• Livello di riempimento e tempi di miscelazione del carro trincia-miscelatore: fattori chiave per l’omogeneità della razione della bovina da latte

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    I fattori che incidono sulla qualità della miscelata

    Il sistema di alimentazione unifeed nella bovina da latte è stato introdotto con l’intento di migliorare e garantire un corretto e sincrono apporto di nutrienti alle popolazioni microbiche del rumine, di ottimizzare le funzioni ruminali ed aumentare l’efficienza di utilizzazione dei nutrienti stessi. Questa tecnica di somministrazione degli alimenti ha ben presto sostituito, nella maggior parte dei casi, le classiche forme di alimentazione in cui i foraggi e i concentrati venivano distribuiti in tempi separati. In un contesto nel quale le razioni per le bovine da latte sono caratterizzate da un elevato contenuto di concentrati e carboidrati facilmente fermentescibili atti a supportare elevate produzioni, l’unifeed rappresenta un vantaggio anche in termini di salute dell’animale. L’assunzione del foraggio contestualmente ai concentrati stimola infatti la produzione di saliva, tamponando il pH ruminale e riducendo in questo modo il rischio di insorgenza di acidosi. Allo stesso tempo anche la digeribilità delle diverse componenti della dieta viene ottimizzata e le escrezioni fecali, in particolar modo quella azotata, limitate.

    L’adozione della tecnica unifeed ha favorito nel corso degli anni lo sviluppo di diverse tipologie di carri trincia-miscelatori, con tecnologie e soluzioni meccaniche differenti, impiegati quotidianamente nelle aziende da latte.

    Sebbene gli accorgimenti tecnici per ottimizzare il funzionamento e l’efficienza di un carro trincia-miscelatore siano in continua evoluzione, in alcuni casi gli apporti nutrizionali della razione unifeed preparata potrebbero non corrispondere perfettamente alla dieta formulata dai nutrizionisti. Concettualmente possono infatti essere riconosciute quattro razioni: 

    1) quella “teorica”, vale a dire la dieta formulata dal nutrizionista,

    2) quella caricata nel carro miscelatore

    3) quella scaricata in mangiatoia, ossia la risultante della miscelazione degli alimenti caricati nella tramoggia dall’operatore e infine

    4) quella assunta effettivamente dagli animali. 

    Le ragioni di tali differenze possono essere imputabili da un lato all’errore umano durante la preparazione del carro e dall’altro alle possibili modificazioni delle materie prime. È quest’ultimo il caso in cui si riscontrino variazioni nel tasso di umidità degli alimenti, soprattutto a carico di insilati e foraggi a basso tenore di sostanza secca: è infatti provato come, ad esempio, l’insilato di mais possa andare incontro ad una variazione sia positiva che negativa del contenuto di acqua su base giornaliera (Sova et al., 2014).

    Le variazioni del contenuto di acqua nella dieta possono influenzare negativamente l’apporto di nutrienti nella razione, che viene formulata dall’alimentarista sulla base della sostanza secca (SS), ma che viene poi di fatto preparata e distribuita sulla base del suo peso per kg di tal quale. Questo significa che, a parità di peso tal quale, l’apporto di nutrienti varierà in funzione del tenore di umidità dell’alimento, portando al rischio di sovralimentare o sottoalimentare gli animali, con possibili ripercussioni non solo sulla produzione e sulla qualità del latte (McBeth et al., 2013), ma anche sullo stato di salute delle bovine

    Tuttavia, in aggiunta alle variazioni del contenuto di sostanza secca degli alimenti utilizzati, altri fattori che possono condizionare l’efficacia della dieta somministrata sono il bilanciamento tra le sue componenti, ovvero il rapporto tra proteine, lipidi e carboidrati, e la composizione granulometrica della razione (Khan et al., 2014). Foraggi macinati troppo finemente (<1,18 mm) lasciano velocemente il rumine non stimolando l’attività di ruminazione, mentre l’utilizzo di foraggi con una buona struttura fisica permette la formazione di un materasso ruminale, capace di rallentare il transito dei sottoprodotti ricchi in fibra e migliorandone la digeribilità.

    In tal senso l’omogeneità della razione unifeed, intesa come il suo grado di miscelazione, e la relativa composizione granulometrica sono di fondamentale importanza, in quanto la composizione della razione, dal punto di vista fisico ha un effetto ben definito sulla stimolazione dell’azione ruminale (Yang et al., 2007) e sull’intensità stessa delle fermentazioni (Zebeli et al., 2011). 

    Questi due fattori, ovvero omogeneità e composizione granulometrica, dipendono dall’efficienza del carro trincia-miscelatore che, tuttavia, può essere limitata dal livello di riempimento dello stesso e dai tempi di trinciatura e di miscelazione delle materie prime utilizzate (Buckmaster et al., 2009). Tempi di miscelazione troppo brevi non permettono un rimescolamento completo della massa, ma, di contro, tempi eccessivi portano a una progressiva riduzione delle frazioni più grossolane della miscelata, che possono quindi risultare insufficienti a garantire una corretta attività ruminale. La scelta del tempo di miscelazione deve quindi garantire la stimolazione dell’attività ruminale, minimizzando però la selezione operata dagli animali in mangiatoia.

