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Commercio agroalimentare europeo, ottobre da record

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Ottobre 2022 è stato il mese dei record per i flussi commerciali mensili di prodotti agricoli e alimentari dell’Unione Europea, raggiungendo il valore di 36,5 miliardi di dollari. Nel suo complesso, e nonostante l’aumento delle importazioni, la bilancia commerciale dell’UE è rimasta positiva a 5 miliardi di euro, con le importazioni salite del 3% a 15,7 miliardi di euro, soprattutto a causa dei rincari di farina di soia, colza, grano e olio di girasole, e le esportazioni pari a 20,7 miliardi.

Lo rivela l’ultimo rapporto mensile sul commercio agroalimentare pubblicato il 31 gennaio dalla Commissione Europea e contenente anche un focus sull’evoluzione della produzione e del consumo di grano e mais in varie regioni del mondo.

Esportazioni di alcolici e formaggi in calo

In termini di valore le esportazioni agroalimentari europee hanno subito generalmente un calo di circa l’1,2% su base mensile, principalmente a causa di un calo delle esportazioni di alcolici, liquori, formaggi e cagliata. Un calo diretto in particolare verso i mercati nordamericano (-5%) e britannico (-2%), in generale comunque mai così elevato, compensato solo in parte con l’aumento delle esportazioni agroalimentari verso la Cina. Nei primi dieci mesi del 2022 le esportazioni dell’UE verso gli Stati Uniti hanno raggiunto i 24,4 miliardi di euro, il 29% in più della media triennale per lo stesso periodo. Verso il Regno Unito, allo stesso modo, le esportazioni dell’UE sono valse 39,5 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2022, il 15% in più rispetto al 2021.

In aumento del 25% le importazioni dall’Ucraina

L’import agroalimentare europeo guarda principalmente verso Brasile e Ucraina: dal Brasile le importazioni sono diminuite del 17%, su base mensile, a ottobre, mentre sono aumentate del 25% le importazioni dall’Ucraina, in particolare mais, olio di girasole, semi di girasole e colza, che rappresentano il 70% delle importazioni dell’UE. Brasile e Ucraina, uniti assieme, assicurano un valore delle importazioni del 20% superiore a quello del terzo classificato, il Regno Unito. A fronte di un aumento dei volumi di mais importato, +66%, l’olio di palma è calato del 16%.