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Materie prime, esperti prevedono un 2021 di prezzi in salita

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Quotazioni in aumento per grano, soia e mais. Nel 2021 i prezzi di queste tre coltivazioni faranno registrare il maggior incremento di prezzo tra le materie prime agricole. È quanto prevede un’analisi di Rabobank citata da FeedNavigator. In questo modo proseguirà la tendenza al rialzo rilevata ad esempio dalla Fao nel 2020. I fattori che porteranno a questi incrementi sono le conseguenze della pandemia ma anche le relazioni commerciali tra i principali attori del mercato agricolo mondiale e le condizioni climatiche avverse.

Da più parti, infatti, è stata lanciata l’allerta sul fenomeno climatico di La Niña che si prevede possa comportare una variazione significativa delle precipitazioni in Sud America, probabilmente superiori alla media nelle regioni settentrionali del continente e inferiori in quelle meridionali, determinando così un aumento del rischio di siccità. Dovrebbe poi scendere meno neve. Le conseguenze per l’agricoltura – spiegano gli esperti di Rabobank – sono negative per il grano, che ha raggiunto il maggior prezzo dal 2014. 

Inoltre, se da un lato sono aumentate le scorte nei mesi scorsi, l’incremento della domanda riconducibile alla pandemia potrebbe avere un effetto compensativo sulle quotazioni di frumento. È l’effetto della pandemia di Covid-19, con i Paesi che cercano di consolidare le loro forniture. La Niña rappresenterà un problema anche per le piantagioni di mais nel mondo.

Per quanto riguarda la soia, nel 2020 le sue quotazioni hanno conosciuto forti oscillazioni. Addirittura negli Stati Uniti la coltura è stata venduta a un prezzo inferiore al costo di produzione. Con il programma di import messo a punto dalla Cina i prezzi sono aumentati raggiungendo il picco da quattro anni a questa parte, ricordano gli esperti. E sempre grazie alla domanda cinese questa tendenza è attesa anche per il 2021.

L’effetto combinato di impatto della pandemia, condizioni climatiche e relazioni commerciali determinerà un periodo di inflazione per tutta la prima metà del 2021.

I rapporti Usa/Cina

La Cina ha importato, negli ultimi mesi, quantitativi crescenti di mais e soia dagli Stati Uniti come materia prima per l’alimentazione animale per risollevare le sorti della sua zootecnia. Il Paese asiatico deve infatti riprendersi dallo shock subito con la diffusione della Peste suina africana. Gli acquisti hanno allentato la tensione con gli Stati Uniti ma il quadro per il prossimo anno è comunque incerto, e sempre per l’esito che potrà avere l’evoluzione dei rapporto tra le due superpotenze. 

Non si sa quale sarà l’approccio del presidente eletto Biden verso Pechino e quali conseguenze avrà sul mercato agricolo. Inoltre non è chiaro in che misura la Cina potrà fare affidamento al Brasile per soddisfare la sua domanda di commodities nel 2021. Infine – aggiungono gli esperti di Rabobank – nei prossimi mesi è atteso un miglioramento del dollaro che potrebbe comportare una flessione dei prezzi delle materie prime agricole statunitensi e abbassare la domanda di prodotti Usa.

A ottobre quarto aumento dei prezzi dei cereali 

Nel suo ultimo Outlook anche la Fao ha previsto una tendenza rialzista dei prezzi di grano mais e soia. Per il mais questa si correla a una domanda solida e all’andamento dell’export. Inoltre proprio le maggiori quotazioni del mais nazionale e la robusta domanda di importazioni, come visto, porteranno la Cina ad acquistare maggiori quantitativi di granturco, prevede la Fao. Per la soia, così come tutte le colture di semi oleosi, i prezzi saranno influenzati nel 2020/21 dallo sviluppo della situazione pandemica, dalle condizioni del tempo in Sud America e dalle politiche commerciali internazionali. 

Sul punto si è espresso Stefan Vogel, l’analista a capo dei mercati agricoli di Rabobank, secondo il quale resta comunque difficile fare delle previsioni sull’evolversi della pandemia mentre La Niña ha tutto il potenziale per colpire il settore agricolo. I prezzi di mais, soia e grano si manterranno alti e potrebbero aumentare ulteriormente: una situazione che potrà comunque avvantaggiare gli agricoltori grazie a un contesto favorevole per produzione ed export.

Questa tendenza al rialzo ha già trovato manifestazione negli ultimi mesi del 2020. L’Indice dei prezzi delle materie prime agricole della Fao di ottobre ha raggiunto il picco da gennaio, segnando il quinto aumento consecutivo. Per l’indice dei cereali, invece, si tratta del quarto aumento di seguito, soprattutto per via del rialzo del prezzo del grano in un contesto di insufficienti disponibilità per l’esportazione, di deterioramento delle condizioni colturali in Argentina e della lunga siccità, con conseguenti ripercussioni negative sulle semine del grano invernale in Europa, Nord America e regione del Mar Nero. Per il mais, invece, i prezzi internazionali – come già detto – sono cresciuti grazie agli acquisti della Cina, a un’erosione delle scorte statunitensi maggiore del previsto e al netto calo della quantità di cereale disponibile per l’export in Brasile e Ucraina. 



Foto: Pixabay

 

red.