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Fao, i cereali spingono al rialzo i prezzi delle materie prime. Toccato il picco da gennaio

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Per il quinto mese consecutivo aumentano i prezzi delle materie prime alimentari. A trainare l’Indice dei prezzi della Fao sono le quotazioni di cereali, zucchero, oli e latte e derivati, mentre scende lievemente, e per il secondo mese di seguito, il prezzo della carne. A ottobre l’agenzia dell’Onu ha registrato un indice di 100,9 punti, in aumento del 3,1% su settembre e del 6% su ottobre 2019.

Cereali

L’indice è a quota 111,6 punti, in crescita del 7,2% su base congiunturale, per il quarto mese di fila, e del 16,5% su base tendenziale. Le quotazioni di grano sono in aumento per via della ridotta disponibilità all’export, a fronte di una domanda globale sostenuta, delle scarse condizioni di crescita in Argentina e del clima secco per la coltivazione del grano invernale in Europa, America del Nord e regione del Mar Nero. Continuano a subire una pressione verso l’alto i prezzi di mais, orzo da granella e sorgo, mentre c’è un calo per il riso. Per il mais l’aumento dei listini è un effetto degli acquisti da parte cinese, del calo maggiore del previsto delle scorte degli Usa e di un rapido declino dell’offerta di prodotto per le esportazioni di Brasile e Ucraina. 

La Fao ha anche diffuso il suo ultimo bollettino su Domanda e offerta dei cereali. Nonostante la nuova revisione al ribasso, con un taglio di quasi 13 milioni di tonnellate, si confermano le attese di un livello di produzione da record di 2,75 miliardi di tonnellate, +1,6% rispetto al 2019. Ritoccata la produzione di mais in Europa e Ucraina, per via delle condizioni climatiche che hanno ridotto ulteriormente le prospettive di raccolto, e anche negli Usa, seppure in misura minore. Anche quella del grano è stata limata per le condizioni climatiche non favorevoli in Ucraina e Argentina mentre le prospettive per il grano invernale 2021, già piantato nell’emisfero nord, sono buone. In particolare in Ue si sono aumentate le piantagioni alla luce di incoraggianti prospettive di prezzo. 

Sul fronte dei consumi la Fao ha incrementato le stime a 2,745 miliardi di tonnellate, in aumento di quasi il 2% sul 2019/20. Il rialzo è dovuto soprattutto al consumo di grano in Ue. In particolare è stato incrementato il consumo di cereali secondari per mangimi. La ridotta produzione di mais, riso e grano, l’aumento dell’export per via di una robusta domanda mondiale (ad esempio per il mais brasiliano) porteranno a un calo delle scorte finali. In crescita invece il commercio internazionale, +3% a 451 milioni di tonnellate. In particolare ci sarà un aumento delle transazioni di cereali secondari (+3,7% per il mais a quasi 180 milioni di tonnellate).

Carne

L’unico indice a diminuire: -0,5% rispetto a settembre, a quota 90,7, per un calo dei prezzi della carne suina, sulla scia delle restrizioni all’import dalla Germania volute dalla Cina. Il calo delle quotazioni del prodotto tedesco non è stato controbilanciato dall’aumento di quelle della carne brasiliana grazie a una forte domanda di import. Giù anche i prezzi della carne bovina – per via della debole domanda statunitense – e avicola – per la riduzione degli ordini della Cina; in aumento quella ovina per via di una domanda solida e di una quota minore di carne destinata all’export. L’indice generale è sotto il livello di ottobre 2019 di ben il 10,7%. 

Latte e derivati

Il livello dei prezzi è pari a 104,4 punti, +3,5% rispetto all’anno precedente e +2,2% da settembre, grazie all’aumento delle quotazioni dei formaggi, seguiti dai latti in polvere e dal burro. L’aumento dei prezzi è conseguenza della contrazione di mercato delle consegne nel breve periodo sostenuta dalla robusta domanda dell’import di Asia e Medio Oriente. In Europa, invece, dove la produzione è vicina al minimo stagionale, l’aumento della domanda delle consegne ha contribuito alla contrazione nel mercato spot e all’irrobustimento dei prezzi.

Oli vegetali

L’indice ha raggiunto 106,4 punti, +1,8% rispetto al mese precedente, soprattutto per via dell’apprezzamento di olio di soia e di palma. Per il primo pesa ancora la contrazione dell’offerta in Sud America. Di contro i prezzi dell’olio di colza sono diminuiti moderatamente per la crescente incertezza relativa alla domanda dell’Ue con l’aggravarsi della situazione pandemica. 

Zucchero

Per questo indice, pari a 85 punti, si è registrato il maggior aumento del mese: +7,6%, addirittura +9,3% dall’anno scorso, sull’onda delle prospettive di una minore produzione di zucchero sia in Brasile che in India, i due principali fornitori mondiali.




Foto: Pixabay

 

redazione