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Cresce la produzione industriale di mangimi nel 2011

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mais

 

Nel 2011 la produzione italiana di mangimi realizzata dall’industria ha registrato un incremento dell’1,8% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dai dati di bilancio del settore presentati nel corso del consueto appuntamento offerto dall’Assemblea annuale Assalzoo, tenutasi il 22 giugno u.s. a Bologna. 
Secondo le stime dell’Associazione la produzione complessiva dell’industria mangimistica italiana è passata, pertanto, dalle 14.265.000 tonnellate del 2010 alle 14.522.000 tonnellate del 2011.
Un aumento, fa seguito a quello di quasi tre punti percentuali già segnato nel 2010, che ha portato così la produzione industriale di mangimi ad un picco storico mai raggiunto fino ad ora, superiore anche al record toccato nel 2008, vale a dire nel periodo direttamente antecedente l’avvio della pesante crisi economico-finanziaria-produttiva, che non riguarda solo l’Italia ma l’intera Unione Europea e il Mondo.
Si tratta di un dato in controtendenza rispetto al panorama industriale italiano e di segno opposto anche rispetto a quanto messo in evidenza dal comparto alimentare nel suo complesso, di cui la mangimistica fa parte, che ha accusato una riduzione significativa della produzione (-1,8%, fonte Federalimentare). Per l’industria mangimistica si confermano quindi, ancora una volta, buone capacità di reazione e si consolida il suo ruolo portante a sostegno della filiera agroalimentare dei prodotti di origine animale e  della zootecnia in particolare.

Nel 2011 la produzione italiana di mangimi realizzata dall’industria ha registrato un incremento dell’1,8% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dai dati di bilancio del settore presentati nel corso del consueto appuntamento offerto dall’Assemblea annuale Assalzoo, tenutasi il 22 giugno u.s. a Bologna. Secondo le stime dell’Associazione la produzione complessiva dell’industria mangimistica italiana è passata, pertanto, dalle 14.265.000 tonnellate del 2010 alle 14.522.000 tonnellate del 2011.Un aumento, fa seguito a quello di quasi tre punti percentuali già segnato nel 2010, che ha portato così la produzione industriale di mangimi ad un picco storico mai raggiunto fino ad ora, superiore anche al record toccato nel 2008, vale a dire nel periodo direttamente antecedente l’avvio della pesante crisi economico-finanziaria-produttiva, che non riguarda solo l’Italia ma l’intera Unione Europea e il Mondo.Si tratta di un dato in controtendenza rispetto al panorama industriale italiano e di segno opposto anche rispetto a quanto messo in evidenza dal comparto alimentare nel suo complesso, di cui la mangimistica fa parte, che ha accusato una riduzione significativa della produzione (-1,8%, fonte Federalimentare). Per l’industria mangimistica si confermano quindi, ancora una volta, buone capacità di reazione e si consolida il suo ruolo portante a sostegno della filiera agroalimentare dei prodotti di origine animale e  della zootecnia in particolare.

 

 

PRODUZIONE NAZIONALE DI MANGIMI COMPOSTI

TIPOLOGIA

Anno 2010

(.000 tons)

Anno 2011

(.000 tons)

% sul

Totale

Var.%

2011/2010

Volatili

5.730.000

5.700.000

39,3

-0,5

Bovini

3.683.000

3.755.000

25,9

+ 2,0

Suini

3.241.000

3.460.000

23,8

+ 6,8

Conigli

545.000

519.000

3,6

-4,8

Ovini

211.000

233.000

1,6

+ 10,4

Equini

85.000

82.000

0,6

-3,5

Pesci

105.000

105.000

0,7

=

Pet food

617.000

619.000

4,3

+ 0,3

Altri Animali

48.000

49.000

0,3

+ 2,1

TOTALE

14.265.000

14.522.000

100,0

+ 1,8

 

 

 

L’aumento produttivo è da imputare in via principale all’ottima perfomance dei mangimi destinati ai suini – che sfiorano il + 7% – e in misura inferiore a quelli per i bovini, in particolare per le vacche da latte; gli alimenti per avicoli, dopo un aumento graduale che aveva caratterizzato ininterrottamente gli ultimi cinque anni, hanno invece segnato il passo, pur confermandosi il primo comparto mangimistico di cui rappresentano circa il 40% rispetto alla produzione complessiva. Per quanto attiene i mangimi destinati alle altre specie animali il quadro appare contrastato: si confermano le difficoltà di questi ultimi anni per il settore dei conigli, che stenta ancora a trovare un equilibrio di mercato; restano sostanzialmente invariati i mangimi per pesci e quelli destinati agli animali familiari; aumentano in modo consistente gli alimenti destinati agli ovini.

