Home Attualità Francesco Lollobrigida (Masaf): “Le produzioni agro-zootecniche uno dei principali settori dell’economia italiana”

Francesco Lollobrigida (Masaf): “Le produzioni agro-zootecniche uno dei principali settori dell’economia italiana”

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di Miriam Cesta

L’importanza della zootecnia italiana come settore trainante per la nostra economia, l’attenzione al benessere animale e alla sostenibilità con lo sguardo sempre rivolto alla produzione di alimenti sani e di qualità e alla difesa del cibo naturale e del Made in Italy: sono solo alcuni degli argomenti trattati nell’intervista rilasciata a “Mangimi&Alimenti” da Francesco Lollobrigida, il nuovo ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf).

Gli ultimi due anni sono stati sconvolti da eventi molto importanti, quali la pandemia da Covid-19 e la guerra russo-ucraina, con ripercussioni inevitabili sul settore agroalimentare. Il comparto agroalimentare è un settore essenziale per l’economia italiana: quali sono le priorità su cui lavorare per una crescita duratura, tenendo anche conto delle direttive del Farm to Fork europeo?

Il settore agroalimentare deve riappropriarsi del ruolo da protagonista che gli spetta e il Governo Meloni intende farlo promuovendo un sistema di valori che tutela e sostiene le produzioni, le identità e le tradizioni dei nostri territori rurali. Con il cambio di denominazione del ministero che ho l’onore di guidare pro-tempore abbiamo voluto dare un segnale chiaro. Non è stata una decisione simbolica ma sostanziale perché questo governo si è dato una doppia missione: difendere il diritto di una nazione di scegliere il proprio modello produttivo e alimentare in alternativa all’omologazione alimentare globale e al cibo sintetico e tutelare i consumatori assicurando cibo disponibile per tutti e di qualità. Questa è la sfida che abbiamo voluto raccogliere: preservare, difendere e valorizzare le nostre produzioni uniche. Sul tema della sostenibilità ambientale l’agricoltura italiana è un sistema all’avanguardia. Per questo motivo ci opponiamo a quelle iniziative europee che intendono introdurre ulteriori divieti e obblighi generalizzati che non tengono conto della realtà delle singole aziende e dei territori. La sostenibilità ambientale deve essere vista come un’opportunità e non come un aggravio che finisce solamente con l’incrementare i costi e gli oneri burocratici a carico delle aziende, peraltro già duramente provate dall’attuale contesto economico, o peggio ancora come una porta d’ingresso dei cibi sintetici in Europa. Sulla difesa di questo concetto non indietreggiamo di un millimetro.

Nonostante una capacità di esportazione elevata di prodotti finiti, l’Italia sconta in molte colture di base un deficit produttivo (mais e soia, su tutte). Quali sono le strategie per rilanciare una produzione primaria e mettere in sicurezza l’intera catena di approvvigionamento alimentare?

Sappiamo benissimo che l’Italia, anche per la sua conformazione geografica, non è competitiva sul piano della quantità ma della qualità e ne sono dimostrazione i dati ISMEA sull’export dell’agroalimentare Made in Italy che dopo lo storico traguardo di 52 miliardi di valore nel 2021 continua a macinare risultati positivi, registrando una crescita del 18% nei primi sette mesi del 2022. Non saremo mai una nazione totalmente autosufficiente ma possiamo rafforzare ancora di più il settore per non ritrovarci in una nuova crisi di sistema come quella frutto della guerra in Ucraina.  Stiamo mettendo in campo strumenti nuovi, dobbiamo investire nella ricerca e nell’innovazione, e lo faremo grazie anche ai 225 milioni di euro dedicati a questo aspetto in legge di bilancio. Vogliamo incentivare il recupero dei terreni abbandonati e puntare su contratti di filiera chiari che garantiscano al produttore un prezzo di vendita equo e competitivo.

Il Made in Italy è un biglietto da visita culturale e commerciale a livello internazionale. Cosa fare per difenderlo (es. il fenomeno dell’italian sounding) e sfruttarne fino in fondo le incredibili potenzialità che possiede (aumentare le potenzialità d’esportazione)?

