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Il 2022 rischia di essere l’Annus horribilis della maiscoltura italiana

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La campagna 2021 ha avuto un bilancio negativo: come riportato dal Prof. Dario Frisio durante la Giornata del Mais, le rese medie sono diminuite, le superfici al minimo storico assoluto e la produzione nazionale in calo del 10%; questo è il nostro punto di partenza. Secondo i dati di intenzione di semina Istat, la superfice nazionale investita a mais nel 2022 fa registrare un calo del 5% rispetto all’anno precedente. Al momento attuale quindi la certezza è che anche nel 2022 l’Italia resterà sotto la fatidica soglia dei 600 mila ettari e nella prima decade di agosto, mentre si scrive questo articolo, le prospettive della campagna sono catastrofiche.

Le semine, partite con grande incertezza a causa dell’aumento dei costi di produzione, tra rincari energetici ed incrementi alle stelle per concimi e fertilizzanti, sono state effettuate tra la metà di marzo e la fine di aprile già in condizioni di persistente siccità. Il proseguo della campagna maidicola 2022 è caratterizzato da: clima torrido, deficit idrico con razionalizzazione o sospensione dell’acqua irrigua in molti areali; mais in asciutta con scarso sviluppo vegetativo e mancanza della spiga.

Le coltivazioni hanno subito una forte pressione di attacchi di fitofagi quali piralide e diabrotica. Le temperature più alte, soprattutto nelle ore notturne, hanno favorito la piralide del mais che danneggia i fusti ma soprattutto la spiga rendendola maggiormente soggetta all’attacco di Fusarium verticillioides, fungo responsabile della produzione di fumonisine. Complice la siccità e le temperature roventi si è assistito a una fortissima pressione di diabrotica: questo coleottero ha compromesso tantissimi campi di mais; le sete mangiate dall’insetto hanno ridotto fortemente la fecondazione delle cariossidi.

Nelle regioni italiane vocate alla coltivazione maidicola non piove ormai da quattro mesi di fila e senza l’apporto di adeguate precipitazioni, si prefigurano danni irreversibili alle coltivazioni. Nonostante la maturazione non sia ancora completa, in Lombardia e in Veneto, dove non si è potuto irrigare, si è deciso di anticipare di circa un mese la trinciatura delle piante destinate a diventare mangime o materia prima per il biogas. Il timore è che senz’acqua arrivassero a metà agosto troppo danneggiate per poter essere usate come foraggio.

Le condizioni climatiche descritte possono incidere fortemente sulla qualità sanitaria della granella in termini di contaminazione da micotossine. La Nota Informativa 13/2022diramata il 2 agosto da Aires (Associazione Italiana Raccoglitori Essiccatori Stoccatori di Cereali e Semi oleosi) e GLM (Gruppo di Lavoro Micotossine), ha riportato i risultati del monitoraggio condotto in collaborazione con l’Università di Padova, sulle popolazioni fungine maggiormente presenti sulle sete di mais. Dall’indagine effettuata su mais precoci/tardivi, irrigui/asciutta, stressati/vigorosi, coltivati nel sud del Veneto emerge che i funghi del genereFusarium sono scarsamente presenti e comunque a livelli molto bassi mentre è forte la presenza di Aspergillus, soprattutto nei cicli precoci e negli appezzamenti stressati che sono da considerarsi ad alto rischio di presenza aflatossine. I cicli medio tardivi irrigui, si trovano in fase di maturazione cerosa ma dal monitoraggio si rilevano presenze significative del fungo che, con le temperature attuali, può solo continuare a svilupparsi; quindi, anche per queste coltivazioni il rischio di contaminazione è molto elevato. La presenza dei funghi non è garanzia assoluta di contaminazione da aflatossine ma, data la situazione e viste le previsioni climatiche per i prossimi giorni, l’invito è di monitorare ulteriormente la presenza in campo dei funghi e mettere in atto le azioni che permettono di contenere tale rischio, tra le quali la raccolta anticipata del mais e l’analisi e la separazione delle partite raccolte.

A livello UE, gli analisti di Strategie Grains prevedono per l’Italia una diminuzione della resa del 18%, il dato più basso in tutta l’Europa. Un dato, anche questo, che subirà verosimilmente pesanti correzioni al ribasso, considerando l’eccezionale gravità della situazione climatica. I dati attualmente disponibili sui primi raccolti dei mais precoci indicano un calo dal 30 al 50%. Anche nel resto d’Europa il panorama non è roseo in particolare per la Francia che è alle prese con una delle peggiori siccità degli ultimi 50 anni.

Sebbene venga spontaneo paragonare questa campagna a quella del 2003 o del 2012, la gravità dell’attuale situazione non è neanche assimilabile. Innanzitutto, le elevate temperature erano iniziate più tardi rispetto a quest’anno dove abbiamo avuto una primavera secca e due mesi, quelli di maggio e giugno, senza piogge e con temperature roventi. Non dimentichiamo inoltre che veniamo da un inverno poco umido, con ridotte precipitazioni e temperature stagionali sopra la media, motivo per il quale le risorse idriche per le irrigazioni, soprattutto in Lombardia, sono ridotte quasi a zero. E come se tutto ciò non bastasse, all’orizzonte si profilano gli aumenti dei costi di essiccazione conseguenti ai rincari delle fonti energetiche.

Ringraziamenti

Un ringraziamento a tutti gli operatori della filiera che hanno fornito le informazioni raccolte, in particolare a: AIRES (Associazione Italiana Raccoglitori Essiccatori Stoccatori di Cereali e Semi oleosi) e AMI (Associazione Maiscoltori Italiani).

di Sabrina Locatelli CREA Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Bergamo / e-mail: sabrina.locatelli (at) crea.gov.it