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Carni suine, criticità e prospettive della filiera: pubblicato il report Ismea

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Rilanciare la competitività della filiera suinicola partendo dai dati. Ne parla l’Ismea nel suo ultimo report sul settore. Una fotografia precisa che, a fronte alle debolezze strutturali accentuate con il diffondersi dell’emergenza Covid-19, prova a fornire possibili strategie per rilanciare la competitività dell’intera filiera attraverso gli strumenti della PAC e nella prospettiva della prossima programmazione post-2020.

Il settore suinicolo rappresenta uno dei segmenti principali dell’agroalimentare italiano sia per la produzione di animali vivi che per l’indotto relativo all’industria di trasformazione. Gli allevamenti suinicoli generano, infatti, un valore di oltre 3 miliardi di euro a prezzi correnti, pari al 5,7% del valore complessivamente realizzato dall’agricoltura nazionale e quasi il 20% di quello realizzato dall’intera zootecnia, e l’industria dei salumi realizza un fatturato di oltre 8 miliardi di euro con un’incidenza del 5,6% su quello del settore alimentare nazionale.

L’analisi, che si inserisce nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale 2019-2020 sulla tematica “Competitività e filiere”, parte dalla considerazione di due aspetti: la specializzazione produttiva della filiera suinicola nazionale, incentrata sul suino pesante destinato al circuito dei prosciutti DOP e salumi, che per problemi di mancato equilibrio tra domanda e offerta fa fatica a generare e mantenere un’adeguata valorizzazione sia della fase agricola che di quella della trasformazione; le tendenze della domanda in atto negli ultimi anni, confermate in questa emergenza sanitaria, con una divaricazione sempre più ampia del mercato tra il prodotto per il consumo domestico e quello per la ristorazione. Riguardo a questo secondo aspetto, la GDO resta il canale di sbocco prevalente sia per la carne fresca che per i salumi, ma il consumatore richiede sempre più contenuto di servizio e facilità d’uso, come testimoniato dalla crescita degli acquisti di pre-affettati in vaschetta proprio nel pieno dell’emergenza Covid.

Per quanto riguarda la carne fresca, è molto forte la concorrenza di prezzo del prodotto di provenienza estera che, considerando la situazione economica generale del Paese, potrebbe diventare un driver di scelta fondamentale nel breve-medio periodo. La ristorazione, invece, per quanto riguarda i salumi è prevalentemente orientata all’acquisto di prodotto intero non porzionato, mentre per le carni fresche trovano spazio anche prodotti gourmand e tagli di razze pregiate o autoctone, non sempre disponibili.

Vi sono poi altri trend da tenere presenti. Sebbene la tendenza sia quella di una contrazione dei consumi domestici, l’affermarsi di nuovi stili di vita del consumatore sta evidenziando alcuni fattori su cui focalizzare l’attenzione delle aziende in un più ampio quadro strategico di filiera: sapore, resa in cottura, tagli gourmet per le carni, italianità e tracciabilità, attenzione al contenuto di grasso, certificazioni di qualità/benessere animale/ambientale.

Quali sono le strategie da adottare secondo il report Ismea

Il report cerca di individuare le prospettive di mercato e le strategie che potrebbero essere messe in atto da parte della filiera per rilanciarne la competitività. Da sottolineare l’importanza della strategia Farm to Fork della Commissione Europea, che promuove metodi sostenibili di produrre e di consumare il cibo, che condizionerà le scelte politiche degli Stati membri. In questo contesto le produzioni zootecniche vengono prese in considerazione in relazione all’emissione di gas serra durante la fase produttiva, ma anche per promuovere un regime alimentare più sano e sostenibile tra i cittadini dell’Unione. La strategia consiglia un uso moderato di carne rosse e dei suoi derivati.

Tra le leve da considerare per aumentare la competitività del settore vi sono, da un lato, innovazione (di processo, di prodotto e organizzativa), maggiore sostenibilità ambientale della filiera con particolare riferimento alla fase dell’allevamento, definizione di strumenti efficaci di valorizzazione della qualità dei prodotti nazionali, sia carni fresche che salumi, anche senza indicazione geografica; dall’altro lato la necessità di garantire un’equa ripartizione del valore lungo la catena di approvvigionamento per assicurare una sostenibilità anche economica di tutte le fasi della filiera.

Foto: Pixabay