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Carni avicole, produzione in calo: -0,9%. Le cause nel report Ismea

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Situazione difficile per le carni avicole: si prevede che la produzione diminuirà dello 0,9% nel 2021. A rivelarlo è il nuovo report Ismea. Il settore agroalimentare dell’UE deve infatti far fronte all’impennata dei prezzi delle materie prime, in particolare a causa della ripresa delle economie dell’UE, degli Stati Uniti e della Cina. I prezzi dell’energia, in particolare del gas naturale in Europa, stanno toccando nuovi massimi.  Così, nonostante i prezzi dei prodotti di origine animale – manzo, pollame e latticini – siano ancora relativamente buoni, i margini rischiano di essere schiacciati dall’aumento dei costi dei mangimi e dei prodotti energetici.

La produzione di carni avicole

Il mercato delle carni avicole dell’UE sta attraversando una situazione difficile data dagli effetti dell’influenza aviaria soprattutto negli ultimi mesi, dalla riduzione della domanda dei servizi di ristorazione e dai costi elevati dei mangimi. Le esportazioni dell’UE risentiranno dei divieti relativi all’influenza aviaria, con un calo del 5% nel 2021.

In tale contesto, l’industria avicola dell’UE ha reagito attuando una strategia di produzione “limitata”. Di conseguenza, la produzione avicola dell’UE ha continuato a diminuire nel primo semestre 2021 (-4,7% rispetto allo stesso periodo del 2020), con riduzioni delle produzioni registrate in tutti i principali Paesi produttori (Paesi Bassi -17%, Polonia -8,6%, Spagna -5,7%, Francia -4,9%, Germania -3,4%).

Nel complesso, la produzione avicola dell’UE dovrebbe recuperare in parte nella seconda metà dell’anno, diminuendo solo dello 0,9% nel 2021 rispetto al 2020. Considerata la domanda dei servizi del foodservice tornata alla normalità e la continua diminuzione dei casi di influenza aviaria, la produzione potrebbe crescere nel 2022 dell’1% rispetto al 2021.

Il consumo di carni avicole nell’UE dovrebbe rimanere stabile nel 2021 e tornare a crescere moderatamente nel 2022 (+1,2% rispetto al 2021).

L’andamento di prezzi ed esportazioni

Per quanto riguarda i prezzi medi dei polli da carne, nell’UE hanno raggiunto il picco a metà giugno per poi diminuire seguendo la normale tendenza stagionale; a metà settembre, il prezzo medio si aggirava intorno ai 196 EUR/100 kg, ancora ben al di sopra della media 2016-2020.

Molti partner commerciali dell’UE hanno applicato, a livello nazionale o regionale, divieti relativi all’influenza aviaria che rischiano di ostacolare le esportazioni per il resto dell’anno. Tuttavia, la decisione del Regno Unito di rinviare l’attuazione dei controlli sanitari e fitosanitari alla frontiera al 1° luglio 2022 (invece del 1° ottobre 2021 come inizialmente previsto) dovrebbe confortare gli operatori che esportano nel Regno Unito.

Durante la prima metà del 2021, le esportazioni EU sono diminuite di 150 000 tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2019 (-13%). Le minori esportazioni verso le Filippine (-61%), il Regno Unito (-15%), Hong Kong (-68%) e verso il Sud Africa (-54%) – in totale -215 000 tonnellate – sono state solo parzialmente compensate dall’incremento delle esportazioni in Ghana (+26%) e Ucraina (+26%) pari a +38 000 tonnellate.

Le esportazioni dell’UE dovrebbero diminuire nel 2021 (-5% sul 2020) per poi stabilizzarsi nel 2022, a condizione che i divieti relativi all’influenza aviaria siano gradualmente revocati. Seguendo l’andamento delle attività del comparto del foodservice, le importazioni di carni avicole nell’UE sono diminuite del 13% durante la pima metà del 2021, riuscendo, successivamente, a recuperare solo gradualmente.

Foto: Pixabay