Home Attualità Giornata del mais 2023: la sfida della nuova Pac

Giornata del mais 2023: la sfida della nuova Pac

265
0
cina_mais_cereali

di Sabrina Locatelli*, Carlotta Balconi, Chiara Lanzanova, Daniela Pacifico e Nicola PecchioniCREA Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Bergamo

*e-mail: sabrina.locatelli@crea.gov.it

Focus sul futuro del mais italiano, sceso al minimo storico della superficie coltivata, nel consueto appuntamento annuale organizzato dal CREA Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali il 27 gennaio 2023 presso il Kilometro Rosso a Bergamo.

“Il mais è una delle colture che maggiormente risentono delle mutate condizioni imposte dal cambiamento climatico, e in particolare dei periodi siccitosi prolungati e delle carenze o costo elevato delle risorse idriche. Per questo motivo il futuro della coltura nel nostro Paese, soprattutto quello del mais da granella, sarà sempre più legato alla vocazione dei territori, alla disponibilità della risorsa idrica e all’agricoltura di precisione”, afferma Nicola Pecchioni, direttore del CREA Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali. A partire dall’edizione 2023 è stato costituito un comitato scientifico composto da ricercatori e docenti esperti del settore che curerà la scelta delle tematiche e l’organizzazione scientifica della Giornata del Mais. L’incontro di Bergamo, che ha visto protagonisti ricercatori e i principali attori della filiera maidicola, quest’anno si è focalizzato sull’impatto della nuova PAC per la coltura e sui temi di redditività economica attuale e futura. Come di consueto, inoltre, sono stati presentati i risultati della rete di confronto varietale, del monitoraggio micotossine, e dell’evoluzione del panorama varietale.

La prima sessione dei lavori, moderata da Carlotta Balconi (CREA) e Silvio Salvi (Università degli Studi di Bologna), è iniziata con il tradizionale appuntamento con Dario Frisio dell’Università degli Studi di Milano: “Il calo delle superfici coltivate, scese al minimo storico di 564 mila ettari, e il pessimo andamento climatico dell’annata, caratterizzato da una siccità estiva senza precedenti, hanno ridotto la produzione italiana ad appena 4,7 milioni di tonnellate di mais da granella, ovvero alla stessa produzione del 1972, con gravi problemi di qualità del prodotto stesso. In base ai primi dati Istat, infatti, i rendimenti unitari sono crollati mediamente del 23%, scendendo da 10,3 t/ha a 8,3 t/ha, ma erano stati pari a 11,2 t/ha nel 2020, con cali di resa fino al -32% in Veneto e al -25% in Lombardia, tra le maggiori regioni maidicole, e punte del -43% a Rovigo e del -46% a Perugia. L’andamento negativo ha coinvolto tutti i maggiori produttori europei di mais con un calo complessivo pari a 21 milioni di tonnellate nella sola Unione europea (-29%), con riduzioni che, tra i principali fornitori del mercato italiano, arrivano al 50% in Romania, al 57% in Ungheria e al 75% in Moldavia, mentre in Ucraina le ultime stime segnalano un calo superiore al 50%. Solo la Spagna, con 11,5 t/ha sia pure in calo dell’11%, presenta rese superiori a 10 t/ha, mentre la produzione è aumentata (+16%), grazie all’incremento delle superfici, unicamente in Polonia. Ciò rende problematico l’approvvigionamento del mercato italiano che già nella campagna 2021/22, a fronte di una produzione nazionale di 6,1 milioni di tonnellate, ha fatto registrare un nuovo massimo storico nell’import netto con 6,3 milioni di tonnellate e oltre 1,7 miliardi di euro, con prezzi medi unitari all’importazione aumentati del 45% e stabilmente sopra i 300 euro per tonnellata a partire da aprile 2022. I prezzi internazionali, arrivati al massimo storico di 348 dollari per tonnellata ad aprile 2022, sono scesi intorno a 300 dollari a fine anno, ma rimangono comunque particolarmente elevati, come pure quelli nazionali che ne hanno seguito l’andamento. Questa situazione ha pesanti ripercussioni sul comparto mangimistico in termini sia di costi che di approvvigionamento e, a cascata, sull’intera filiera zootecnica, mentre i maiscoltori italiani, già penalizzati dallo scarso raccolto, devono fare i conti con l’aumento generale dei prezzi dei mezzi produttivi e, in particolare, di quelli relativi ai fertilizzanti azotati, condizionati dalla crisi del gas naturale e, conseguentemente, dai prezzi estremamente elevati dell’ammoniaca” (Fonte dati: ISTAT, EUROSTAT e World Bank).

