Home Economia Il mercato dei cerealimette a rischiola zootecnia

Il mercato dei cerealimette a rischiola zootecnia

263
0
carni avicole_influenza aviaria

La volatilità del mercato è la spina nel

fianco del settore. La nuova PAC, se

finanziata adeguatamente, potrebbe dare

le risposte giuste.

 

L’attuale andamento dei prezzi delle materie prime per la produzione di mangimi, e in particolare quelli dei cereali, con quotazioni in progressivo forte aumento a partire da giugno dello scorso anno, destano forte preoccupazione all’industria mangimistica, che vede aumentare in modo notevole i costi di produzione dei mangimi e che, di conseguenza, si trova nella condizione di dover necessariamente adeguare i prezzi dei mangimi, per la produzione dei quali i cereali rappresentano una componente maggioritaria.

 

Picchi da record

Il livello dei prezzi è, infatti, tornato a sfiorare i picchi record che si erano registrati tra il 2007 e il 2008, con il rischio che possano crescere ulteriormente, diventando insostenibili per la zootecnia.

Va fatto notare che i cereali, insieme alla farina di soia, costituiscono le materie prime di base per la produzione dei mangimi destinati a tutte le specie animali e in Italia se ne impiegano quantità davvero rilevanti. Per l’alimentazione del bestiame allevato nel nostro Paese vengono utilizzati in complesso circa 12,5 milioni di tonnellate di cereali, di cui circa 8,5 milioni di tonnellate sono rappresentate da granturco, quasi 1,6 milioni di tonnellate di orzo e 1,3 milioni di tonnellate di grano tenero, mentre la restante parte è costituita dai cosiddetti cereali minori (avena, sorgo, segale, ecc.) per un totale di circa 1,1 milioni di tonnellate.

Tenuto conto di queste grandi quantità è pertanto evidente quale sia l’impatto sulla zootecnia che deriva dalle elevate quotazioni dei cereali, che vanno a pesare sui mangimi e quindi sul costo finale dell’alimentazione animale.

 

Zootecnia in difficoltà

È di tutta evidenza, infatti, che un prezzo così elevato, se da un lato premia i produttori di cereali, dall’altro penalizza pesantemente un’altra categoria di operatori del settore agricolo, ovvero gli allevatori che, stante il basso livello delle quotazioni dei prodotti zootecnici (carni, latte e uova), non riescono a coprire i loro costi di produzione.

Ne deriva una situazione particolarmente preoccupante per la zootecnia del nostro Paese già in forti difficoltà nel contenere la concorrenza di molte produzioni estere che arrivano sui nostri mercati spesso a prezzi inferiori anche del 30-40%. Una situazione che corre il rischio di determinare effetti ancor più preoccupanti su comparti come quello suino o delle vacche da latte, già in forte crisi da tempo e che finirà via via per avere riflessi inevitabili su tutti gli altri comparti del nostro allevamento, come i bovini da carne, ma anche l’avicolo, il cunicolo ecc..

Del resto questo andamento del mercato dei cereali non sembra destinato a trovare equilibrio e stabilità almeno nel medio periodo, tenuto conto che a partire dalle impennate dei prezzi registrate dal 2007 in poi la volatilità è diventata una caratteristica ricorrente in questo settore. Il perché di tutto questo non ha certo una sola spiegazione ma dipende dall’interazione di più cause concomitanti: l’aumento della domanda a livello mondiale non solo per il consumo alimentare (sia umano che animale), ma anche per altri usi che vanno in concorrenza diretta con il primo, tra cui spicca un crescente impiego per la produzione di bio-energie, incentivate in molti Stati; la difficoltà di riuscire a produrre quantità di cereali in grado di soddisfare appieno l’aumento della domanda, e questo riguarda anche i Paesi principali produttori; una pericolosa riduzione delle scorte, che nell’Unione europea sono state addirittura quasi del tutto azzerate; una situazione climatica diventata sempre più imprevedibile con conseguenze negative sui raccolti e sulla qualità delle produzioni; la comparsa anche sul mercato dei cereali di speculatori finanziari, fino a poco tempo fa estranei al settore delle commodities, ma che mostrano un interesse crescente ad investire su materie prime a forte valenza strategica per la sicurezza alimentare nel mondo.

 

Problema da non sottovalutare

Le incognite per il futuro restano quindi molte e, tenuto in particolare conto della strategicità di queste materie prime sotto il profilo della sicurezza alimentare, sarebbe auspicabile – o meglio necessario – che il problema non venisse sottovalutato o peggio ancora valutato in modo errato e senza l’adozione di politiche di lungo respiro. Occorre, perciò, che vengano studiate e adottate quanto prima misure idonee a incentivare in modo razionale la produzione di cereali, che sono e restano insostituibili per il sostentamento della popolazione di tutto il mondo, dando al consumo alimentare priorità assoluta rispetto ad altri impieghi concorrenti. I dati più recenti pongono in evidenza, infatti, che la popolazione mondiale è in continua crescita e si prevede che aumenterà del 40% circa entro il 2050, determinando uno sviluppo della domanda di alimenti che si stima raddoppierà rispetto agli attuali fabbisogni.

Per far fronte a questo crescente aumento della domanda mondiale di prodotti agricoli e alimentari, anche gli Stati membri e l’Unione europea saranno chiamati a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare e le ultime campagne di commercializzazione hanno già mostrato preoccupanti segnali nella direzione di una sostanziale incapacità del mercato di assecondare la domanda. A questo proposito un’occasione importante si offre proprio con la recente apertura dei lavori per la riforma della PAC (Politica Agricola Comune), che sarà determinante per favorire un più corretto funzionamento del mercato interno, ma che dovrà costituire soprattutto il mezzo per contribuire, nel periodo 2013/2020, in modo efficace e soprattutto efficiente ad assicurare quella sicurezza alimentare che i cittadini dell’Unione richiedono. Un aspetto quest’ultimo che da solo dovrebbe fare cadere ogni polemica sulla necessità e sull’importanza di destinare un adeguato finanziamento della PAC.

 

Pubblicato: Gennaio-Febbraio 2011

 Foto: Pixabay

Giulio Gavino Usai – Assalzoo