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I pericoli di un Green Deal senza una politica commerciale nella lettera di COPA-COGECA all’Ue

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Passare dalla parole ai fatti. E’ quanto chiede all’Unione Europea la COPA-COGECA, attraverso una lettera aperta firmata dal presidente di Cogeca Ramòn Armengol, affinchè venga tutelato il settore agricolo. Le due organizzazioni agricole riunite pongono l’accento sulla necessaria sinergia tra il Green Deal e la politica commerciale dell’Ue. ‘Per ricorrere a una metafora, proprio come quando si corre, è essenziale essere coordinati, avere i medesimi ritmo e determinazione perché qualsiasi incongruenza porterebbe a una caduta’ si legge nella lettera. ‘Ci sono da temere numerose incoerenze. Nonostante gli sforzi profusi nella recente comunicazione, non è chiaro il modo in cui il Green Deal contribuirà alle realtà commerciali e quale sarà il suo impatto in termini di prezzi di mercato, reddito agricolo e sufficienza alimentare. La Commissione è in grado di garantire che le importazioni da paesi terzi siano conformi, a livello di azienda agricola, a tutti i nostri standard di produzione? Possiamo aspettarci che gli agricoltori di Paesi terzi escludano il 10% dei terreni agricoli dalla produzione, come viene richiesto agli agricoltori europei all’interno del Green Deal? La risposta è no, perché ciò non sarebbe conforme ai nostri impegni internazionali o alle linee guida dell’OMC’.

Per COPA-COGECA gli obiettivi del Green Deal europeo devono essere riflessi all’interno della politica commerciale dell’Ue e il Green Deal deve tenere conto delle realtà commerciali. Prosegue la lettera: ‘Non dimentichiamo che i posti di lavoro legati alle attività della catena agroalimentare sono 44 milioni, dei quali circa 6 milioni sono direttamente connessi alle esportazioni. Ogni esportazione da un miliardo di euro si traduce nella creazione di 16.000 posti di lavoro nell’UE. Le esportazioni agroalimentari rappresentano circa un terzo della bilancia commerciale netta totale dell’Ue. In un mondo post-COVID, il nostro commercio deve essere basato su regole equilibrate, eque e trasparenti per evitare una distorsione della concorrenza. Il modo migliore per garantire questo approccio è attraverso gli accordi commerciali multilaterali’. E ancora: ‘Sosteniamo nuovi concetti relativi alle discipline commerciali internazionali, ad esempio, in merito al meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, all’ambiente e a un organo di conciliazione efficiente. Dovremmo trovare un accordo con i nostri alleati sulla sicurezza alimentare, la sostenibilità o il clima e, in particolare, sul modo di integrare l’accordo di Parigi sul clima nel sistema commerciale con chiari meccanismi di attuazione’.

Inoltre, gli agricoltori ricordano come il settore in Europa si sia impegnato da tempo nei confronti di clima e ambiente. ‘Siamo e saremo i primi ad essere colpiti dal cambiamento climatico’, si ricorda ancora nella lettera. ‘Tuttavia, nel momento in cui dovremo trasformare i desideri in azione, abbiamo bisogno della capacità per realizzare i necessari investimenti. Uno dei principali rischi che il nostro settore agricolo dovrà affrontare come effetto collaterale del Green Deal europeo è il dumping da Paesi che volontariamente o involontariamente si muoveranno più lentamente nell’adozione di un’agricoltura più verde. Ciò potrebbe tradursi nella rilocalizzazione della nostra agricoltura in altre parti del mondo con standard inferiori e compromettere la nostra sufficienza alimentare’.

Il rischio per gli agricoltori europei, secondo COPA-COGECA è di rimanere schiacciati tra due muri. ‘Da un lato, il Green Deal europeo chiederà ulteriori investimenti sulla sostenibilità per aumentare i nostri standard, mentre dall’altro, l’accesso cumulativo, derivante da oltre 60 accordi commerciali, al nostro mercato da parte di produttori di Paesi terzi che non sempre devono soddisfare le stesse norme produttive continuerà ad abbassare i prezzi. Sul breve termine, la questione principale risiede secondo me in ciò che la Commissione europea chiama candidamente l”ampia rete di accordi commerciali bilaterali’. ( hellip;) L’impatto cumulativo eserciterà un’enorme pressione sugli agricoltori europei che ridurranno in modo considerevole la loro capacità di investire sulle nostre risorse naturali, minando gli obiettivi del Green Deal’, scrive Armengol.

Infine, l’unione degli agricoltori si sofferma sul trattato commerciale Ue-Mercosur. Si legge in conclusione: ‘Questo accordo, alla base, potrebbe creare una situazione di concorrenza inaccettabile per parti della comunità agricola dell’Ue e il Green Deal europeo rende questo divario ancora più profondo. Se l’Unione europea procederà con il Green Deal senza garantire la salvaguardia della nostra produzione agricola e competitività, verranno messe in dubbio le fondamenta dei nostri attuali accordi commerciali. Ecco perché abbiamo bisogno di una valutazione d’impatto comprensiva del Green Deal e delle relative normative, senza la quale navighiamo completamente alla cieca. Se non identifichiamo in anticipo gli angoli ciechi, mineremo tutti i nostri sforzi volti ad attuare con successo il Green Deal europeo e a proteggere il modello europeo di agricoltura. Da decenni, la società civile spinge i responsabili delle politiche europee a realizzare una valutazione d’impatto comprensiva delle principali politiche dell’Ue. Perché il Green Deal dovrebbe esserne esonerato considerato quanto è a rischio?’.

Foto: Pixabay