Stefano Corsi (Università degli Studi di Milano) ha presentato i risultati della ricerca condotta nell’ambito del progetto SOS-AP (Soluzioni Sostenibili per l’Agricoltura di Precisione in Lombardia). Obiettivo del progetto era verificare la sostenibilità economica dell’applicazione di nuove tecnologie quali irrigazione e fertilizzazione a rateo variabile al settore mais. I costi e i benefici economici dell’agricoltura di precisione sono stati determinati analizzando, tramite uno studio pilota, i dati presenti in letteratura e verificando gli stessi in campo presso l’azienda “La Canova” di Gambara (Brescia). I risultati del progetto indicano che a partire dal 2021, a causa dell’aumento dei costi degli input, le soluzioni di precisione permettono un risparmio di fertilizzanti e gasolio e conducono di conseguenza a una maggiore sostenibilità economica della coltura. Gli investimenti in agricoltura di precisione stabilizzano la marginalità delle imprese.

Gabriele Canali (Università Cattolica di Piacenza) durante il suo intervento “Il mais tra nuova politica agricola comunitaria e mercati: quale strategia per la filiera italiana?” ha evidenziato quanto la PAC, in passato, abbia influenzato le decisioni dei maiscoltori; da un confronto tra gli interventi dell’Ue e l’andamento delle superfici coltivate a mais è risultato evidente che all’aumentare dei contributi siano aumentate le superfici. Secondo Canali “è necessaria una strategia per il mais italiano, non per puntare a un’autosufficienza nazionale, semmai a livello UE, quanto a una minore dipendenza per mais e soia dai paesi extra-Ue. Soprattutto difendere e rafforzare le nostre filiere zootecniche di qualità, formaggi e salumi Dop, innanzitutto; grazie a esse il settore agroalimentare italiano è stato in grado di fronteggiare la difficile situazione del 2022. Le Dop italiane necessitano di materia prima locale, in particolare di almeno il 50% di sostanza secca per i foraggi”.

Cesare Soldi (Associazione Maiscoltori Italiani). Sul fronte PAC, così importante per la redditività della coltura, si apre per il quinquennio 2023-27 una nuova stagione. Nuove regole, impegni aggiuntivi e pagamenti in contrazione (per il mais con un taglio del 40% dei pagamenti diretti della nuova Politica agricola comune: l’importo del contributo si dimezzerà dagli attuali 360 €/ha a 180 €/ha, arrivando a 255 €/ha solo nel caso in cui si aderisse all’ecoschema 4). Quali saranno le conseguenze per gli agricoltori? E per i consumatori? Quali le prospettive? Soldi ha illustrato quali siano le occasioni nell’ambito del Primo e Secondo Pilastro della PAC per chi coltiva mais. Il mais non è stato inserito nell’accoppiato, pertanto il pagamento di base per la sostenibilità si ridurrà di molto rispetto al 2022 passando da 382 euro di base a 200 euro, con un crollo del 47%. Nel Primo Pilastro si potranno sfruttare gli ecoschemi 4 e 5. L’ ecoschema 4 riguarda i sistemi foraggeri estensivi con avvicendamento mentre l’eco schema 5 è dedicato alle misure specifiche per gli impollinatori. In particolare, aderendo all’eco schema 4 e abbinando al mais la soia (per l’obbligo di rotazione), si aggiungono pagamenti che derivano dall’accoppiato, contenendo il danno a un -33% rispetto al 2022. Il Secondo Pilastro con lo Sviluppo Rurale prevede 76 interventi, di cui 11 per i maiscoltori, regolati a livello nazionale ma con specificità regionale.

Nella seconda sessione del Convegno moderata da Paola Battilani (Università Cattolica di Piacenza) e Serena Varotto (Università degli Studi di Padova) sono stati illustrati i risultati delle sperimentazioni condotte dal CREA.

Gianfranco Mazzinelli (CREA) ha presentato i risultati del 2022 relativialle Reti nazionali di confronto varietale di granella e trinciato. La stagione 2022 è stata la peggiore degli ultimi vent’anni, superando anche quelle del 2003, 2012 e 2015, finora rivelatesi le più critiche. Nel 2022 il confronto varietale ha riguardato 32 ibridi appartenenti a 11 società sementiere, ed è stato realizzato in 12 località delle regioni del Nord e Centro Italia, in condizioni irrigue e adottando agrotecniche tipiche delle aree maidicole di appartenenza. La sperimentazione sugli ibridi precoci è stata condotta in 8 località, sia in irriguo che in asciutta. Le produzioni medie ottenute sono risultate inferiori del 14,7% rispetto al 2021, e pari a 82,9 q/ha per i precocissimi di classe FAO 200, 89,2 q/ha per i precoci di classe FAO 300 e 93,2 q/ha per i medio-precoci di classe FAO 400. Il confronto varietale tra gli ibridi da trinciato integrale è stato effettuato nel 2022 in 5 località della pianura padano-veneta in condizioni irrigue. Alla luce di questi dati risulta evidente che l’attività annuale della Rete Nazionale di confronto varietale sia uno strumento strategico per poter evidenziare, in condizioni ambientali estreme, resistenze o tolleranze agli stress tramite la scelta delle varietà più idonee derivanti da programmi di miglioramento genetico.

