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Le famiglie italiane spendono sempre meno: dal Rapporto Ismea focus su carni e ittico

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In Italia, la spesa per beni alimentari, bevande e tabacco, calcolata a valori costanti, è diminuita nel 2013 del 3,1%. Si tratta della terza variazione negativa consecutiva (dopo il -1,1% del 2011 e il -3% del 2012). Nel rapporto Check Up 2014 di Ismea si analizza nel dettaglio il comportamento delle famiglie italiane alle prese con un carrello più povero. Entrambe le voci dell’aggregato, “alimentari e bevande non alcoliche” e “bevande alcoliche e tabacchi”, segnano un calo di pari intensità. Tale flessione è dovuta ad una riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie e non ad un rallentamento dei prezzi (nella media dell’anno, l’indice dei prezzi al consumo degli alimenti e bevande non alcoliche è cresciuto del 2,4% rispetto al 2012).

 

A valori correnti, infatti, il calo risulta più contenuto (-0,9%). “Nel 2013, per il perdurare della crisi economica, le famiglie hanno tirato la cinghia – si legge nel rapporto di Ismea – cercando di risparmiare su tutte le voci di spesa, ad eccezione dei consumi obbligati, cioè la spesa per l’abitazione e i servizi energetici che risulta stabile rispetto al 2012 a valori costanti, ma registra un aumento (+1,8%) a valori correnti, alimentato dal rincaro delle voci dell’aggregato”.

 

A livello settoriale, nel 2013 tutte le macro-categorie di prodotti registrano una contrazione della spesa su base annua, ad eccezione di quella dei vini (sostenuta dai rincari dei prezzi di vendita della scorsa annata di produzione) e degli oli e grassi, la cui crescita è da imputare unicamente all’olio di oliva sfuso. Tra le carni e i derivati, nel 2013 si segnala una flessione su base annua della spesa destinata alle carni fresche (-1,3%), alla quale si contrappone un lieve aumento di quella destinata ai derivati della carne (+0,5%). Diversificate le dinamiche che interessano il segmento del fresco: si spende meno per le carni di tutte le tipologie, ad eccezione dell’avicola, spinta sostanzialmente da una dinamica favorevole dei prezzi al dettaglio. Cresce, invece, la spesa destinata dalle famiglie alle carni elaborate, soprattutto la tipologia suina. I risultati confermano poi anche la maggiore preferenza accordata dai consumatori ad altri alimenti proteici, come ad esempio le uova, i cui consumi crescono del 6,6% in volume e del 5,7% in valore, sostenuti dai rincari dei prezzi al dettaglio del prodotto. La crescita della spesa dei derivati della carne (salumi e insaccati) deriva dal segmento a Denominazione di Origine (+2%), vista la contemporanea lieve flessione registrata dal segmento convenzionale (-0,4%). Allargando l’analisi agli ultimi cinque anni, si evidenzia un aumento del valore assegnato dalle famiglie ai derivati della carne (+0,5% in media ogni anno).

 

Una delle categorie a risentire più intensamente della crisi dei consumi delle famiglie italiane è stata quella dei prodotti ittici, soprattutto i freschi che segnano un calo della spesa del 19,3%, a fronte di un calo dei volumi sensibilmente inferiore (-4,3%). Il segmento del trasformato segna una flessione del 2,8% in valore ed una sostanziale tenuta dei volumi (-0,2%). Sulla buona tenuta dei volumi del trasformato, nel 2013, hanno soprattutto influito i prodotti surgelati, visto il contemporaneo calo del tonno inscatola, che ha registrato un -2,2%, dopo l’andamento positivo osservato nel periodo 2009-2012. Va tuttavia tenuto presente che la spesa delle famiglie per il tonno in scatola ha continuato a crescere, in ragione del rialzo dei prezzi medi del prodotto, mentre quella per i surgelati ha subìto una flessione (-6,3%).


Foto: Pixabay

co.col