplicano la funzione di patogenicità, inibendone l’espressione e di fatto inattivando la cellula batterica, portandola alla morte. È stato dimostrato che quanto gli acidi grassi a corta catena sono presenti in forma di monogliceridi di sintesi, hanno la capacità di inibire la crescita dei batteri patogeni come la Salmonella spp. e contemporaneamente di promuovere la crescita dei batteri intestinali (generi Lactobacillus e Bifidobacteria). Infatti, a differenza del normale processo digestivo, durante il quale si formano mogliceridi in posizione Sn2, essi si trovano nella forma di monogliceridi in posizione Sn1ed è proprio grazie a questa forma chimica che possono esercitare azione antibatterica molto efficace. L’acido butirrico, in particolare, ha mostrato avere azione trofica sulle cellule delle pareti intestinali, promuovendo lo sviluppo dei microvilli intestinali durante il primo periodo di vita dei broiler e, conseguentemente, favorendo l’assorbimento dei nutrienti, migliorando le performance produttive in età adulta. L’acido butirrico, in sinergia con gli altri acidi grassi a corta e media catena, può essere, quindi, impiegato anche come promotore della crescita.

    Da un punto di vista tecnologico, entrambe le matrici alternative agli antibiotici si trovano sul mercato sotto forma di polveri e possono agevolmente essere miscelate sia con gli sfarinati sia durante la pellettatura per i mangimi di finissaggio.

    Federica Mannelli, Arianna Buccioni 22-06-2017 Tag: carne avicolapollamemangimialimentazione animalezootecniaantibioticibatteri
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