Home Attualità Latte, stalle in difficoltà: costi dell’energia a +300%

Latte, stalle in difficoltà: costi dell’energia a +300%

341
0

Il futuro delle stalle da latte appare sempre più a rischio. Con i prezzi dei mangimi ai massimi del decennio e i listini dell’energia schizzati di oltre il 300% in un anno, gli allevamenti stanno vivendo un’altra stagione molto critica sul fronte delle redditività. Nonostante il prezzo del latte si posizioni su livelli storicamente molto elevati, pesano i timori di una contrazione degli acquisti delle famiglie, zavorrati da un’inflazione che non si vedeva da quasi 40 anni.

Le preoccupazioni e le novità per il settore introdotte con il Piano Strategico della Pac 2023-2027 sono state al centro del convegno organizzato da Ismea, in collaborazione con la Regione Lombardia “Il futuro delle stalle italiane tra nuova Pac e mercato” nell’ambito della Fazi, Fiera agricola Zootecnica Italiana a Montichiari (Bs).  All’appuntamento sono intervenuti il Presidente dell’Ismea Angelo Frascarelli, l’Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi, il responsabile della Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale di Ismea Fabio Del Bravo e il Global Clients Director NielsenIQ Stefano Galli.

Le dinamiche del settore del latte

La zootecnia da latte è fortemente influenzata dai cambiamenti della Pac, in quanto ha sempre beneficiato di un importante sostegno pubblico, con titoli d’aiuto più elevati della media nazionale. Come ha spiegato Angelo Frascarelli nel suo intervento introduttivo, la nuova Pac introduce grandi cambiamenti per le aziende zootecniche da latte. “Fino al 2022 gli allevatori di bovini da latte beneficiavano di tre tipologie di pagamenti diretti: pagamento di base, greening e accoppiato. Dal 1° gennaio 2023 l’allevatore potrà usufruire di quattro tipologie di pagamenti diretti. Se il nuovo pagamento di base porterà a una diminuzione del livello di sostegno e il pagamento greening sarà soppresso, l’allevatore potrà tuttavia beneficiare dell’Ecoschema 1, che orienta l’allevamento verso un minor uso di antibiotici. I nuovi pagamenti diretti confermano un importante sostegno che contribuisce alla redditività delle imprese zootecniche da latte, insieme a un rinnovato orientamento al mercato”.

Il latte esposto all’impennata dei prezzi

Nell’analisi del settore illustrata da Fabio Del Bravo di Ismea è emerso poi come il lattiero caseario sia oggi tra i comparti più esposti all’impennata record dei costi di produzione in agricoltura. Negli allevamenti pesano non solo i rincari energetici (+275% l’energia elettrica in Italia, +286% il gas naturale in Europa nei primi nove mesi del 2022), ma soprattutto le spese legate all’alimentazione del bestiame, che rappresentano oltre la metà dei costi totali di produzione che hanno subito forti tensioni al rialzo, esacerbate anche dalla ridotta disponibilità delle materie prime dopo una stagione caratterizzata da forte siccità.

Secondo le elaborazioni dell’Ismea il mais nazionale ha raggiunto a settembre i 363 euro a tonnellata, registrando un incremento del 41% su base annua, la farina di soia si è stabilizzata sui 583 euro/t (+29%) e il fieno di erba medica ha raggiunto i 361euro/t (+57%). L’effetto congiunto tra queste scelte e la perdurante calura estiva è stata una battuta d’arresto della produzione di latte nazionale nei primi sette mesi del 2022, dopo il +3,3% registrato nel 2021 e il +4,5% del 2020, pur con qualche differenza evidente a livello territoriale.

“L’impatto dei costi sui conti degli allevamenti nazionali e in particolare dei bovini da latte è importante”, ha rimarcato Del Bravo. “La zootecnia ha avuto un aggravio per l’acquisto degli input del 21% nel periodo gennaio-settembre, che sale al 25% nel caso specifico degli allevamenti di bovini da latte. Per un allevamento medio grande della Lombardia (100 -250 capi) produrre 100 litri di latte costa oggi quasi 51 euro nel caso di latte non destinato al circuito Dop e oltre i 53 euro per la produzione di formaggi Dop. Un anno fa costava rispettivamente 47 euro e 49 euro e andando ancora a ritroso, nel 2020 superava di poco i 47 euro per 100 litri”.

La fiducia degli operatori

La gestione dei costi correnti ha rappresentato la principale preoccupazione degli allevatori durante l’estate, con un impatto più intenso rispetto al resto dell’agricoltura, secondo quanto emerso poi dall’indagine Ismea sul Clima di Fiducia. Per i prossimi mesi è previsto un ulteriore peggioramento del sentiment degli operatori, nonostante l’aumento della remunerazione del prodotto alla stalla (55 euro/100 litri nel mese di agosto e settembre, +43% rispetto a un anno fa), con la prospettiva di arrivare a dicembre a 60 euro, in base al contratto siglato in Lombardia.

La fiducia delle imprese si riaccende solo con riferimento a un orizzonte temporale più lungo, i prossimi due-tre anni. Anche se non manca chi prospetta una chiusura dell’attività a causa della bassa redditività, ma anche per raggiunti limiti di età e mancanza di successore. Un’altra fonte di preoccupazione della filiera è rappresentata dalla domanda finale, in un contesto di forte riduzione del potere di acquisto delle famiglie, alle prese con un’inflazione alle stelle.

“Si notano i primi segnali di contrazione dei volumi (-0,8%), più evidenti al Sud (-2,4%), dove si concentra la spesa delle famiglie con minore disponibilità di reddito – ha spiegato Stefano Galli, Global Clients Director NielsenIQ -. Ma attenzione non è così per tutti, alcune categorie come ad esempio i formaggi duri e altre referenze, anche appartenenti alle categorie a più bassa elasticità, potrebbero avere forti impatti negativi legati alle scelte dei consumatori e uscire dal carrello della spesa”.

Foto: fonte Pixabay