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Mangimistica, ripartire dal Recovery Plan

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Nel pieno della seconda ondata di contagi da coronavirus il Governo sta mettendo a punto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma di investimenti da finanziare con il Next Generation EU (Recovery Fund) per portare l’Italia fuori dalla crisi pandemica. La Ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ha più volte ribadito che il piano dovrà avere “un cuore agricolo”. Un auspicio che condividiamo pienamente e che, se realizzato, confermerebbe quella centralità riconosciuta all’intera filiera agro-alimentare-zootecnica italiana nel corso dell’emergenza sanitaria. Una delle sfide che si è posta l’Italia con il Recovery Plan è compiere un’effettiva e completa transizione verde e digitale del sistema Paese, incluse le attività produttive tra cui quelle del settore primario. Il corretto utilizzo del piano Next Generation EU è un’arma irripetibile per modernizzare il nostro Paese e per riconvertire molti sistemi produttivi in crisi. Il benessere del Paese è direttamente proporzionale alla capacità di produrre ricchezza e con essa lavoro, istruzione e giustizia sociale.

Servono volontà politica, coraggio e competenze

Il contributo che può derivare dalla mangimistica nell’affrontare questa sfida è imprescindibile. Il nostro comparto ha da sempre individuato nell’economia circolare e nell’efficienza i pilastri di una dimensione di sostenibilità propria. Ed è convinto che l’innovazione tecnologica, il ripensare la globalizzazione, la lotta al cambiamento climatico consapevoli rappresenteranno la vera svolta se saremo in grado di rendere più efficiente la macchina pubblica improduttiva e arretrata insieme ad uno shock (il supporto alla scienza, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione dei processi produttivi siano elementi chiave per lo sviluppo).

L’industria mangimistica italiana continuerà dunque a investire in tutti questi campi per perseguire obiettivi che tendono, in ultima istanza, al compimento delle missioni definite dal Recovery Plan. All’interno della catena della filiera dei prodotti alimentari di origine animale la mangimistica contribuisce, con la fornitura di mangimi sempre a più alto valore, ad aumentare la sicurezza e la qualità dei prodotti che derivano dall’attività di allevamento e ad elevare la salute e il benessere e degli animali e dunque il grado di produttività degli allevamenti. Ma l’attività della mangimistica non si limita solo a questo. Il nostro impegno è finalizzato anche alla riduzione della carbon footprint della zootecnia, all’integrazione della filiera, alla riduzione della dipendenza dall’estero negli approvvigionamenti di materie prime e prodotti zootecnici, in un quadro di convinto sostegno al rilancio e rinnovamento del vero Made in Italy alimentare con interventi di sistema (infrastrutture) e interni (soluzioni) al settore.

Sostenibilità

L’accrescimento dei livelli di sostenibilità è da sempre  uno scopo condiviso da tutti gli operatori della filiera. La mangimistica ha messo (logistica, trasferimento tecnologico, economia circolare) e sta mettendo in atto (impatto ambientale, benessere animale, nutrizione di precisione) una serie di azioni per coniugare le attività produttive con la tutela dell’ambiente, ed in questo senso il lavoro per l’implementazione della Carta della Sostenibilità dei Mangimi di Fefac ne è un esempio. I nostri prodotti per la nutrizione animale sono il primo fondamentale tassello di una produzione agro-alimentare-zootecnica sostenibile. Vista la collocazione della mangimistica, con gli opportuni interventi questi prodotti potrebbero, da un lato, certificare la sostenibilità delle materie prime utilizzate (cereali e proteine vegetali) e, dall’altro, dare l’abbrivio e collaborare alla realizzazione di  filiere sostenibili che arrivi, tramite gli scaffali della Grande Distribuzione, a comunicare al consumatore finale tutti i vantaggi che portiamo alle produzioni agroalimentari. Una filiera in cui possano essere riconosciuti e certificati gli standard di sostenibilità che vengono rispettati, magari con un sistema di etichettatura, dove venga sottolineato anche il carattere dell’italianità della produzione, un valore da spendere tanto sul mercato domestico quanto su quello internazionale. Promuovere filiere agroalimentari sostenibili è proprio uno degli obiettivi quantitativi di lungo termine stabiliti dal Recovery Plan.

Innovazione

L’alimentazione di precisione è uno strumento a cui la mangimistica sta puntando negli ultimi anni per vincere la sfida ambientale. Con questo tipo di alimentazione è possibile rendere più efficiente l’uso delle risorse e valorizzarne di nuove, consolidare l’economia circolare, combattere l’impoverimento ed erosione dei suoli, migliorare salute e benessere degli animali, limitare l’uso di farmaci veterinari e quindi combattere l’antibiotico-resistenza. In questo ambito la digitalizzazione dei processi produttivi può mostrare tutta la sua utilità, basti pensare alla possibilità di monitorare da remoto le necessità degli allevatori e di poter programmare, in base a queste, la produzione. I vantaggi che e derivano sono dunque notevoli, perché consentono di agevolare un maggiore dialogo tra mangimisti e allevatori favorendo così l’integrazione della filiera. La ricerca – un’altra delle sei missioni individuate dal Recovery Plan – vede proprio l’alimentazione di precisione tra i settori su cui concentrare l’attività di studio. Per la posta in gioco, per il potenziale che può dispiegare, la ricerca scientifica, l’innovazione digitale e i progetti che le ottimizzano meritano un supporto ancora più deciso, anche per colmare quel gap che separa storicamente l’Italia dagli altri Paesi avanzati.

Il Recovery Plan dà la possibilità di definire una strategia per uno sviluppo completo dell’Italia che non può non annoverare tra i suoi protagonisti la filiera agro-zootecnica-alimentare. Le Linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza definiscono chiaramente, ed opportunamente, come strategiche le filiere agroalimentare, industriale e turistico/culturale. L’Italia può e deve ripartire da qui per lasciarsi alle spalle anni di crescita zero, di ritardi infrastrutturali, di investimenti poco ambiziosi, di bassi livelli di produttività. L’occasione la fornisce una crisi senza precedenti che ci ha colpiti in maniera profonda ma che ci permette anche di guardare a un futuro green e digitale coerente con quello delineato dalle recenti politiche europee e internazionali. Siamo di fronte a un’occasione unica. Sta ora a chi ha la responsabilità delle scelte di sfruttare le ingenti risorse del Recovery Plan per trasformare questa grave crisi, che ci ha colpiti, nella più grande opportunità di ripresa e sviluppo del nostro Paese.

Foto: Pixabay Marcello Veronesi