Il settore agroalimentare italiano è sinonimo di eccellenza e di sostenibilità e il nostro compito è continuare a contrastare in ogni sede qualsiasi tentativo di omologazione alimentare. Per fare questo è necessario che l’Italia abbia una posizione decisa in Europa. Tutti sosteniamo che bisogna rendere l’Europa più forte, ma l’Europa più forte non significa indebolire la propria nazione, significa portare il proprio contributo all’interno di quel contenitore, difendendo gli elementi di qualità che ci sono e contribuendo alla crescita anche economica e di sviluppo dell’intera Unione Europea, ed è quello che stiamo facendo. La scorsa settimana (dicembre 2022, ndr) abbiamo ottenuto in Europa un primo risultato importantissimo: la carne e il vino sono stati eliminati dalla Commissione Ue dalla lista degli elementi ritenuti dannosi per la salute. Questo dimostra che il nostro nuovo approccio paga: il cambio di passo del governo Meloni, il lavoro di squadra, l’attenzione del mondo agroalimentare sono gli strumenti con cui difendiamo il prodotto italiano e diamo risposte precise a esigenze che erano rimaste insoddisfatte ormai da troppo tempo.

Sempre più spesso si parla di “produttività sostenibile”. Qual è il ruolo dell’agro-zootecnia italiana rispetto a una sostenibilità intesa in senso ampio come salvaguardia del paesaggio, conservazione delle tradizioni culturali e capacità di garantire un’elevata qualità nutrizionale alla popolazione?

Le produzioni agro-zootecniche rappresentano uno dei principali settori dell’economia della nostra nazione. Realtà ed eccellenze che generano numeri importanti per l’economia dell’Italia. Anche per la zootecnia, settore al centro di un forte dibattito ambientale, ci sono a disposizione risorse importanti per il benessere animale, la riduzione dell’uso di farmaci e una grande attenzione alla sostenibilità e alle legittime aspettative dei consumatori di avere a disposizione alimenti sani e di qualità. Come Governo vogliamo essere in prima linea nella difesa del cibo naturale, uno dei punti di forza del nostro made in Italy, e intendiamo contrastare in ogni sede il cibo artificiale che rischia di spezzare il legame millenario che esiste tra la filiera agroalimentare e i prodotti destinati al consumo. La nostra contrarietà è dal punto di vista ambientale e sociale, visto che rischiamo la desertificazione produttiva dei nostri territori dove gli allevamenti e le imprese agricole rappresentano la prima forma di presidio e di custodia del territorio anche rispetto al dissesto idrogeologico. Il nostro modello produttivo è totalmente diverso, noi puntiamo sulle filiere di qualità che siamo pronti a supportare ancora meglio.

Circolarità, sostenibilità e cambiamento climatico: le sfide dei prossimi anni implicano decisioni epocali che riguardano il futuro stesso dell’umanità. Come riuscire a garantire tanto la crescita del settore agroalimentare italiano (anche sui mercati esteri) quanto la salvaguardia ambientale e socio-culturale dei territori italiani? 

Per noi la salvaguardia della natura è un concetto che non può e non deve essere messo in discussione. Contrastiamo invece tutti quegli ideologismi dannosi che vogliono escludere l’uomo dalla natura, senza comprendere invece che non può esistere una natura senza uomo, che gli agricoltori sono i maggiori custodi della nostra terra, e che non può esserci una sostenibilità ambientale che non sia anche sociale ed economica. Sul tema della sostenibilità ambientale l’agricoltura italiana è un sistema all’avanguardia ed è nostra intenzione continuare a lavorare per raggiungere un modello agricolo sempre più competitivo sui mercati nazionali, garantendo al contempo prodotti di qualità. Questo lo possiamo fare investendo sulla tecnologia e sull’innovazione e tutelando la straordinaria biodiversità italiana che tutto il mondo ci invidia. Solo così potremo difendere le nostre terre dai fenomeni legati al cambiamento climatico.

(Articolo pubblicato nel VI numero del 2022 della rivista Mangimi&Alimenti)