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Agroalimentare, un anno di Covid: aumenta la spesa domestica. Boom di carni e salumi

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Tempo di bilanci a un anno dall’avvio dell’emergenza Covid-19 in Italia anche per il settore agroalimentare. Sebbene le sue imprese abbiano continuato a lavorare in quanto fornitrici di servizi essenziali, le ripercussioni delle misure restrittive non sono mancate. Il contraccolpo più grave è rappresentato dalla chiusura e dalle limitazioni al canale Horeca, che ha interessato tutte le filiere del settore, seppur non nella stessa misura. In calo anche l’export, che ha comunque chiuso il 2020 con il segno positivo, mentre la spesa domestica ha guadagnato ampio terreno. È quanto comunica Ismea nel suo ultimo report, il quarto, dedicato alle conseguenze della pandemia nel settore agroalimentare. 

Bene il saldo commerciale

La pandemia si è abbattuta sul settore primario in un momento molto florido per l’export agroalimentare. Il 2020 si era aperto sull’onda lunga dell’incremento delle spedizioni all’estero registrato l’anno precedente, ma con lo shock pandemico l’effetto complessivo è stato di una contrazione. Si è passati, infatti dal +7% del 2019 al +1,7% del 2020, sempre su base annua. A ogni modo, anche grazie al calo delle importazioni, soprattutto di cereali e prodotti ittici, il saldo commerciale ha fatto segnato un miglioramento: il surplus ha superato i 3 miliardi di euro.

Questo rallentamento dell’export è correlato al calo della produzione dell’industria alimentare, reduce da anni di crescita. Tra gennaio e novembre 2020 – sottolinea Ismea – si è registrata una flessione dell’1,9% anno su anno su cui ha pesato la carenza di materie prime nazionali da trasformare. La produzione agricola è stata condizionata dalle restrizioni previste per contenere i contagi mentre per i servizi la riduzione è derivata dal ridimensionamento delle attività di trasformazione di materie prime agricole, anche collegata al calo della domanda di quei prodotti consumati soprattutto nella ristorazione.

Vola l’e-commerce

Gli acquisti sono stati fortemente influenzati dalle misure anti-contagio. Quelli fuori casa sono crollati del 42% quelli domestici, invece, sono aumentati del 7,4% compensando per alcune filiere le perdite del primo canale. La crescita della spesa domestica è la più alta dell’ultimo decennio, addirittura a marzo ci sono stati picchi del +20%. L’andamento è andato di pari passo con le restrizioni: quando sono state allentate, nei mesi estivi, le vendite sono leggermente calate, ma con la seconda ondata sono nuovamente aumentate. Se per i prodotti confezionati l’aumento è stato superiore alla media (+8%), anche per i freschi si sono registrati valori positivi: +5,9%. 

In generale l’aumento della spesa ha riguardato tutti i comparti, ma particolarmente bene sono andati i prodotti delle filiere zootecniche, soprattutto carne, latte e derivati e salumi. Sotto la media, invece, i prodotti ittici. In relazione ai canali di vendita, i supermercati si sono confermati la principale fonte di approvvigionamento: +9,4% l’aumento delle vendite. In crescita anche i negozi di vicinato (+19%), i discount (+9,5%) ma soprattutto l’e-commerce (+117%).

In crescita spesa di formaggi freschi e duri

Soprattutto nei primi mesi del lockdown le uova sono state grandi protagoniste con incrementi di spesa addirittura del 42% tra marzo e aprile. Per tutto lo scorso anno l’incremento è stato del 15%. Sopra la media anche la carne: +9,8% rispetto al 2019. Un anno partito al rallentatore ma grazie alla tendenza dei consumatori a sostituire i pasti fuori casa con quelli in casa, il settore ha mostrato segnali molto incoraggianti. I salumi hanno consolidato la tendenza del 2019 (+1,4%) con un buon incremento anche nello scorso anno: +8,3%. Molto bene pre-affettati e porzionati disponibili nel banco frigo, mentre hanno tenuto le vendite al banco servito.

Stesso incremento per i prodotti lattiero-caseari trascinati soprattutto dagli acquisti di formaggi (+9,7%), in particolare freschi e duri (rispettivamente +12,8% e +8,5%) con una variazione più contenuta per il latte (+3,9%). Sotto la media, infine, il pesce che comunque chiude a +6,7% solo grazie a un’importante ripresa nella fase finale del 2020 per via dell’indisponibilità di prodotto fresco in diversi periodi dell’anno (per motivi logistici e per la maggiore richiesta dei ristoranti in estate). A dicembre, però, la spesa per i prodotti di pesca e acquacoltura è stata la più dinamica tra tutti i comparti. 

Foto: Pixabay