      

    L’evidenza dell’importanza del livello di carico e dei tempi di miscelazione

    In un recente studio (Agazzi et al., 2016; Tangorra et al., 2016) sono state valutate le variazioni nella composizione della dieta somministrata a bovine da latte in funzione di diversi livelli di carico del carro trincia-miscelatore e differenti tempi di miscelazione. Per la prova è stato utilizzato un carro semovente di tipo verticale a doppia cloclea con un livello di carico massimo nominale pari a 21m3. La razione impiegata (54.3% di sostanza secca, 12.8%s.s. di proteine grezze, 2.6%s.s. di lipidi grezzi e 35.1%s.s. di fibra neutro detersa) comprendeva insilato di mais, farina di mais, fieno di erba medica, fieno polifita. A seguito dell’adozione di un disegno sperimentale composito centrale (CCD) che tenesse conto del livello di riempimento del carro trincia-miscelatore (100%, 70% o 40% del carico massimo nominale), del tempo di trinciatura (4, 5 o 6 min.), del tempo di miscelazione (4, 5 o 6 minuti), i campioni di miscelata raccolti hanno mostrato come non ci siano differenze significative sull’omogeneità della razione quando si tengano in considerazione diversi tempi di trinciatura. Al contrario, il minore coefficiente di variazione è stato ottenuto con un livello di carico pari al 70% di quello massimo nominale e dei tempi di miscelazione compresi tra i 5 e 6 minuti.

    In particolare il livello di carico del carro trinciamiscelatore ha influito sul coefficiente di variazione relativamente al contenuto di proteine e fibra neutrodetersa della razione, mentre diversi tempi di miscelazione hanno prodotto significative differenze in termini di contenuto di sostanza secca della razione della dieta. I medesimi risultati sono stati confermati anche dall’analisi delle componenti principali, che ha mostrato un maggior livello di corrispondenza tra la razione formulata e la razione somministrata alle bovine con il 70% del carico massimo nominale del carro trincia-miscelatore, adottando tempi di trinciatura e miscelazione di 5 minuti.

     

    In quale direzione vanno gli sviluppi futuri

    L’analisi degli aspetti precedentemente citati rientra nell’ambito della zootecnia di precisione (Precision Livestock Farming, PLF) in cui nuove tecnologie e/o tecnologie adottate da tempo e consolidate vengono affinate e migliorate per rendere il controllo dei parametri produttivi il più efficace e preciso possibile. La finalità della PLF è quella di migliorare tutti gli aspetti positivi di un ciclo produttivo, a partire dalla diminuzione degli sprechi, passando per la salute animale e l’incremento dell’efficienza delle produzioni, sino all’aumento del reddito dell’allevatore e della sostenibilità del ciclo produttivo (Van Empel et al., 2016). 

    L’approccio PLF, in questo specifico caso parliamo di Precision Livestock Feeding, prevede implicitamente un’applicazione sempre maggiore della tecnologia nell’ambito zootecnico. Gli stessi carri trincia-miscelatori, sotto questa spinta evolutiva, sono oggi progettati nell’ottica di una sempre più complessa meccanizzazione ed automazione.

    Uno dei primi interventi tecnologici in questa direzione è stato l’implementazione di sistemi di pesatura a livello di tramoggia con la finalità di assicurare il corretto carico delle singole materie prime. Attualmente stanno invece assumendo maggiore importanza i sistemi sensoristici. Un contributo importante in questo campo arriva dalla spettroscopia NIR (Near Infra Red), già affermata da tempo nell’industria alimentale come metodo di analisi quali- e quantitativa in grado di consentire l’analisi di molti campioni in tempi ridotti, sostituendo le tecniche chimiche convenzionali, dispendiose in termini di tempi ed economici. Tale tecnica si basa sul fenomeno dell’assorbimento delle radiazioni elettromagnetiche e il segnale analitico che viene restituito dal sensore è funzione dell’interazione tra il campione e la radiazione incidente. L’applicazione di questa tecnologia sui carri trincia-miscelatori è già stata sperimentata da alcune aziende (Dinamica Generale) posizionando il sensore sul braccio di carico dei carri, con lo scopo di rilevare l’umidità delle singole materie prime. Come già ricordato in precedenza, questo fornisce la possibilità di correggere i kg di tal quale di ciascun alimento da caricare, riducendo dunque il rischio di squilibri nutrizionali e, conseguentemente, di sovra- o sottoalimentazione. 

    In questo contesto si inserisce il progetto P.L.U.S. (Precision Livestock Unifeed System), progetto finanziato da Regione Lombardia, che vede la collaborazione tra dell’Università di Milano (dipartimento VESPA) e due aziende presenti sul territorio (Sgariboldi e PTM Srl) per lo sviluppo di un carro trincia-miscelatore completamente automatizzato. La finalità di questo progetto è quella di valutare i vantaggi in termini di produzione, salute degli animali e guadagno economico per l’allevatore, derivati dall’applicazione di differenti sistemi sensoristici su un carro semovente convenzionale. I sistemi montati avranno come obiettivo la rilevazione dell’umidità delle materie prime, l’ottimizzazione dei tempi di miscelata e la valutazione dell’omogeneità della razione scaricata. 

    Foto: © Pavel Losevsky - Fotolia

    Agazzi Alessandro, Vera Perricone, Costa Annamaria, Savoini Giovanni, Massimo Lazzari, Tangorra Francesco 12-12-2017 Tag: mangimibenessere animalebovini da lattematerie primemiscelazione
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