Home Legislazione Al via la XIX legislatura. Lavori in corso per il nuovo Governo

Al via la XIX legislatura. Lavori in corso per il nuovo Governo

34
0

“Rubrica di Palazzo” di Mattia Bianchi, Relazioni Istituzionali Assalzoo

Le elezioni del 25 settembre hanno sancito un risultato chiaro: vittoria del centrodestra.

La coalizione composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati ottiene il 43,79% dei consensi alla Camera dei deputati (26% + 8,77% + 8,11% + 0,91%) e 44,02% al Senato (26,01% + 8,85% + 8,27% + 0,88%). Segue il centrosinistra con Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa e Impegno Civico, arrivando al 26,13% a Montecitorio (19,07% + 3,63% + 2,83% + 0,60%) e il 25,99% a Palazzo Madama (18,97% + 3,53% + 2,93% + 0,56%). Tiene il Movimento 5 Stelle con un risultato del 15,43% alla Camera e 15,55% al Senato, invece, il cosiddetto terzo polo di Azione – Italia Viva raggiunge rispettivamente il 7,79% e 7,73%.

Con la riduzione del numero dei parlamentari (Legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1) la XIX legislatura prevede 400 deputati e 200 senatori, in confronto ai precedenti 630 e 315 membri delle rispettive camere.

Sulla base dei risultati elettorali ottenuti, alla Camera il centrodestra potrà contare su 237 deputati, di cui 119 appartenenti a Fratelli d’Italia, 66 della Lega, 45 di Forza Italia e 7 di Noi Moderati. Al centrosinistra spettano 85 seggi: 69 per il Partito Democratico, 13 ad Alleanza Verdi Sinistra, 2 per +Europa e 1 a Impegno Civico.  Il Movimento 5 Stelle riesce ad aggiudicarsi 52 deputati, seguito da Azione-Italia Viva con 21. Per finire, a Montecitorio, sono presenti 3 eletti di SVP, 1 per De Luca Sindaco d’Italia e 1 per il MAIE.

Al Senato, invece, la situazione è la seguente: al centrodestra vanno 115 parlamentari, 66 in quota Fratelli d’Italia, 29 alla Lega, 18 a Forza Italia e 2 a Noi Moderati. Per il centrosinistra sono presenti 44 senatori, di cui 39 del Partito Democratico e 5 di Alleanza Democratica, restano esclusi +Europa e Impegno Civico. Il Movimento 5 Stelle ne elegge 28 mentre Azione-Italia Viva ottiene 9 seggi. SVP porta a Palazzo Madama 2 esponenti, chiudono il MAIE e il partito De Luca Sindaco d’Italia con 1 senatore ciascuno.

Una novità della XIX Legislatura sarà anche la riorganizzazione delle commissioni al Senato: si è passati dalle precedenti 14 alle attuali 10. Da ciò deriva la nuova organizzazione dell’organo collegiale che interessa il comparto agroalimentare, la neo-commissione è denominata “9ª Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare”. Alla Camera, invece, la situazione è rimasta invariata.

In seguito alla frizzante elezione di Ignazio La Russa a Presidente del Senato, seguita da quella di Lorenzo Fontana a Presidente della Camera, la coalizione di centrodestra sembra avere ritrovato una parziale sintonia per presentarsi unito alle consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, previste nella giornata di giovedì 20 ottobre, dimostrando compattezza per governare il Paese.

