• Benessere animale e allevamento: le cose da sapere-bovini da carne

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    Mangimi bovini

    La valutazione del benessere dei bovini da carne rappresenta una sfida molto avvincente soprattutto per quei paesi che, come l’Italia, hanno modelli di allevamento molto diversificati, da quello intensivo a stabulazione libera, a sistemi tradizionali con gli animali a posta fissa, per giungere agli allevamenti estensivi con l’utilizzo temporaneo o permanente del pascolo. Soprattutto nel caso dell’utilizzo del pascolo sarebbe bene valutare attentamente il rischio che gli animali, sebbene l’opinione pubblica dei consumatori li immagini in una situazione di benessere ideale, possano soffrire di carenze idriche ed alimentari, o paure e rischi sanitari in seguito all’utilizzo di aree particolarmente aride e su superfici poco confortevoli, come in presenza di ghiaia. Di fatti, il benessere è un concetto dinamico, che fa riferimento alle diversità specie-specifiche, ed alla loro evoluzione filogenetica, e a quelle ontogenetiche individuali, in relazione alle condizioni di sviluppo ed all’ambiente di vita (Commissione Benessere Animali di Interesse Zootecnico, 2001; Jensen e Sandoe, 1997; Mendl, 1991).

    Il parere scientifico sul benessere dei bovini da carne (EFSA Panel on Animal Health and Welfare (AHAW); Scientific Opinion on the the welfare of cattle kept for beef production and the welfare in intensive calf farming systems. EFSA Journal 2012; 10: 2669) rappresenta l’aggiornamento del precedente Report 2001 (EFSA SCAHAW, Opinion: “The Welfare of Cattle kept for Beef Production”) e fornisce indicazioni riguardanti: tipologie di stabulazione, superfici di stabulazione e densità per box, pavimenti e materiali da lettiera, controllo del microclima all’interno dei ricoveri, distribuzione dell’alimento e dell’acqua di bevanda, interazioni uomo-animale, mutilazioni e controllo delle malattie. Le indicazioni riguardo alle tipologie di stabulazione, che possono essere: stabulazione libera con zona di riposo a pavimento pieno e sovrastante lettiera (lettiera permanente e lettiera inclinata con pendenza minore del 10%), stabulazione libera con pavimento fessurato o forato e sovrastante tappeto di gomma e stabulazione fissa solo per situazioni provvisorie, da utilizzare nel caso del trattamento veterinario e finissaggio, rappresentano un punto critico nella gestione dell’allevamento, soprattutto per il dimensionamento della stalla ideale. Nel computo dovrà essere attentamente considerato che box collettivi, con superfici di stabulazione inadeguate, causano un aumento dei comportamenti aggressivi (soprattutto dei maschi), con aumento di patologie respiratorie e riduzione dei tempi di riposo e dell’accrescimento giornaliero.

    Quindi, la superficie unitaria minima deve essere calcolata in base al peso vivo medio: restano validi i riferimenti previsti dall’allevamento biologico, pari a 5 m2 per pesi superiori ai 350 kg, con un aumento di 1 m2 di superficie per ogni aumento di 100 kg di peso a partire da pesi superiori ai 500 kg, mentre per la stabulazione libera o parzialmente libera, di bovini di 600 kg, è consigliabile una superficie di 6 m2. I bovini da carne su pavimentazione fessurata presentano una maggiore incidenza di lesioni rispetto a quelli allevati su lettiera in paglia o lettiera inclinata, o anche su pavimentazioni con presenza solo parziale di lettiera in paglia. L’utilizzo di zone con presenza parziale o totale di superfici gommate su pavimento in cemento, soprattutto nelle aree di riposo riduce l’insorgenza di lesioni agli unghioni ed alle articolazioni. Ad ogni modo, bovini allocati in stalle con pavimentazione fessurata, dovrebbero avere accesso a zone di riposo su superfici non scivolose.

    Il microclima dell’allevamento è un aspetto fondamentale poiché influenza direttamente il benessere e la condizione sanitaria degli animali, quando non è ottimale, causando patologie a livello respiratorio; i limiti microclimatici indicati in regime di benessere animale sono un THI non superiore a 78, soprattutto per periodi più lunghi di 4 ore (Brown-Brandl et al., 2003). In particolare, i bovini da carne risultano particolarmente sensibili allo stress da caldo in ragione dell’aumento del calore metabolico indotto dall’aumento dei livelli di ingestione della dieta. Un possibile intervento è rappresentato da un’opportuna ventilazione delle stalle, che rappresenta il più importante accorgimento da eseguire in stalla finalizzato al mantenimento di un ambiente idoneo alla vita e al benessere degli animali e dell’uomo.

    É evidente che la ventilazione rientra negli interventi da garantire ogni anno con l’arrivo del caldo estivo, che aumenta in modo spiccato la mortalità dei bovini in stalla, evidenziando che la riduzione dei livelli di benessere degli animali sia una condizione peggiorativa per le forme patologiche già presenti in stalla; in tal caso diviene necessario un adeguato sistema di raffrescamento. I supporti tecnici da installare per garantire la ventilazione estiva possono essere di diversa tipologia: i ventilatori elicoidali verticali, che distribuiscono un flusso di aria continuo, e gli elicotteri, grandi ventilatori a pale ad asse, che sviluppano portate elevate d’aria a bassa velocità. In stalla è fondamentale la formazione dei gruppi, che devono essere costituiti da animali dello stesso peso, età e sesso, con un numero di capi per gruppo tra 50-70 individui, che rappresenta il limite individuato per il mutuo riconoscimento individuale (Fraser and Broom, 1990) e che rappresenta quindi una soglia utile ad evitare l’aumento di comportamenti conflittuali a seguito dell’instabilità delle gerarchie sociali.

    La somministrazione degli alimenti deve essere garantita contemporaneamente a tutti gli animali, al fine di ridurre la competizione alla mangiatoia, in modo da ottenere benefici diretti sulle performance produttive; inoltre l’alimentazione è strettamente consigliata ad libitum. Ogni tipologia di mutilazione, quali decornazione, castrazione e taglio della coda dovrebbero essere evitati, e lasciati ad esclusivo appannaggio di un intervento terapeutico, ad opera del veterinario e con somministrazione di anestetici locali, al momento dell’intervento, e analgesici sistemici per due giorni successivi all’intervento. Accanto ad indicazioni meramente tecniche da applicare in stalla, la valutazione complessiva del benessere degli animali dovrà anche comprendere l’esito di analisi di laboratorio da fare su campioni ematici, strumento utile nella valutazione delle condizioni sanitarie e metaboliche. Interessante potrebbe essere anche l’utilizzo di specifiche analisi ematiche, come lo studio del profilo immunitario in termini di esame emocromocitometrico, test di blastizzazione linfocitaria, dosaggio del lisozima sierico, dosaggio della battericidia sierica, dosaggio del complemento emolitico, dosaggio dell’aptoglobina (Amadori e Archetti, 2002). Da queste breve panoramica si evince che la valutazione del benessere del bovino da carne comprende una complessa rete di aspetti interconnessi, che l’allevatore deve iniziare a guardare con una visione d’insieme e soprattutto dinamica, la cui applicazione potrà portare vantaggi in termini economici ed etici.

    Maria Giovanna Ciliberti e Mariangela Caroprese 31-07-2017 Tag: bovinicarneallevamentozootecnia
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