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Mangimi da co-prodotti alimentari, la nuova guida di Robin Crawshaw

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Dai mangimi dai co-prodotti alimentari alle applicazioni più ampie come la produzione di biocarburanti. In poco più di cinquecento pagine il nuovo libro di Robin Crawshaw, ‘Co-Product Feeds in Europe’ torna a raccontare la complessa materia della nutrizione degli animali d’allevamento.

Il nuovo libro arriva a quasi venti anni dalla prima pubblicazione dell’esperto. ‘Co-Product Feed’ pubblicato per la prima volta nel 2001 è stato venduto in più di 45 paesi nel mondo. Riferimento essenziale per l’aggiornamento del Catalogo UE delle materie prime per mangimi. Grazie alla sua brochure sui co-prodotti modificata nel 2019, la Federazione tra i produttori europei di mangimi composti (Fefac) ha potuto illustrare attraverso alcuni esempi quanto sia stato importante il contributo dei co-prodotti come materia prima per l’alimentazione animale per l’implementazione dell’economia circolare.

Anche perché sono proprio i mangimi la fetta più consistente dei costi di produzione zootecnica. Secondo i dati della FEFAC, nel 2019 l’alimentazione animale ha rappresentato fino al 57% del valore aziendale del pollame, il 29% del valore aziendale dei suini e l’11% del valore aziendale del bestiame bovino. I costi dei mangimi sono aumentati più dei prezzi di produzione negli ultimi 25 anni, confermando l’esisgenza di miglioramento da parte della mangimistica per fornire mangimi efficienti e in grado di ottimizzare la produttività degli allevamenti.


Proprio ‘Co-Product Feeds in Europe’, nella sua versione 2020, compie questo ulteriore passo in avanti. L’autore fornisce una panoramica esaustiva dei molti tipi di co-prodotti utilizzabili come mangimi. La nuova versione è più ampia della precedente e include sia i nutrimenti importati sia quelli prodotti in Europa. Il suo ambito di applicazione comprende i mangimi per l’acquacoltura e quelli derivanti da processi aggiuntivi come la produzione di biocarburanti, pesce e lavorazione di animali terrestri, nonché il frazionamento di legumi e semi oleosi.

Un utile guida anche per orientarsi verso quell’economia circolare perseguita dall’Europa

La Commissione europea ha elaborato un piano d’azione per convertire i sotto-prodotti alimentari ed utilizzare, come mangimi, degli alimenti non più destinati al consumo umano. Tale atto non costituisce un dispositivo legislativo restrittivo o impositivo ma più semplicemente un documento d’orientamento, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, con il quale vengono enunciate le linee guida che devono seguire gli operatori del settore alimentare (OSA) e le Autorità amministrative degli Stati membri per contribuire a ridurre lo spreco di cibo. L’utilizzo come mangimi di tali alimenti trasformati evita che questi prodotti siano compostati, inceneriti, trasformati in biogas o smaltiti in discarica. Gli indirizzi forniti dovrebbero fun­gere da guida per le autorità nazionali e per gli operatori della filiera alimentare nell’applicazione della pertinente normativa dell’Unione. Se si considera come il fatturato dell’industria europea dei mangimi derivante dall’uso di co-prodotti sia stato di 52 miliardi di euro nel 2019, con un aumento del 28% dal 2007, si comprende quanto quella sia importate il libro di Crawshaw per far fronte alle sfide del futuro.

Tra le principali c’è sicuramente quella della sostenibilità ambientale. Nel 2019 – sono dati Fefac – l’industria mangimistica europea ha utilizzato 40,8 milioni di tonnellate di torte e farine e 20 milioni di tonnellate di co-prodotti dall’industria alimentare e dei biocarburanti. Poter sfruttare questi prodotti alimentari permette alla mangimistica di fare un uso più efficiente delle materie prime e quindi di contribuire alla transizione della zootecnia verso un modello produttivo più sostenibile.