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Carne ovicaprina, aumenta la produzione in Ue ma i margini di profitto si assottigliano

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carne ovicaprina

L’aumento dei prezzi dell’energia sta risucchiando i margini di profitto del settore agroalimentare europeo. L’allarme arriva dal report Ismea “UE: previsioni a breve termine per il mercato delle carne ovicaprina in ambito europeo”.

L’aumento dei prezzi dell’energia e la variante Delta del Covid-19, soprattutto in Asia, stanno avendo un impatto sulle catene di approvvigionamento in tutto il mondo. Il settore agroalimentare dell’UE deve far fronte all’impennata dei prezzi delle materie prime, in particolare a causa della ripresa delle economie dell’UE, degli Stati Uniti e della Cina.

I prezzi dell’energia, in particolare del gas naturale in Europa, stanno toccando nuovi massimi. Così, nonostante i prezzi dei prodotti di origine animale – manzo, pollame e latticini – siano ancora relativamente buoni, i margini rischiano di essere schiacciati dall’aumento dei costi dei mangimi e dei prodotti energetici.

Prezzi in rialzo per le carne ovicaprina

Il mercato della carne ovina dell’UE deve far fronte a forti carenze di approvvigionamento globale e interno (produzione dell’UE +1,3%), che porta a prezzi relativamente alti. Le esportazioni dalla Nuova Zelanda vengono in parte reindirizzate verso l’Asia, affrontando allo stesso tempo costi di spedizione più elevati. L’attuale situazione commerciale tra l’UE e il Regno Unito continua ad aggiungere pressioni al ribasso su esportazioni e importazioni.

La produzione di carne ovicaprina dell’UE è aumentata del 2,2% nel primo semestre 2021. I principali contributi a questa situazione provengono da Grecia (+9,9%, nonostante il calo degli ovini), Spagna (+4,7%), Francia (+4,3%) e Romania (+3%). La produzione in Irlanda è invece bassa, principalmente a causa dell’anticipazione della macellazione alla fine dello scorso anno, in vista di possibili attriti creati dal nuovo rapporto commerciale con il Regno Unito.

Sebbene la dimensione del gregge dell’UE sia rimasta relativamente stabile negli ultimi cinque anni, si sono verificati alcuni cambiamenti tra gli Stati membri. Ciò limita qualsiasi aumento sostanziale delle macellazioni totali nel 2021. Si prevede quindi che la produzione dell’UE cresca modestamente dell’1,3%.

Un calo delle importazioni, non compensato da una maggiore produzione interna, spiega perché i prezzi degli agnelli pesanti sono sostanzialmente più alti nel 2021 rispetto agli anni precedenti. La riapertura dei servizi di ristorazione nella seconda metà del 2021 potrebbe aumentare la domanda di carne ovina sul mercato dell’UE.

Costi logistici e domanda in Asia limitano le importazioni UE

Gli attriti nelle relazioni commerciali con il Regno Unito e la scarsa domanda da parte del Regno Unito hanno pesantemente influenzato le esportazioni di carne ovina dell’UE. Inoltre, gli attuali prezzi interni elevati e la carenza di approvvigionamento stanno mantenendo i prodotti all’interno dell’UE. Le esportazioni di carne ovina sono diminuite del 17% nel primo semestre 2021. I mercati di esportazione in Medio Oriente hanno mostrato evoluzioni contrastanti. Complessivamente, si prevede un calo del 12% delle esportazioni dell’UE entro la fine del 2021, seguito da una piccola ripresa nel 2022 (+5%).

Al contrario, le esportazioni di animali vivi hanno mostrato un aumento del 32% nel primo trimestre del 2021, ma sono diminuite dopo le festività religiose del -9% nel secondo trimestre. Molti meno animali sono stati spediti in Libia nel (-80% nel primo semestre), mentre le esportazioni sono aumentate in Giordania (+29%), Arabia Saudita (+44%) e Israele (+46%). Nel complesso, le esportazioni di animali vivi dovrebbero stabilizzarsi nel 2021 a causa della domanda sostenuta in Medio Oriente insieme a un’offerta interna limitata.

Foto: Pixabay