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Mais, boom di esportazioni per gli Stati Uniti

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Decollano le esportazioni di mais Usa, con un rimbalzo impetuoso dopo la crisi drammatica della scorsa campagna. Nel 2012/2013 la crisi globale aveva fatto toccare il punto più basso per le vendite fuori confine dal 1970 a oggi. Gli Stati Uniti esportano circa l’80% del proprio mais verso sette paesi: Giappone, Cina, Taiwan, Messico, Egitto e Colombia. Il vicepresidente dello U.S. Grains Council, Erick Erickson, ha fatto il punto di ciascuno di questi mercati per segnalare la ripresa in un contesto macroeconomico migliorato.

 

Il recupero più marcato rappresente il Giappone. La parentesi nera della crisi aveva visto precipitare l’import di mais dagli Stati Uniti da 462 milioni di bushel nel 20122/2012 a soli 276 MBU, fino alla risalita della scorsa campagna con 452 MBU e la ripresa sostanziale delle quote di mercato perse. Anche le vendite verso il Messico vanno a gonfie vele, con un raddoppio degli ordini passati da 172 MBU a 415 MBU circa. Meno poderosi i quadri di altri importatori tradizionali del mais Usa. Corea del Sud ed Egitto, infatti, si sono rivolti nella scorsa stagione cerealicola a produttori più economici. Buoni i dati che arrivano dalla Colombia, dopo la riapertura dei termini dell’accordo di libero scambio, mentre la situazione resta tesa sul mercato cinese. Nonostante il lieve miglioramento, infatti, di circa 12,2 MBU, poi seguito da una ulteriore contrazione all’inizio di quest’anno, il rapporto con gli acquirenti cinesi resta frenato da molte difficoltà: in primo piano il problema delle biotecnologie, con il rifiuto di diversi carichi e danni per milioni di dollari. Sull’altro fronte il protezionismo cinese, che si può sintetizzare nella volontà di far restare, dice Erickson, “la ciotola di riso cinese saldamente in mani cinesi”.

 

Foto: Pixabay

co.col.