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Giornata tecnica sul frumento duro

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Il 26 settembre 2014, presso la sede del C.R.A. – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali (QCE) di Roma, si è svolta l’VIII “Giornata Tecnica sul Frumento Duro” che, come già per le precedenti edizioni, ha visto la partecipazione di numerosi operatori interessati ai diversi segmenti della filiera (sementieri, rappresentanti delle associazioni del mondo agricolo e di quello della trasformazione, rappresentanti regionali, etc.), nonché di ricercatori e di rappresentanti delle istituzioni (MiPAAF e CRA). La giornata vuole rappresentare la continuazione degli incontri annuali sui risultati della rete nazionale di confronto tra varietà di frumento duro avviati alla fine degli anni ’70 dall’allora Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, ampliando la presentazione dei risultati alle molteplici attività di sperimentazione sul frumento duro condotte annualmente dall’attuale C.R.A.-QCE. In particolare, i relatori hanno presentato i risultati ottenuti nella stagione 2013-14 relativamente alla rete nazionale di confronto varietale in coltura convenzionale, al monitoraggio della presenza di micotossine nella granella, al monitoraggio qualitativo delle produzioni aziendali, alla qualità delle produzioni rilevata presso i centri di stoccaggio, alla valutazione delle varietà in coltura biologica, al monitoraggio delle principali malattie fungine, alla sperimentazione sul monococco.

Nell’ambito della rete di confronto tra varietà di frumento duro, giunta quest’anno al 41° anno di attività e realizzata in 40 località della penisola, sono state provate 20 varietà in tutti gli areali (nord, versante adriatico, versante tirrenico, sud, Sicilia, Sardegna) ed altre 10 solo in alcuni di essi. I risultati della performance agronomico-qualitativa del frumento duro nell’annata agraria 2013-14 sono stati marcatamente influenzati dalle particolari condizioni climatiche sostanzialmente simili nei diversi areali:

elevata piovosità, sia in termini di quantità di pioggia caduta che come numero di giorni piovosi, in particolare nel periodo invernale e nelle fasi finali del ciclo (anche 400-500 mm in più della norma);

repentino innalzamento della temperatura ad inizio giugno soprattutto negli areali centro-meridionali per poi ritornare nella norma;

ripresa delle precipitazioni dopo la prima decade di giugno, spesso a carattere temporalesco.

In particolare incrementi di resa sono stati rilevati al sud Italia (+1%), in Sardegna (+6%), nel Nord (+9%) e in Sicilia (+18%); gli areali dell’Italia Centrale, che hanno risentito in misura maggiore delle condizioni metereologiche, hanno registrato invece un decremento produttivo, rispettivamente -15 e -18% per il versante tirrenico e adriatico .Per quanto riguarda le caratteristiche merceologiche della granella, il peso ettolitrico è risultato inferiore alle medie poliennali in tutti gli areali ad esclusione del Nord con decrementi compresi tra il 7% sul versante adriatico e l’1% in Sardegna. Il contenuto proteico della granella è stato su livelli medi e in rapporto al poliennio precedente leggermente aumentato solo in Sicilia, mentre la diminuzione maggiore è stata riscontrata nel centro-adriatico. Buona la performance produttiva e qualitativa di alcune varietà di recente costituzione introdotte nella rete.

Sono stati presentati i risultati oltre che in agricoltura convenzionale anche in biologico.

Il monitoraggio qualitativo è stato effettuato non solo a livello di campi sperimentali, ma anche a livello di produzioni aziendali di frumento duro. Questa attività è stata avviata nel 1997-98 nell’ambito del progetto SIC; nella stagione 2013-14 sono stati acquisiti 453 campioni aziendali di frumento duro in 10 Regioni, ciascuno corredato da una scheda agronomica contenente l’indicazione dell’azienda, della varietà impiegata, delle date di semina e di raccolta e le principali notizie sulla tecnica colturale adottata. Le varietà maggiormente rappresentate nel complesso dei campioni monitorati sono state Saragolla e Iride seguite da Simeto e Claudio I dati qualitativi medi, riferiti alle 10 Regioni considerate, confermano un livello di peso ettolitrico più basso di quanto riscontrato negli anni precedenti e un tenore proteico della granella alquanto contenuto (12.2% su s.s.). Il ricambio varietale appare lento ma regolare e significativo.

Sono stati presentati inoltre i dati relativi alle caratteristiche qualitative del frumento duro conferito presso i centri di stoccaggio facenti parte della rete che il CRA-QCE coordina dal 1998 e potenziati nell’ambito del piano cerealicolo nazionale finanziato dal MiPAAF con diversi obiettivi, rivolti al miglioramento qualitativo della produzione cerealicola nazionale. Nel raccolto 2014 su 7111 partite analizzate è stata riscontrata una flessione nella resa produttiva e nel peso ettolitrico ed un contenuto proteico senza significative variazioni rispetto allo scorso anno, ma un decremento del 5% rispetto alla media storica 2000-2013

La rete dello stoccaggio differenziato ha confermato comunque di rispondere bene agli obiettivi prefissati consentendo la valutazione immediata e rapida delle caratteristiche qualitative e igienico-sanitarie della granella al momento del conferimento ai centri di stoccaggio e l’eventuale isolamento di lotti “critici” per gli aspetti igienico-sanitari, dando così agli operatori un diverso potere contrattuale i cui riflessi possono essere vantaggiosi per tutte le componenti della filiera. Altro importante aspetto affrontato nella giornata è stato il Monitoraggio della contaminazione da DON e T2 nel frumento duro.

