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Farm to Fork, l’europarlamentare Dorfmann: “Andiamo avanti puntando su ricerca, formazione e nuove tecnologie”

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Il Parlamento europeo ha approvato le sue raccomandazioni per la nuova strategia Farm to Fork, per alimenti più sani e sostenibili, per la sicurezza alimentare e un reddito equo per gli agricoltori. Obiettivi condivisi dal settore agroalimentare italiano, che tuttavia non nasconde la propria preoccupazione riguardo la sostenibilità economica della strategia e la tutela delle eccellenze made in Italy. A rispondere al comparto, attraverso le pagine di Mangimi&Alimenti, è l’eurodeputato Herbert Dorfmann, relatore in Commissione agricoltura del progetto di relazione sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura in Europa.

La strategia Farm to Fork è stata generalmente accolta con favore nei suoi obiettivi di sostenibilità, ma nel settore agroalimentare si temono ripercussioni su produzione e prezzi. In questi mesi sono state redatte diverse valutazioni d’impatto che hanno acceso un campanello d’allarme in questo senso. Un’agricoltura più sostenibile in sostanza produce di meno e a prezzi più alti. State prendendo in considerazione i risultati di queste ricerche? Come si potranno mitigare gli effetti negativi sulla filiera e sul consumatore? 

Sono a conoscenza di queste ricerche, che non devono però essere confuse con una vera valutazione d’impatto. La strategia Farm to Fork, come dice il nome, è una strategia, non una legge. Essa indica un percorso e degli obiettivi. Su alcuni di essi sono scettico. Come ho sottolineato nella mia relazione, potremo raggiungere certi target solo se si daranno agli agricoltori delle valide alternative. Il percorso verso un’agricoltura più sostenibile non è una novità. È una strada che il settore ha intrapreso da decenni e a cui la PAC ha dato e dà il suo contributo. Bisogna andare avanti in questa direzione, puntando su ricerca, formazione e nuove tecnologie. L’intensificazione sostenibile – cioè produrre in maniera intensiva ma anche sostenibile – fa parte di questa equazione.  

Tra le raccomandazioni approvate dal Parlamento europeo per la nuova strategia Farm to Fork figura il “contrasto al consumo eccessivo di carne e di alimenti altamente trasformati ricchi di sale, zuccheri e grassi, anche fissando livelli massimi di assunzione”. Non teme ripercussioni sui prodotti strategici per l’economia italiana come formaggi, prosciutti e salumi Dop e Igp? 

Il consumo di carne in Europa è indubbiamente alto e questo non coincide esattamente con una dieta equilibrata. In tal senso, nella mia relazione sulla Farm to Fork, non viene in nessun modo condannata un’alimentazione a base di carne, ma si punta piuttosto il dito contro il consumo eccessivo. Se analizziamo questa tendenza più nel dettaglio, vediamo subito che i grandi consumi non riguardano i prodotti Dop e Igp, ma carni con un prezzo al ribasso, soprattutto quella di pollo. Per questo, non è una contraddizione opporsi a un consumo eccessivo di carne e sostenere al contempo che c’è una cultura enogastronomica, in Italia e in Europa, che va conservata e rafforzata. Questa include ovviamente anche prosciutti e salumi Dop e Igp.  

Nelle sue dichiarazioni post voto ha fatto riferimento all’innovazione come strumento chiave per una sostenibilità ambientale “sostenibile” per il settore. Quali sono secondo lei le innovazioni che faranno la differenza? 

Un futuro “sostenibile” non consiste in un ritorno al passato, ma in un balzo in avanti dal punto di vista della tecnologia e della ricerca. Questo riguarda gli sviluppi in materia di agricoltura di precisione, l’uso della tecnica satellitare, dell’intelligenza artificiale e anche il ricorso al miglioramento genetico, con le new breeding techniques. Va impiegata tutta la gamma di innovazioni possibili. È fondamentale investire in questi settori e perciò abbiamo duplicato il budget a disposizione della ricerca in agricoltura. Inoltre, le innovazioni devono essere rese applicabili, vanno portate nelle aziende. Qui è estremamente importante che ci sia un ricambio generazionale, affinché i giovani possano guidare questa trasformazione. 

In Europa si sta consumando anche la “guerra delle etichette”, con l’etichetta a semaforo francese (NutriScore) contrapposta al NutrInform battery italiano. Entro il 2022 l’Europa dovrà approvare un sistema di etichettatura fronte-pacco armonizzata e obbligatoria per aiutare i consumatori a fare scelte alimentari salutari, in linea con quanto indicato nella strategia Farm to Fork. L’Italia riuscirà a far valere il suo modello? 

Su questo tema si attende una proposta di regolamento europeo per il 2023. Nel frattempo, il problema è che il Nutriscore è già un dato di fatto in Francia e Belgio. Nella mia relazione ho sottolineato che un’eventuale etichettatura fronte-pacco europea dovrà essere pubblica, poggiare su basi scientifiche, essere accessibile a tutte le aziende – grandi e piccole, di facile lettura, ma non semplicistica. Il Nutriscore è completamente l’opposto. È di proprietà privata, non è accessibile a tutti, ed è troppo schematico, al punto che risulta fuorviante. Se la Commissione formulerà una proposta coerente con le richieste del Parlamento europeo, questa non potrà sicuramente assomigliare al Nutriscore. 

di Anna Roma