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In Finlandia un nuovo modello di allevamento per abbattere le emissioni di metano

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carne bovina

La Finlandia ha più che dimezzato le emissioni di metano negli allevamenti di bovini da latte. È quanto emerge dallo studio “Inventario della produzione di metano tra il 1960 e il 2020 nel settore lattiero-caseario finlandese e gli scenari di mitigazione futuri”, recentemente pubblicato sulla rivista Agricultural and Food Science, che descrive il caso virtuoso del Paese nordico. La notizia è stata riportata sui canali dell’associazione delle filiere zootecnica europea, European Livestock Voice.

Negli ultimi 60 anni, la Finlandia ha ridotto del 57% per chilo di latte le emissioni totali e del 37% l’intensità del metano. Ciò è dovuto all’attenzione al benessere degli animali, alla composizione dei mangimi e alla gestione del letame. Le emissioni di metano nella produzione lattiero-casearia rappresentano circa il 2,5% delle emissioni totali di gas serra della Finlandia. Il metano di origine enterica emesso dalle mucche durante la digestione rappresenta circa la metà dell’impronta climatica della produzione di latte del Paese. Il ruolo dei ruminanti nel contribuire alle emissioni di gas serra è in discussione da molto tempo.

La ricerca sugli allevamenti finlandesi

I ricercatori hanno esaminato i fattori che influenzano le emissioni di questo gas per litro di latte: dal numero di animali, alla produzione di latte e la composizione della dieta. Lo studio ha anche discusso i potenziali scenari futuri delle strategie di mitigazione basate sull’ulteriore sviluppo della resa e dell’efficienza dei mangimi. L’analisi ha mostrato che le emissioni potrebbero essere significativamente mitigate agendo sull’efficienza dei mangime per migliorare la resa. Infatti, aumentando la produttività delle vacche e l’efficienza, si riducono le emissioni totali di metano e l’intensità del metano.

Lo studio ha esaminato la composizione alimentare del bestiame, la produzione di metano e gli scenari di mitigazione futuri aumentando la produzione di latte e migliorando l’efficienza alimentare. Durante il periodo analizzato, la resa è aumentata di tre volte, nonostante un numero inferiore di capi rispetto al passato. L’intera produzione di metano ha raggiunto il picco di 110 milioni di kg all’anno nel 1965, scendendo a 48 milioni di kg all’anno nel 2020. Si tratta di un risultato significativo, poiché ci fa capire che ridurre ulteriormente il numero di animali non ha senso poiché gli animali sono già meno che negli anni precedenti.

La strategia dell’efficienza

Agendo invece sull’efficienza, è possibile raggiungere l’obiettivo di una maggiore resa di latte e di una riduzione delle emissioni di metano, che nel periodo analizzato sono state fino al 56%. Inoltre, anche l’intensità del metano è diminuita del 36% (0,7% annuo) per unità di prodotto, a conferma che il miglioramento dell’efficienza nella produzione di latte attraverso la selezione genetica, la formulazione dei mangimi e la corretta gestione dell’allevamento, possono contribuire efficacemente alla riduzione dell’impatto ambientale per unità di prodotto.

Con una maggiore efficienza dei mangimi, il profitto della produzione di latte può anche aumentare a causa dei minori costi dei mangimi e dell’aumento della produzione di latte. Oltre a ridurre le emissioni di metano enterico, il miglioramento dell’efficienza riduce anche la produzione di letame e le emissioni di gas serra dalla produzione di mangimi per unità di prodotto. Queste tendenze osservate tra il 1960 e il 2020 dovrebbero continuare in futuro scegliendo animali con una migliore efficienza alimentare.

Gli scenari futuri

L’aumento della produzione di latte e il miglioramento dell’efficienza alimentare hanno un notevole potenziale per ridurre il metano. Ecco perché gli autori dello studio concludono che selezionare animali più efficienti è la strategia da seguire perché è più praticabile, più efficace e più sostenibile per ridurre le emissioni per unità di prodotto e l’impronta di carbonio degli allevamenti.

Foto: fonte Fotolia