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  • Crescita popolazione e cambiamento climatico: il futuro è l'acquacoltura negli oceani aperti?

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    Acquacoltura

    Allevare i pesci nell’oceano potrebbe aiutare a soddisfare il fabbisogno proteico della popolazione mondiale in crescita, nonostante la presenza di cambiamenti climatici. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B dagli scienziati dell’Università di Princeton (Usa), secondo cui il riscaldamento delle acque della zone costiere spingerà molti pesci a spostarsi verso latitudini più elevate, dove potrebbero trovare condizioni più adatte alla crescita, ma anche climi notevolmente più caldi. Gli esperti hanno rilevato che l'acquacoltura in mare aperto potrebbe consentire la sopravvivenza di queste specie, perché tra le tecniche di adattamento comprende anche l'allevamento selettivo.

    “L'acquacoltura negli oceani aperti è un settore ancora giovane e prevalentemente non regolamentato, non necessariamente ecologico - osserva James R. Watson, che ha coordinato l’indagine -. Ma l'acquacoltura rappresenta anche il comparto alimentare che cresce più velocemente in tutto il mondo. Un passo importante prima di avviare un’impresa in questo campo è quello di valutare se queste operazioni avranno successo in condizioni di riscaldamento. In generale, tutte e tre le specie che abbiamo esaminato, che vivono in condizioni termiche diverse, risponderebbero favorevolmente al cambiamento climatico”.

    Per valutare la possibile portata dell'acquacoltura, i ricercatori hanno esaminato tre specie di pesce: il salmone dell’Atlantico (Salmo salar), che cresce più velocemente nelle acque sub-polari e temperate; l’orata (Sparus aurata), che si trova nelle acque temperate e subtropicali; e il cobia o Black Kingfish (Rachycentron canadum), che vive nelle acque subtropicali e tropicali. Hanno quindi verificato cosa farebbero questi pesci in caso di riscaldamento delle acque. L’analisi ha dimostrato che l’acquacoltura negli oceani permetterebbe a tutte e tre le specie di sopravvivere nel caso in cui dovessero abbandonare il loro habitat naturale a causa del cambiamento climatico. Di conseguenza, l’allevamento in mare aperto permetterebbe anche di ottenere pesci a sufficienza per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale.

    “Abbiamo scoperto che tutte e tre le specie si allontanerebbero sempre più dai tropici, che secondo molti modelli dovrebbero surriscaldarsi più di altre regioni - spiega Dane Klinger, primo autore dello studio -. La produzione del salmone dell’Atlantico, per esempio, potrebbe crescere bene nelle latitudini più elevate, e sebbene il tasso di crescita potrebbe presentare qualche ritardo, le tecniche di adattamento possono compensare queste difficoltà. Inoltre, nella maggior parte delle aree in cui queste specie vengono attualmente allevate, i tassi di crescita dovrebbero aumentare in concomitanza con la crescita delle temperature”.

    red. 12-10-2017 Tag: acquacolturapescicambiamenti climaticifabbisogno alimentare
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