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Frumento duro, giù la domanda industriale di granella e l’esportazione di pasta

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Nei primi mesi dell’anno in corso si è ridotto l’import di granella di grano duro in ragione del calo della domanda industriale che è stata meno sostenuta a causa della flessione delle esportazioni di pasta di semola. Risultano di segno negativo anche gli acquisti domestici di pasta di semola nei primi sei mesi del 2021. Sul fronte dell’offerta, non è ancora ben definito il quadro produttivo internazionale e italiano. Le indicazioni attualmente disponibili prefigurano, tuttavia, un incremento dei prezzi della materia prima nel medio periodo a causa di una possibile riduzione della disponibilità, soprattutto di materia prima internazionale. A renderlo noto è il nuovo report di Ismea.

I prezzi di frumento duro e granella

Nel 2020 i raccolti mondiali di frumento duro sono risultati in lieve aumento rispetto all’anno precedente, attestandosi a 33,8 milioni di tonnellate (+1,2%). La domanda mondiale, invece, ha registrato un calo annuo del 2,2% mantenendosi comunque su livelli superiori all’offerta pari a 34,3 milioni di tonnellate. Tali dinamiche hanno determinato una flessione delle scorte finali (-5,8% sul 2019).

Il mercato del frumento duro ha mostrato una significativa rivalutazione dei listini all’origine: nella campagna 2020/21 il prezzo del frumento duro “fino” ha raggiunto in media 295,49 euro/t a Bologna (+10,6% sulla precedente annata), 295,33 euro/t a Milano (+10,4%)e 296,94 euro/t a Foggia (+4,5%); è aumentato anche il prezzo del frumento duro non comunitario che ha raggiunto 299,86 euro/t (+4,7%). Laumento dei prezzi della granella è stato influenzato anche dal costante aumento dei costi di trasporto che si è registrato in maniera molto marcata a partire dall’inizio dell’anno in corso.

È da rilevare che nel 2020 il differenziale tra il prezzo medio del frumento duro canadese e quello nazionale si è ridotto a 16 euro/t, contro valori superiori almeno di 40 euro/t degli anni precedenti. Inoltre, per la prima volta, a fine giugno 2020, i prezzi sotto trebbia del frumento duro fino italiano sono risultati più elevati di circa 4 euro/t rispetto al frumento non comunitario dimostrando uno sganciamento dalle quotazioni internazionali. Questa osservazione è effetto della norma sull’etichettatura e della conseguente crescita produttiva della pasta 100% made in Italy e della spinta alla sottoscrizione dei contratti di coltivazione (DM Mipaaf Fondo Grano Duro) che obbliga all’uso della semente certificata.

La produzione di frumento duro

Le indicazioni più aggiornate dell’IGC2 circa la produzione mondiale di frumento duro nel 2021, ancora del tutto provvisorie, evidenziano un calo annuo (-2,1% a 33,1 milioni di tonnellate). Questo esito produttivo è influenzato in gran parte dai raccolti del Nord America, fortemente penalizzati dalla persistente siccità che si sta verificando in quei territori. In particolare, per il Canada si stima una contrazione dell’offerta del 27%, scendendo a 4,8 milioni di tonnellate, corrispondente al livello più basso degli ultimi otto anni. In flessione risultano anche i raccolti degli USA che risulterebbero quasi dimezzati  (-46% sul 2020) scendendo a 1 milione di tonnellate, probabilmente il  livello più basso di sempre.

Al contrario, i raccolti della UE dovrebbero aumentare dell’8,4% su base annua attestandosi a 7,8 milioni di tonnellate, livelli comunque più bassi rispetto a quelli medi dell’ultimo decennio pari a 8,3 milioni di tonnellate. In assenza di dati ufficiali sui risultati produttivi del frumento duro a livello nazionale nel 2021, una valutazione può essere effettuata considerando le intenzioni di semina prodotte dall’Istat che evidenziano un incremento delle superfici destinate a frumento duro del 5,6% rispetto agli 1,21 milioni di ettari dell’anno precedente.

La produzione di frumento duro in Italia

Le ultime previsioni produttive del frumento duro in Italia indicano un lieve incremento delle rese che dovrebbero attestarsi a 3,25 t/ha contro le 3,21 t/ha del 2020 (+1,3%). In tal modo i quantitativi raccolti potrebbero raggiungere 4,1 milioni di tonnellate (+6,9% sul 2020). Tale scenario trova riscontro anche in un’indagine condotta dall’Ismea presso interlocutori privilegiati, i quali hanno confermato l’incremento delle superfici a coltura per effetto dell’aumento dei prezzi della granella.

Più nel dettaglio, la dinamica positiva potrebbe concretizzarsi in un +5% in Sicilia, + 8/10% in Puglia, stabile nelle Marche e raggiungere un +30% in Emilia Romagna (che però rappresenta solo il 4% delle superfici totali nel 2020). Per quanto riguarda le rese, vengono segnalati risultati produttivi piuttosto deludenti nei principali areali produttivi di Puglia e Basilicata.

Nel mese di luglio, che segna l’avvio della campagna di commercializzazione 2021/22, il mercato non ha ancora una tendenza ben definita. Le quotazioni a disposizione sono ancora poche e quelle presenti riguardano quantitativi limitati di prodotto. Tuttavia, le prime quotazioni di luglio del prodotto estero non comunitario evidenziano una significativa rivalutazione (+18,9% su base congiunturale) raggiungendo un valore medio nazionale pari a 372,14 euro/t a luglio, in ragione del calo dei raccolti prospettato per il Nord America. 

