Home Pronto Non è certo la zootecnia la responsabile del riscaldamento globale

Non è certo la zootecnia la responsabile del riscaldamento globale

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Due ricercatori statunitensi, R.R. White (Department of Animal and Poultry Science, Blacksburg, Virginia) e M.B. Hall (US Dairy Forage Research Center, Madison, Wisconsin) hanno condotto un interessante studio tramite modelli matematici simulando le conseguenze, sulla dieta umana e sull’emissione di gas serra (GHG) negli Stati Uniti d’America, dell’eventuale eliminazione completa dell’allevamento animale negli Usa stessi (https://www.pnas.org/content/pnas/114/48/E10301.full.pdf).

Qualche dato USA di partenza

Gli Usa hanno attualmente una popolazione di circa 330 milioni di abitanti, 158 milioni di ettari coltivati e 168 milioni di ettari non coltivabili (prati e pascoli). Il comparto zootecnico:

– impiega 1,6 milioni di persone;

– contribuisce annualmente all’export per circa 32 miliardi di dollari (pari al 22% dell’export agricolo totale);

– ricicla oltre 43 milioni di ton. di alimenti non edibili dall’uomo e di sottoprodotti fibrosi convertendoli in cibo per l’uomo, alimenti per gli animali da compagnia, prodotti industriali e in 4 milioni di ton. di fertilizzanti azotati;

– mette a disposizione alimenti per l’uomo che attualmente forniscono mediamente il 24% dell’energia, il 48% della proteina, dal 23 al 100% degli acidi grassi essenziali e dal 34 al 67% degli amminoacidi essenziali della dieta;

– contribuisce per il 49% delle emissioni agricole di GHG, pari a loro volta al 9% delle emissioni totali di GHG in Usa (ma per altre fonti la zootecnia incide solo per il 3% del totale di GHG negli Usa).

Nutrienti per l’uomo e alimenti di origine animale

Alcuni nutrienti essenziali della dieta umana, mediamente, in Usa provengono in buona parte o in toto da alimenti di origine animale: lisina (67%), metionina (58%), isoleucina (55%), treonina e valina (53%), istidina (51%), acido arachidonico (97%), ac. grassi omega;3 EPA e DHA (100%), calcio (76%), vit. A (68%), vit D (99%), colina (51%), riboflavina (65%), vit. B12 (100%).

Variazione del cibo disponibile in Usa senza zootecnia

La figura 1 mostra la ripartizione percentuale dei cibi disponibili negli Usa allo stato attuale (con zootecnia) e in un ipotetico scenario senza zootecnia. Nello scenario senza zootecnia la produzione totale di alimenti per l’uomo aumenta del 23%, con riflessi benefici per l’export di alimenti base come i cereali verso Paesi in via di sviluppo e cronicamente non autosufficienti a tal riguardo, ma con forti squilibri nella dieta media Usa dove, per compensare l’assenza di alimenti di origine animale, aumenterebbe enormemente la produzione di cereali (del triplo) e di legumi (di circa 10 volte). Ciò però non basterebbe a compensare i gravi squilibri nutrizionali delle diete vegane

Valori medi giornalieri:

– cibo tal quale ingerito = 1492 g

– sostanza secca ingerita = 448 g

– costo = $ 4,00

– impronta del carbonio (GHG) = 3,29 kg CO2 eq

– carenze: Ca, vit. D, colina

Valori medi giornalieri:

– cibo tal quale ingerito = 1746 g

– sostanza secca ingerita = 631 g

– costo = $ 2,81

– impronta del carbonio (GHG) = 1,43 kg CO2 eq

– carenze: vit. D, vit. E, vit. K, colina

Valori medi giornalieri:

– cibo tal quale ingerito = 1457 g

– sostanza secca ingerita = 1153 g

– costo = $ 2,05

– impronta del carbonio (GHG) = 0,95 kg CO2 eq

– carenze: Ca, vit. A, vit. D, vit. E, vit. B12, vit. K, colina, EPA+DHA, ac. arachid.

Una dieta vegana, a fronte di un minor costo e una minor emissione di gas serra, comporterebbe quindi gravi deficienze nutrizionali, oltre al fatto di dover aumentare molto l’ingestione di sostanza secca (quasi il doppio!) e un eccesso di energia da amido che aumenterebbe i problemi di obesità, già molto diffusi negli Usa e pericolosamente in aumento anche in Europa e nel nostro Paese. Gli alimenti di origine animale si confermano quindi l’integrazione ideale di una dieta a base vegetale, come avviene da sempre nella Dieta mediterranea.

Emissioni di gas serra senza zootecnia

La figura 3 (vedi Fig. 5 sotto) illustra le emissioni di CO2 eq, in milioni di tonnellate annue, negli Usa attuali (con la zootecnia) e nell’ipotetico scenario senza zootecnia. Eliminando ogni forma di allevamento zootecnico si ha una riduzione globale di emissioni di GHG non del 49% (contributo attuale della zootecnia alle GHG di origine agro-zootecnica in Usa), ma ‘solo’ del 28%. Questo perché in uno scenario senza zootecnia aumentano le emissioni di GHG dovute

– alle aumentate coltivazioni di prodotti vegetali per umana e per bioenergia;

– alla maggiore produzione di fertilizzanti chimici per rimpiazzare i reflui zootecnici;

– allo smaltimento di sottoprodotti non più riciclati dagli animali.

In pratica, dal 9% di partenza del contributo del comparto agricolo/zootecnico alle emissioni totali di GHG in Usa, eliminando completamente la zootecnia si passa al 6,5%: 2,5 punti percentuali in meno, una riduzione davvero modesta che non sposta quasi di nulla l’entità del problema.

In conclusione

Se la zootecnia venisse completamente eliminata negli Usa e tutti gli abitanti degli Usa diventassero vegani, si avrebbe solo una riduzione del 2,5% dei gas a effetto serra, a fronte di gravi problemi nutrizionali per la popolazione, per la carenza di molti nutrienti essenziali per l’uomo e non presenti, o non sufficientemente presenti, negli alimenti di origine vegetale. Si conferma quindi che non è tanto la zootecnia la causa del riscaldamento globale del nostro pianeta, quanto altre attività antropiche (uso di energia da combustibili fossili, trasporti, industria, ecc.). L’attività agricola (assieme alle foreste che però non danno cibo) è l’unica che sequestra carbonio dall’atmosfera e l’allevamento animale fa parte integrante di tale sistema agricolo. Più che imputata, quindi, l’agricoltura/zootecnia è vittima del riscaldamento globale in atto!

Per visionare le figure si rimanda alla versione digitale dell’articolo della rivista Mangimi&Alimenti a questo link (pag. 19)

Foto: Pixabay

G. Matteo Crovetto – Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali Università degli Studi di Milano – Componente CSI Assalzoo