Sono state inoltre completate anche le altre caselle per la composizione dell’Ufficio/Consiglio di Presidenza con le elezioni dei Vicepresidenti, Questori e Segretari. Per la Camera le quattro vicepresidenze sono state affidate ai due esponenti della maggioranza Fabio Rampelli e Giorgio Mulè, di Fratelli d’Italia il primo e Forza Italia il secondo, con le rimanenti due designate all’opposizione attraverso Sergio Costa del Movimento 5 Stelle e Anna Ascani del Partito Democratico. Come Questori risultano eletti Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia, Alessandro Benvenuto della Lega e Filippo Scerra del Movimento 5 Stelle. Gli otto Segretari sono Chiara Colosimo, Giovanni Donzelli e Riccardo Zucconi di Fratelli d’Italia, Fabrizio Cecchetti della Lega, Annarita Patriarca di Forza Italia, Chiara Braga del Partito Democratico, Gilda Sportiello e Roberto Traversi del Movimento 5 Stelle.

Al Senato sono stati eletti Vicepresidenti Gian Marco Centinaio e Maurizio Gasparri come esponenti del centrodestra, assieme a Mariolina Castellone del Movimento 5 Stelle e Anna Rossomando del Partito Democratico. I Questori sono Gaetano Nastri di Fratelli d’Italia, Antonio De Poli di Noi Moderati e Marco Meloni del Partito Democratico. Infine i Segretari designati sono Antonio Iannone, Marco Silvestroni e Gianpietro Maffoni per Fratelli d’Italia, Andrea Paganella della Lega, Valeria Valente del Partito Democratico, Marco Croatti e Pietro Lorefice del Movimento 5 Stelle.

Per quanto riguarda i capigruppo dei gruppi parlamentari di Camera e Senato, le forze politiche hanno sostanzialmente confermato i rappresentanti uscenti dalla XVIII legislatura, ad eccezione di Forza Italia e Azione-Italia Viva. I primi hanno indicato Alessandro Cattaneo alla Camera e Licia Ronzulli al Senato, mentre i secondi, essendo un nuovo gruppo, hanno designato i nomi di Raffaella Paita e Matteo Richetti.

Rispettivamente per Camera e Senato gli altri capigruppo sono: Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani per Fratelli d’Italia, Riccardo Molinari e Massimo Romeo per la Lega, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi per il Partito Democratico, Francesco Silvestri e Barbara Floridia per il Movimento 5 Stelle, Manfred Schullian e Giuseppe De Cristofaro per il Misto. Al Senato, per Civici d’Italia-Noi Moderati-Maie il capogruppo è Antonio De Poli, mentre per le Autonomie il nome scelto è Julia Unterberger.

Dei parlamentari che nella scorsa legislatura appartenevano alle ultime composizioni delle commissioni agricoltura di Montecitorio e Palazzo Madama solamente alcuni sono stati rieletti. Di loro, tra le file di Fratelli d’Italia, alla Camera troviamo Maria Cristina Caretta e Monica Ciaburro, assieme a Patrizio La Pietra e Luca De Carlo al Senato – quest’ultimo era in Commissione Bilancio pur ricoprendo la carica di responsabile nazionale del partito per le tematiche agricole. Sul fronte Lega, lato Senato, oltre al già Ministro nonché Sottosegretario uscente Gian Marco Centinaio,sono presenti Giorgio Maria Bergesio e Antonino Germanà. Per Forza Italia vi sono Francesco Battistoni, Sottosegretario uscente con delega alla zootecnia, il responsabile agricoltura di partito Raffaele Nevi e il medico Giuseppe Tommaso Vincenzo Mangialavori, tutti rieletti alla Camera. Per il terzo polo, Azione-Italia Viva, sono stati confermati a Montecitorio Maria Chiara Gadda ed Ettore Rosato. In casa Movimento 5 Stelle per il Senato troviamo la rielezione del Ministro uscente Stefano Patuanelli, di Anna Bilotti e Roberto Cataldi; Gisella Naturale, invece, per i prossimi cinque anni sarà tra i banchi della Camera. Per il Partito Democratico è riconfermato Andrea Orlando. Da rilevare anche la presenza degli altoatesini Meinhard Durnwalder e Manfred Schullian.

