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Agro-alimentare e zootecnia, ripartire con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

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Il Sistema Italia è pronto a ripartire. Nei prossimi mesi il Governo presenterà il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un ‘libro bianco’ per riscrivere il futuro del Paese dopo lo sconvolgimento economico e sociale dovuto alla pandemia. L’Italia potrà, e dovrà, ripartire dai suoi asset fondamentali e tra questi non può non ricoprire un ruolo di primo piano il settore agro-alimentare-zootecnico. Le risorse dell’Unione Europea, che andranno a finanziare il nostro Recovery Plan, dovranno però essere sfruttate con lungimiranza, nel tentativo di risolvere le criticità e le storture che ormai da troppo tempo affliggono il comparto, dal rilancio dei consumi alla distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera alla dipendenza dall’estero nell’approvvigionamento di materie prime, un problema, quest’ultimo, che riguarda da vicino anche la nostra industria mangimistica.

Il 2021 si è aperto sulla scia dell’anno precedente con il perdurare della tendenza rialzista dei prezzi di cereali e farine proteiche vegetali, un fenomeno che mette ancora una volta in luce il problema delle forniture di materie prime agricole. Nei cinque mesi a cavallo fra 2020 e 2021 (dal 20 ottobre al 20 febbraio) si sono registrati aumenti consistenti delle quotazioni sia per il mais (circa il 25%) che la farina di soia (che ha sfiorato quasi il 50% in più). L’Indice dei prezzi dei cereali della Fao di gennaio ha registrato il settimo aumento mensile consecutivo, fotografando le alterazioni dei mercati internazionali di queste commodities. Un quadro condizionato dalle incertezze sui raccolti dell’emisfero nord, cui si si aggiunge un forte aumento della domanda proveniente dalla Cina che – dopo la falcidia degli allevamenti suini dovuta alla PSA – sta ricostituendo le scorte e reimmettendo animali nelle stalle con una conseguente forte ripresa dei consumi e pertanto degli acquisti sul mercato mondiale. Una situazione che non favorisce Paesi deficitari che sono costretti a importare per garantire un livello adeguato di input per le proprie produzioni interne.

L’Italia è tra questi, con l’effetto immediato di un aggravio sui produttori e il rischio che a farne le spese siano, infine, i consumatori. I primi hanno già sofferto nel corso del 2020. È vero che l’export agroalimentare ha sostanzialmente tenuto, così come la spesa domestica, ma è pur vero che il settore agro-alimentare-zootecnico ha visto arretrare i consumi sia interni che all’estero di oltre il 30% per via della chiusura del canale Horeca.

Per mettere al riparo l’Italia dalle tensioni sul mercato globale è dunque necessario irrobustire la produzione interna. Gli operatori della filiera da tempo denunciano le fragilità del sistema, emerse con ancora più nettezza nei mesi dell’emergenza sanitaria. È giunto il momento di intervenire, con investimenti che rafforzino la posizione dell’Italia in Europa e sul palcoscenico internazionale. In questa direzione la politica ha oggi un ruolo fondamentale nell’adottare le misure necessarie con cui favorire il potenziamento delle produzioni agro-zootecniche e dei servizi alle aziende alimentari con cui valorizzare e promuovere, con ancora più determinazione, il Made in Italy agroalimentare sui mercati interni e internazionali. Ed in questo senso è auspicabile e necessario che la filiera venga coinvolta per il rilancio di questo settore strategico per l’economia nazionale.

Nel lungo periodo l’occasione rappresentata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per incrementare produttività e competitività del settore primario, è senza precedenti. Il Recovery Plan dà alla politica l’opportunità di certificare il ruolo centrale dell’agricoltura, della zootecnia e dell’industria alimentare nel Sistema Paese, ma non solo. È anche l’opportunità di orientare con formazione, digitale e riforme la sua evoluzione verso un nuovo contesto produttivo sempre più green e più sostenibile.

L’agro-zootecnia è parte integrante della storia e della tradizione economica, alimentare, sociale e ambientale dell’Italia, è presidio del 40% del territorio rurale della Penisola e rappresenta una risorsa imprescindibile alla transizione verde che l’Italia e l’Unione europea hanno in mente per i prossimi trent’anni sul fronte della lotta al cambiamento climatico, della promozione della sostenibilità e del contrasto al degrado e all’abbandono dei territori.

L’agroalimentare italiano vale 530 miliardi di euro, più del 15% del Pil, ed è una bandiera dell’italianità fuori dai confini nazionali. Il PNRR rappresenta un’occasione unica per garantire quegli investimenti e quelle riforme strutturali necessarie a sanare le debolezze storiche di un settore strategico del nostro Sistema Paese.

Foto: Pixabay

Marcello Veronesi