Sabrina Locatelli (CREA) ha dato una panoramica della situazione fitosanitaria del mais mediante il monitoraggio micotossine della campagna 2022 della Rete Qualità Mais. L’emergenza in termini di stress sia abiotici (siccità) che biotici (funghi e micotossine, in particolare aflatossine) che si è palesata nel 2022, andando a pregiudicare quantità e qualità della produzione di mais, ha reso evidente l’urgenza di migliorare la sostenibilità e la resilienza dei sistemi colturali maidicoli. I risultati del monitoraggio del contenuto di micotossine in granella condotto dalla Rete Qualità Mais, coordinata dal CREA Cerealicoltura e Colture Industriali di Bergamo, hanno evidenziato che il 26% dei campioni analizzati risulta avere un contenuto in aflatossine superiore ai 20 µg/kg e il 65% presenta fumonisine maggiori di 4000 µg/kg.

Infine Anna Giulini (CREA) con la presentazione “Ricerca e sperimentazione nell’iscrizione di nuove varietà di mais al registro nazionale” ha presentato i dati 2022 relativi alle prove per l’iscrizione al registro nazionale e per l’ottenimento del titolo di privativa europea di nuove varietà di mais. Il focus della presentazione si è soffermato tra l’altro sulla presentazione dei primi risultati ottenuti confrontando le performance agronomiche di ibridi speciali brachitici di classe FAO 700 rispetto ai testimoni della stessa classe.

La Tavola Rotonda moderata da Nicola Pecchioni ha riunito esperti e associazioni di categoria: Gianfranco Pizzolato (Aires), Giulio Gavino Usai (Assalzoo), Gianmichele Passarini (CIA-Agricoltori Italiani), Ermes Sagula (Coldiretti), Fausto Nodari (Confagricoltura), Paolo Dino Formigari (Copagri), Cesare Baldrighi (OriGIn Italia) e Amedeo Reyneri (Università degli Studi di Torino). L’ obiettivo dell’incontro è stato quello di ripercorrere i temi proposti nelle due Sessioni della Giornata evidenziando gli aspetti più significativi emersi dal panorama “Mais 2023-2027” oltre che dai risultati relativi alla “Sperimentazione CREA 2021-2022” e individuare strategie utili per uscire dall’impasse che rischia di determinare seri problemi già nel breve termine. Tra i vari aspetti toccati gli effetti dei cambiamenti climatici, l’impennata dei costi di produzione, l’ulteriore possibile volatilità dei mercati nelle prossime campagne, i limiti imposti nella programmazione aziendale dalle scelte obbligate dalla PAC, la sostenibilità delle tecniche agronomiche, la digitalizzazione, gli obiettivi ambientali, i regimi ecologici, la ricerca e l’innovazione a sostegno del settore maidicolo, la tutela di una coltura strategica per il “Made in Italy” agroalimentare.

Durante la Tavola Rotonda il Masaf tramite Carmine Genovese, Dirigente dell’Ufficio PQAI II -Aggregazione, piani di settore e agroenergie, con Alfredo Battistini, tecnologo del CREA a supporto dell’ufficio per le filiere, ha annunciato ufficialmente che è a disposizione per il rinnovo del Piano di settore del mais con programmazione quinquennale a partire dal 2023.

In conclusione: quali soluzioni escogitare per far fronte alle mutate condizioni ambientali e a scelte politiche penalizzanti per la maiscoltura italiana? Le strategie che consentiranno di mitigare gli effetti di modelli previsionali che prospettano un ulteriore peggioramento climatico nei prossimi 30 anni devono necessariamente puntare su tecnologie che migliorino la sostenibilità dei sistemi colturali, come l’agricoltura di precisione, e su una selezione varietale che valorizzi il mais dell’area del mediterraneo soprattutto per la tolleranza della coltura agli stress che pregiudicano la quantità e la qualità del prodotto come emerso dalla campagna del monitoraggio delle micotossine 2022. Puntare sul mais italiano significa inoltre puntare alle nostre filiere di eccellenza Dop in modo da garantire una visione strategica per il futuro dell’agroalimentare italiano.

La registrazione della Giornata del Mais e le presentazioni dei relatori sono disponibili al seguente link: https://www.crea.gov.it/web/cerealicoltura-e-colture-industriali/pubblicazioni-istituzionali-e-schede-tecniche