Tra le grandi esclusioni spiccano la non rielezione dell’ex grillino Filippo Gallinella e l’esclusione del leghista Gianpaolo Vallardi, entrambi presidenti uscenti delle commissioni agricoltura, rispettivamente di Camera e Senato.

Oltre alle riconferme sopra citate, tra i neoeletti sono presenti professionisti del settore agroalimentare: alcuni affrontano la prima esperienza parlamentare, altri ritornano tra i banchi della politica nazionale dopo alcuni anni di assenza e altri ancora, invece, lasciano Bruxelles per Roma. Politici di cui sentiremo sicuramente parlare e che avremo modo di citare nelle prossime puntate di questa rubrica.

In attesa della formazione del Governo e della composizione delle commissioni, riportiamo alcuni spunti per l’imminente attività politica del settore.

In considerazione del Piano Strategico Nazionale trasmesso alla Commissione europea alla fine di settembre e che dovrà essere approvato entro i prossimi due mesi, il Mipaaf e il Parlamento italiano avranno un ruolo cruciale per indirizzare i contenuti dei decreti attuativi e la destinazione delle risorse della prossima Politica Agricola Comune, fortemente orientata al New Green Deal, Farm to Fork e strategia per la biodiversità.

In particolare per la mangimistica sarà fondamentale porre attenzione al comparto dei cereali affinché siano adottate misure volte a implementare le produzioni nazionali di materie prime, come il mais. Per tale coltura l’Italia è fortemente dipendente da paesi esteri quali Ungheria e Ucraina, da cui provengono il 50% delle importazioni nazionali. Il mais è la principale materia prima strategica per la zootecnia nazionale e genera una filiera con un valore complessivo di circa 63 miliardi di euro senza l’indotto; tuttavia negli ultimi 15 anni sono state perse più del 50% delle superfici coltivate (oltre 550.000 ettari rispetto al 2006) e a ciò si devono sommare anche le difficoltà di approvvigionamento derivanti dal conflitto russo-ucraino. Occorre quindi introdurre misure specifiche per questa coltura, è necessario conferire slancio e vitalità alle relative filiere produttive che hanno bisogno di essere integrate e rafforzate in modo virtuoso.

Come fortemente sostenuto da Assalzoo in primavera, sarà opportuno introdurre elementi di flessibilità nell’obbligo di rotazione sui terreni a seminativi, considerando le cover crop come colture secondarie in quanto la loro presenza sulle superfici agricole assicura vantaggi climatici ed ambientali sotto diversi profili, tra cui effetto di fertilizzazione del terreno e miglioramento della biodiversità.

Oltretutto vi è la necessità di riprendere un dialogo concreto sull’impiego e la regolamentazione delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), le tecnologie di miglioramento genetico per soddisfare le necessità di coltivazione a fronte degli orientamenti sopra riportati. Sarà quindi di fondamentale importanza supportare la ricerca pubblica in questo ambito di applicazione. A riguardo, nella passata legislatura, era stata avanzata una proposta di legge che aveva appena iniziato il proprio iter legislativo.

Particolare attenzione dovrà essere rivolta anche al registro telematico dei cereali riguardante l’annotazione delle operazioni di carico e scarico, istituito con il Decreto 29 marzo 2022 del Mipaaf. Con tale provvedimento le industrie, per soddisfare gli adempimenti derivanti dall’atto, sono costrette a fronteggiare un’ulteriore mole di burocrazia in un sistema non particolarmente flessibile da cui deriva una lievitazione dei costi di gestione. A fronte anche della delicata situazione economica che l’intero tessuto produttivo sta attraversando, non è opportuno aggravare i costi delle industrie: tutt’al più potrebbe essere presa in considerazione una migliore gestione dei dati già resi pubblici alle amministrazioni competenti. 

Le questioni da affrontare sono molte e delicate, per il momento auguriamo buon lavoro a tutti i parlamentari eletti.

Alla prossima puntata di Rubrica di Palazzo!     

Foto: Andrys Stienstra – Pixabay