Anche il prodotto nazionale si è rivalutato, sia a Bologna (327,40 euro/t, +10,6% su giugno) sia a Milano (326,75 euro/t, +10,4%) che a Foggia (330,50 euro/t, +11,1%). La recente dinamica del mercato evidenzia come i prezzi si stiano avvicinando sugli stessi livelli record registrati durante la precedente fiammata del mercato nel 2008.

Il prezzo delle semole di frumento duro

Il prezzo all’ingrosso delle semole di frumento duro mostra il medesimo andamento della materia prima in ragione della forte incidenza del prezzo della granella su quello della semola. Infatti, anche per le semole di frumento duro si è registrato un incremento annuo del prezzo nella campagna 2020/21 sia a Bologna (+5,0%) sia a Milano (+5,3%). Analoga la tendenza congiunturale osservata a luglio 2021, sia a Bologna (439,10 euro/t, +5,3% su giugno) che Milano (445,50 euro/t, +3,5% su giugno).

Nei primi quattro mesi del corrente anno si è registrata la riduzione dei volumi importati (-23,4%) cui è corrisposto un incremento molto più contenuto (+6,1%) dei prezzi medi all’import. Sempre nei primi mesi dell’anno risultano in forte incremento le esportazioni di frumento duro grazie alle richieste molto consistenti provenienti soprattutto da Tunisia e Algeria, pur rimanendo su volumi complessivi del tutto marginali.

Import e export

I principali  paesi fornitori si confermano Canada, Stati Uniti e Francia che da soli hanno soddisfatto, nel 2020, più del 75% delle richieste nazionali. La forte crescita delle importazioni da Canada e USA durante lo scorso anno è da ricondurre alla maggiore disponibilità di prodotto grazie agli abbondanti raccolti.

Il surplus commerciale della pasta di semola è ulteriormente migliorato nel 2020 superando 2,1 miliardi di euro (+19,4% sul 2019) grazie soprattutto all’aumento dei volumi esportati (+15,3%) ma anche alla rivalutazione dei prezzi medi all’export (+3,5%). Al contrario, il dato cumulato gennaio-aprile 2021 ha mostrato un andamento tendenziale in flessione, con una riduzione del surplus del 13,7% a circa 642 milioni di euro a causa della contrazione dei volumi inviati oltre confine, scesi a 642 mila tonnellate (-18,7%). I Paesi di destinazione della pasta di semola coinvolgono in larga misura la Ue, che assorbe più del 60% delle spedizioni complessive, mentre tra i Paesi terzi emergono Stati Uniti e Giappone.

I consumi

Nel primo semestre del corrente anno le vendite di pasta di semola hanno mostrato un consistente calo tendenziale in volume (-10,7%) e in valore (-8,7%) e un aumento del prezzo medio unitario (+2,3%). Uno stimolo consistente al consumo di pasta di semola secca perviene dalla pasta 100% italiana che nel 2020 ha mostrato un aumento delle vendite del 3,8% in volume mentre l’incremento della spesa è stato più consistente (+12,4%) grazie all’aumento del prezzo unitario al consumo dell’8,2%.

Il consumatore italiano negli ultimi anni sta mostrando un crescente interesse nei confronti di questo prodotto così come l’industria nazionale sta utilizzando sempre più l’etichetta d’origine per il riposizionamento della propria produzione; infatti, il peso detenuto dalla pasta 100% italiana sui  consumi totali di pasta di semola secca è costantemente aumentato: da una quota del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha raggiunto il 38% in volume e il 41% in valore nei primi sei mesi del 2021.

Nei primi sei mesi dell’anno, tuttavia, anche i consumi della pasta 100% italiana sono risultati in flessione tendenziale, sia sul fronte della spesa (-6,1%) che dei volumi (-8%). Anche se rappresentano una quota marginale delle vendite presso la GDO dei derivati del frumento duro (il 3% circa in volume e valore), le semole di frumento duro hanno mostrato una dinamica annua decisamente importante, in conseguenza della corsa allo stoccaggio domestico che si era verificata soprattutto durante le prime settimane del lockdown; al contrario, nel primo semestre del corrente anno i consumi domestici sono risultati in netta flessione.

Prospettive nel breve periodo

Per concludere, dalle evidenze emerse finora, il quadro produttivo mondiale del frumento duro si prospetta in flessione nel 2021, in ragione del sensibile calo dell’offerta in Canada e USA determinato dalla forte siccità che ha colpito quei territori; invece, i raccolti comunitari sono stimati in aumento. Sulla base di tali osservazioni, si prefigura un disallineamento tra domanda e offerta determinato del calo produttivo del Nord America, con conseguente riduzione dell’export, e dalla maggiore domanda di granella attesa da parte di alcuni Paesi importatori quali ad esempio Algeria e  Turchia per i quali i raccolti dovrebbero ridursi. Il fenomeno potrebbe essere mitigato dall’andamento positivo dei raccolti comunitari e nazionali che consentirebbero di limitare la pressione sulla domanda mondiale.

La tendenza rialzista del mercato, osservata durante la scorsa campagna di commercializzazione, potrebbe quindi molto verosimilmente proseguire nel breve periodo, prefigurando vistosi aumenti dei prezzi; è infatti da sottolineare che i prezzi all’origine del mese di luglio 2021 si stanno avvicinando a quelli record registrati nel 2008. In tale contesto, la preoccupazione dell’industria italiana di trasformazione del frumento duro è rivolta alla possibile interruzione degli approvvigionamenti nel caso in cui si dovesse realmente registrare una rarefazione dell’offerta mondiale così consistente. Paradossalmente, la flessione della domanda dei prodotti trasformati al consumo e all’export che si prospetta per l’intero anno, potrebbe limitare lo squilibrio tra offerta di materia prima e domanda industriale.

Foto: Pixabay