 

I fattori che hanno condizionato la produzione

Il trend di crescita mostrato dalla produzione mangimistica appare imputabile, più che all’aumento delle consistenze di bestiame – positivo ma tutto sommato modesto – alla interazione di altri due fattori principali:

le difficoltà di liquidità del mondo allevatoriale, accentuate dagli effetti della crisi economica e dalla grave stretta creditizia operata dalle banche;

il forte aumento dei prezzi di molte delle principali materie prime per mangimi, che hanno fatto segnare livelli elevatissimi, con particolare riguardo a tutti i cereali e ai loro derivati.

Una situazione che ha portato molti allevatori a rivolgere maggiore attenzione all’acquisto di mangimi industriali che, oltre ad offrire sensibili economie, consentono spesso anche la possibilità di una significativa dilazione nei pagamenti delle forniture. 

 

Il mercato delle materie prime

 

 

 

VARIAZIONI % PREZZI MEDI ANNUALI DI ALCUNE MATERIE PRIME

 

 

 

MATERIE PRIME

 

2010/2009

2011/2010

 

Grano tenero

+25,39

+35,70

Mais

+28,20

+34,09

Orzo

+25,40

+35,75

Farinaccio

+26,07

+40,07

Crusca

+30,25

+31,07

Germe di mais

+29,65

+37,14

Farina glutinata

+18,68

+28,45

Farina di soia

-2,16

-2,23

Girasole

+6,27

-4,24

Farina di erba medica

-6,19

+7,77

Polpe di barbabietole

+13,39

+44,01

Farina di pesce

+41,56

-7,65

Oli vegetali

+26,16

+27,77

 

Fonte: elaborazioni Assalzoo su quotazioni settimanali delle Borse

merci di Milano e Bologna

 

 

 

Con particolare riguardo al richiamato mercato delle materie prime, va evidenziato che nel 2011 in particolare per mais, grano tenero ed orzo si è assistito ad un forte rialzo delle quotazioni: nella media dell’anno, la crescita dei prezzi è stata anche superiore del 35% rispetto al 2010. Unica eccezione tra le materie prime di interesse per l’industria mangimistica è stata la farina di soia mantenutasi, in media, leggermente al di sotto (-2%) rispetto a quanto rilevato nell’anno precedente. Per la farina di soia va, tuttavia, sottolineata una netta inversione di tendenza dei prezzi in questi primi mesi del 2012, che hanno segnato una crescita stimabile in media oltre il 15%.

Un mercato, quello delle materie prime che si conferma molto volatile. Ed infatti il forte aumento dei prezzi assume dimensioni ancor più eclatanti se si raffrontano gli attuali con quelli rilevati nel 2009:  nella media dei due anni il rincaro è stato in molti casi addirittura superiore al 60-65%, con picchi in alcuni mesi anche più alti.

 

Aumenta il consumo di mangime di produzione industriale

Crisi di liquidità, stretta creditizia e aumento del costo delle materie prime hanno sicuramente spinto – come accennato prima – verso un maggiore uso di mangime di produzione industriale, soprattutto da parte di quegli allevatori che solitamente ricorrono all’autoproduzione aziendale, e questo sia perché i prezzi dei mangimi praticati dall’industria sono di regola inferiori a ciò che avrebbero dovuto pagare gli stessi allevatori se avessero optato per l’autoproduzione sia perché, acquistando il mangime dall’industria, gli allevatori riescono di regola ad ottenere dilazioni nei tempi di pagamento delle forniture che, al contrario, non sono praticati all’acquisto delle materie prime.

Tutto questo, se da un lato rende più conveniente per gli operatori del settore zootecnico rivolgersi all’industria mangimistica, dall’altro lato impone a quest’ultima  – peraltro suo malgrado – uno scomodo ruolo da cassa di compensazione, costringendo ad un sacrificio non indifferente molte industrie, che devono farsi carico di una maggiore esposizione finanziaria, pur di mantenere in vita la zootecnia nazionale.

