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Dalle Organizzazioni di Produttori alla sostenibilità ambientale. Ecco le strategie per il rilancio delle carni suine

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Un forte coordinamento dei produttori, ma anche sostenibilità ambientale, rispetto della biodiversità e gestione del rischio. Il rilancio della filiera suinicola, secondo il report di Ismea 2020, ha una ricetta dai molti ingredienti. In primo luogo, viene indicato un forte rafforzamento delle forme organizzative tra gli allevatori, mediante lo sviluppo ulteriore delle Organizzazioni di Produttori (OP). Attraverso il coordinamento – anche interregionale – sarà quindi necessario uniformare le norme per la costituzione di nuove OP, sia con riferimento alle dimensioni minime che con riferimento alle modalità operative. La creazione e il rafforzamento delle OP è già contemplato con la PAC attuale, tuttavia sembrerebbe mancare un adeguato sistema incentivante, sia diretto che indiretto.

Un secondo strumento operativo efficace potrebbe essere l’adozione di modalità premiali per gli allevatori che siano soci di OP per il sostegno degli investimenti nel settore (nell’ambito delle risorse dello sviluppo rurale). I due strumenti di sostegno (incentivi e premialità), integrandosi opportunamente, potrebbero dare un contributo decisivo alla crescita dell’organizzazione della filiera, come pure della sua capacità competitiva. Lo sviluppo delle OP potrebbe, poi, favorire anche il passaggio organizzativo successivo, cioè quello della creazione di una vera e propria Organizzazione Interprofessionale (OI) nazionale per la filiera, in grado di comprendere e coordinare le diverse fasi, dall’allevamento alla stagionatura dei salumi DOP, con capacità di interlocuzione anche con le fasi a monte minus; dalla genetica alla mangimistica minus;, e a valle fino alla GDO e all’Horeca. In genere, in Italia queste forme organizzative sono molto poco diffuse, nonostante la carenza organizzativa rappresenti una forte criticità della maggior parte delle filiere agroalimentari, compresa quella suinicola.

In particolare, un elemento decisivo, sia per la sopravvivenza ma ancor più per lo sviluppo della filiera suinicola nazionale, può essere identificato nella valorizzazione di una rinforzata sostenibilità ambientale delle diverse fasi, unita ad una maggiore attenzione al benessere animale. Trasformare questi due vincoli in opportunità di differenziazione produttiva e valorizzazione a livello di filiera nazionale rappresenterebbe la sfida maggiore. Per realizzare ciò, tuttavia, è necessario uno sforzo considerevole per le strutture produttive, soprattutto in termini di nuovi investimenti, sia strutturali che tecnologici.

Da considerare, inoltre, l’esistenza di allevamenti estensivi di razze autoctone, che proprio per il ridotto numero di animali e per l’esiguità delle performance produttive e non trovano un’adeguata collocazione nella GDO. Queste realtà, che generalmente operano in aree disagiate anche dal punto di vista territoriale, contribuiscono al mantenimento di un patrimonio genetico antico e di una biodiversità zootecnica. E’ necessario promuovere lo sviluppo e l’adozione di strumenti di gestione del rischio. Attraverso lo sviluppo di forme organizzative tra allevatori sarà possibile utilizzare, ad esempio, strumenti di stabilizzazione dei redditi, attualmente in fase di avvio in altri comparti, e i fondi di mutualizzazione. Serviranno inoltre nuove modalità di intervento più rapide ed efficaci per la gestione di improvvise crisi di mercato, che, come visto anche negli ultimi mesi, possono essere generate da eventi imprevisti e imprevedibili. A questo proposito, il report sottolinea come lo strumento introdotto in Italia per l’integrazione dei ricavi degli allevatori a fronte del crollo dei prezzi dei suini determinati dalla prima ondata della pandemia, si è rivelato efficace, relativamente semplice e flessibile. Meccanismi di integrazione di prezzo erano tradizionalmente previsti nella politica agricola USA, ma lo strumento introdotto in Italia la scorsa estate (con i 20 euro per capo macellato nel periodo compreso tra il 1 deg; maggio e il 30 giugno), con la sua applicazione post evento imprevisto, la possibilità di delimitarne temporalmente l’applicazione e con la sua flessibilità per le diverse tipologie di prodotto, si è rivelato essere uno strumento atto a diventare più strutturale e ‘più europeo’.

Infine, per facilitare la diversificazione produttiva della filiera, l’indagine suggerisce l’adozione di strumenti per la valorizzazione delle carni suine fresche e di quelle destinate a percorsi diversi dai prodotti DOP, come ad esempio il Sistema di Qualità Nazionale (SQN), e utilizzare risorse anche pubbliche al fine di realizzare efficaci campagne promozionali e di comunicazione. Si è evidenziato, infatti, che il consumatore è sempre più spesso influenzato da messaggi mediatici negativi. Mettere in luce non solo le caratteristiche nutrizionali e gastronomiche delle carni, ma anche le caratteristiche di sicurezza, salubrità e sostenibilità in tutte le fasi della filiera, diventa l’unica risposta vincente.

Foto: Pixabay