I risultati analitici presentati, relativi a campioni provenienti dalla Rete nazionale di confronto varietale (418 per il DON e 121 per T2+HT2), sono stati ottenuti utilizzando test immunoenzimatici (ELISA) precedentemente validati con metodiche di riferimento HPLC. Sui campioni analizzati, i livelli di contaminazione da DON non hanno destato preoccupazioni particolari e molto limitata è stata la percentuale di campioni con valori superiori al limite massimo fissato dall’UE (1750 ppb), localizzati comunque al Nord e in alcuni micro areali dell’Italia centrale, mentre Sud e isole confermano una sostanziale sanità delle produzioni di frumento duro. Per quanto riguarda le tossine T2+HT2 un’alta percentuale di campioni analizzati si colloca sotto la soglia di 25 ppb e solo pochi suprano il limite di 100. La diffusione di tali tossine sembra comunque scarsa al nord, presente in alcuni areali del centro e del sud e al momento del tutto assente nelle isole; i dati pluriennali finora acquisiti, relativi ai campi della Rete analizzati, indicano aree di maggiore diffusione tendenzialmente diverse per i due tipi di micotossina (DON e T2+HT2).

Il monitoraggio delle malattie fungine del frumento duro, condotto annualmente con l’obiettivo di valutare l’incidenza e la diffusione delle principali malattie (oidio, ruggine gialla, ruggine bruna, complesso della septoriosi), nonché l’ identificazione e l’analisi dei diversi patogeni (studiando la loro evoluzione e il loro spettro di virulenza) e lo screening del comportamento delle varietà di frumento duro coltivate, in particolare ha messo in evidenza il problema della ruggune gialla per l’annata appena trascorsa, il cui agente causale è la Puccinia striiformis . Recentemente la ruggine gialla è stata definita il nuovo possibile “cereal killer”, poiché il riscaldamento globale del pianeta sembra aver determinato la selezione di nuovi patotipi molto aggressivi, in grado di adattarsi a temperature relativamente più elevate. I risultati dell’indagine effettuata nelle prove in coltura convenzionale e biologica hanno permesso di individuare, nei confronti delle quattro fitopatie considerate, varietà più o meno resistenti o suscettibili . I lavori hanno proseguito con una presentazione relativa a semina su sodo e ritardata, ricorso a fungicidi: alternative colturali per un clima che cambia nell’ambito della quale sono stati illustrati punti di forza o di debolezza di alcune pratiche colturali, nonché l’idoneità delle stesse in funzione di diverse condizioni ambientali. La giornata è stata conclusa da una comunicazione in cui sono stati illustrati i risultati di ricerche e sperimentazioni svolte sul grano monococco.

Il monococco (Triticum monococcum ssp monococcum) è un frumento diploide (2n=2x=14) a cariosside vestita; introdotto in coltura circa 10000 anni fa nel Vicino Oriente ed è una delle specie che hanno fondato l’agricoltura. L’arrivo dei frumenti poliploidi tenero e duro, più produttivi e di facile trebbiatura, ne ha ridotto drasticamente l’importanza e attualmente è coltivato solo in aree remote su piccole superfici in Italia, Germania, Francia, Turchia, Grecia e Penisola balcanica. Adattabile ai più diversi ambienti di coltura, è particolarmente indicato per un’agricoltura a basso impatto ambientale, in quanto naturalmente resistente a stress e patogeni vari. Vi è di conseguenza un’attenzione crescente alla sua possibile reintroduzione in coltura anche per alimentazione umana e sono in corso piani di miglioramento genetico tesi alla costituzione di varietà migliorate dal punto di vista agronomico (varietà precoci e a cariosside nuda).

Il rinnovato interesse per questa coltura è soprattutto legato alla crescente sensibilità dell’opinione pubblica per le caratteristiche dietetico-nutrizionali degli alimenti ed è giustificato dall’ottima composizione della sua farina: il contenuto proteico, in media 15-18%, superiore a tutti gli altri cereali coltivati; l’elevato contenuto in carotenoidi, precursori della vitamina A ed antiossidanti naturali, che è circa 5 volte quello del frumento tenero; l’ottima disponibilità di tocoli (vitamina E), che è circa 50% maggiore rispetto a frumento duro e tenero; il contenuto in lipidi (circa 50% in più rispetto al frumento tenero testimone), caratterizzati da una elevata composizione in acidi grassi insaturi; l’alta percentuale in ceneri e l’elevato contenuto in minerali (particolarmente interessanti sono zinco, ferro e fosforo ); un contenuto in fruttani circa 50-70% maggiore del frumento tenero. Fra le caratteristiche peculiari di questo cereale, vi è inoltre una migliore tollerabilità alimentare che ne prospettano un possibile utilizzo in soggetti con ridotta tolleranza al glutine del frumento. La Giornata Tecnica Frumento Duro, forse unica nel panorama nazionale per ampiezza dei temi affrontati, quantità e qualità delle informazioni fornite tempestivamente, ha fatto registrare ancora una volta un grande interesse da parte dei diversi operatori della filiera presenti, consentendo un’approfondita discussione oltre che sui singoli argomenti trattati anche sulle problematiche attuali del comparto cerealicolo.

Foto: Pixabay

Maria Grazia D’Egidio – Consiglio per la ricerca e sperimentazione in Agricoltura – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali – Roma