 

Industria mangimistica a sostegno della zootecnia e del made in Italy

Quanto sopra pone all’attenzione l’importanza dell’industria mangimistica quale sostegno per la filiera zootecnica. Un ruolo che viene consolidato anche per effetto di una crescita costante in termini di credibilità e capacità di questa industria nel saper fornire prodotti specializzati, con un alto standard qualitativo e di saper rispondere alla richiesta esigente che proviene dalla filiera del made in Italy alimentare. 

Non va trascurato, in proposito, che l’industria mangimistica è un anello fondamentale per garantire l’origine italiana di moltissime produzioni di eccellenza del nostro Paese, assicurando un grado di auto approvvigionamento di oltre il 96% rispetto alla richiesta di mangime che proviene dall’allevamento nazionale. 

 

 

 

GRADO DI AUTO APPROVVIGIONAMENTO

DI MANGIMI INDUSTRIALI IN ITALIA

 

 

 

Tipologia

Tonnellate

Totale produzione mangimistica

14.522.000

Totale importazione

542.947

Totale esportazione

360.111

Disponibilità

14.704.836

Grado di auto-approvvigionamento

96,3%

 

 

La crescita degli standard qualitativi dei mangimi italiani risulta ulteriormente accentuata anche dalla certificazione volontaria “Codex Assalzoo” – già conseguita da oltre il 30% della produzione delle ditte associate – che costituisce una garanzia aggiuntiva molto importante oltre che per gli allevatori, per l’intera filiera dei prodotti di origine animale.

A ciò deve aggiungersi – ed è doveroso richiamarlo in un momento di grande difficoltà economica – la responsabilità dimostrata da moltissime aziende del settore nel cercare di attenuare sugli allevatori i forti rincari dei costi di produzione e dei prezzi delle materie prime, comprimendo spesso le proprie marginalità ai limiti della sopravvivenza, con ricadute positive, anche in questo caso, a beneficio non solo degli allevatori ma di tutta la filiera e dei consumatori finali.

 

 

 

Aumenta il fatturato ma non la ricchezza delle aziende

 

PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI

 

 

VARIABILI

UNITÀ DI MISURA

ANNO 2010

ANNO 2011

VAR. %

Fatturato

Milioni di euro

6.650

7.550

+13,5

Prezzi alla produzione

di cui:

cereali

Var. % su anno prec.

+13

 

+27

+17

+35

Costo del lavoro

“”

+ 4,2

+2,6

Numero di Addetti

Unità

8.500

8.500

=

Produzione mangimi

Migliaia di tonn.

14.265

14.522

+1,8

Importazioni

Milioni di euro

629

655

+4,1

Esportazioni

“ ”

226

254

+12,4

Saldo commerciale

“ ”

– 403

-401

-0,5

 

La tabella dei principali indicatori economici del settore pone in evidenza un notevole incremento del fatturato del settore, sul quale è tuttavia necessario fare alcune precisazioni. 

In primo luogo va sottolineato che il vistoso aumento del fatturato non si traduce in una maggiore ricchezza per le aziende mangimistiche.

Il dato del fatturato, che risente solo in parte della maggiore produzione, appare infatti condizionato soprattutto dal forte incremento dei prezzi delle materie prime, cui deve aggiungersi una crescita altrettanto forte di tutti gli altri costi di produzione e da una pressione fiscale senza precedenti. Ne deriva perciò un fatturato “gonfiato”, che stante la riduzione dei margini, l’aumento della esposizione finanziaria delle aziende e i lunghi tempi di pagamento delle forniture, evidenza una crescente difficoltà del settore sul piano della competitività e sulla stessa capacità di investimento e di crescita delle aziende mangimistiche, che sono invece requisiti indispensabili per lo sviluppo della zootecnia nel nostro Paese.

Un aspetto sul quale sarebbe opportuna un attenta riflessione da parte dell’intera filiera ma, soprattutto, da parte delle Istituzioni, sulla necessità di un piano che sostenga e promuova il sistema zootecnico italiano – che rappresenta uno dei più importanti comparti dell’agroalimentare italiano – ma che favorisca anche una più corretta ed equa distribuzione della catena del valore per tutti gli operatori della filiera.

 

Foto: Pixabay

 

Giulio Gavino Usai