Home Economia Fao, nel 2020 produzione di carne in calo. Bene cereali e soia

Fao, nel 2020 produzione di carne in calo. Bene cereali e soia

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La produzione dei mercati agroalimentari nel 2020 e nei mesi successivi è segnata dagli effetti della diffusione del coronavirus. La pandemia si affianca, però, anche ad altri elementi di perturbazione sia sul fronte della domanda che dell’offerta come, ad esempio, la diffusione della Peste suina africana. Di tutti questi fattori ha tenuto conto la Fao nella redazione del suo ultimo Outlook sulla produzione alimentare. Tra le conclusioni degli esperti ci sono le ottime prospettive per il settore cerealicolo, con i mercati ben riforniti, la crescita dell’output di mais e la maggiore domanda per la mangimistica, ma anche le flessioni per la produzione di carne e pesce, con il settore ittico che ha risentito delle conseguenze della gestione della crisi sanitaria.

Grano 

La produzione è prevista di poco sopra i livelli del 2019. A sostenere il settore saranno Paesi come Australia e Russia che bilanceranno i cali di Usa e Unione europea ma anche di Argentina e Ucraina. Un aumento riguarderà anche la domanda, sulla spinta dei consumi alimentari del cereale, e le scorte mondiali, grazie all’incremento di quelle cinesi che però ne detengono quasi la metà; escludendo Pechino, infatti, c’è un calo delle scorte del 3,8%. Col segno più anche il commercio, indicato verso il record di 184,5 milioni di tonnellate di merce scambiata. Tra i maggiori acquirenti Cina e Ue, tra i maggiori esportatori Australia, Canada e Russia.

Mais 

Il trend rialzista interessa la produzione dell’intero comparto dei cereali secondari nel 2020/21: +2,4%. Per il mais si prevede invece un incremento dell’1,9%, soprattutto grazie alla produzione di Usa e Sud Africa, ma anche ai buoni raccolti di Argentina e Brasile. Il consumo relativo a tutti i cereali secondari è avviato verso un nuovo picco (+2,6%) grazie a un maggior uso per la mangimistica. Per il mais la domanda per i mangimi è prevista in crescita dell’1,6% grazie ad Argentina, Brasile e Cina. Anche l’orzo avrà un maggior utilizzo in ambito zootecnico, ma soprattutto il sorgo in Cina, per il quale è previsto un balzo del 16% alla luce delle alte quotazioni del mais domestico che lo rendono preferibile. Le scorte sono previste in lievissimo calo mentre il  commercio di tutti i cereali secondari si annuncia in crescita (+4,7%) su base annua. Quello del mais sale del 3,7%. Proprio le maggiori quotazioni del mais nazionale e la domanda sostenuta porteranno la Cina a importare maggiori quantitativi di mais. Deciso anche l’aumento dell’import in Ue a causa della riduzione dei raccolti

Semi oleosi

Nel 2020/21 è atteso un nuovo record nella produzione grazie, in particolare, all’aumento dell’output di soia: negli Usa c’è un rimbalzo molto significativo, in Brasile i produttori hanno piantato di più spinti dai maggiori margini di profitto. In ripresa la domanda, con il consumo di grassi e oli che tornerà a crescere dopo la stagnazione correlata al Covid. E recupererà dalle secche seguite ai focolai di Peste suina africana in Cina la domanda di mangimi. Sui prezzi agiranno diversi fattori: la situazione pandemica, le condizioni meteo in Sud America e Sud-Est asiatico, le politiche commerciali internazionali.

Carne 

Per il secondo anno consecutivo, nel 2020 si prevede un nuovo calo per la produzione di carne. Più colpita la suinicoltura, sempre per via della Peste suina in Asia e soprattutto in Cina, ma anche il segmento della carne bovina in India, Australia e Brasile. Di contro, invece, si prevede un’espansione della carne avicola, sebbene a un tasso di crescita più contenuto rispetto a quello registrato lo scorso anno. La spinta arriva dalla domanda, soprattutto in Cina, per via delle alte quotazioni della carne suina. Le interferenze sulle attività produttive delle misure anti-Covid e l’incertezza sul fronte della domanda hanno avuto effetto sul settore carneo mondiale. Tuttavia il commercio è previsto in crescita di quasi il 4%, un dato inferiore però a quello dell’anno scorso, anche in questo caso per l’impatto della pandemia e la recessione globale. Tra i maggiori importatori la Cina, che vedrà addirittura un aumento degli acquisti del 44%, mentre sul fronte delle esportazioni domineranno Brasile, Usa ma anche l’Ue. Nonostante l’aumento dell’import cinese, un insieme di fattori (meno consumi extra-domestici, difficoltà logistiche, minore disponibilità agli scambi commerciali di alcuni Paesi, tra gli altri) ha indebolito la domanda globale causando una caduta dei prezzi alla luce di una buona disponibilità di prodotto per l’export. Più colpita, ancora una volta, la carne suina. 

Latte

Nonostante i problemi correlati alla pandemia nel 2020 la produzione è prevista in aumento, grazie alle condizioni favorevoli in India, per la raccolta del latte nelle cooperative dei villaggi, e alle politiche di sostegno al settore in Europa e Stati Uniti. Anche in Russia e Cina è previsto un incremento per l’aumento del numero di bovini da latte. Commercio in crescita dell’1,5% su base tendenziale: merito della domanda all’import soprattutto di quella cinese. L’effetto, registrato a partire da giugno, è stato l’aumento dei prezzi. I surplus per l’export sono stati un elemento determinante per la dinamica dei prezzi che ha spinto Usa, Argentina e Ue a spedire più prodotto.

Pesca 

Il calo nelle transazioni commerciali nel settore ittico è stato significativo, così come la contrazione della produzione. La pandemia ha avuto effetto su domanda, prezzi, logistica e mercato del lavoro. Per la prima volta in diversi anni anche la produzione dell’acquacoltura è prevista in calo, dell’1,3%, mentre per la pesca la riduzione sarà più contenuta. Il consumo si è spostato verso i prodotti a lunga conservazione, come il pesce in scatola, e la domanda di fresco è diminuita. Tuttavia le innovazioni nei prodotti, i nuovi canali di distribuzione e l’accorciamento della filiera probabilmente porteranno benefici all’industria ittica nei prossimi anni.

Meno scambi commerciali di carne e pesca

Nel report la Fao ha dedicato spazio anche al commercio internazionale che ha fatto registrare una certa resilienza del settore in tempi di forte difficoltà, addirittura con i Paesi in via di sviluppo che sono stati in grado di aumentare le entrate provenienti dalle esportazioni del 4,6% nel primo semestre anno-su-anno. Per i Paesi a maggior reddito le entrate dall’export sono invece diminuite: c’è stata infatti una riduzione decisa per carne, pesce, bevande, tutti prodotti più esposti al calo dei redditi. L’import di prodotti di pesce, ad esempio, ha perso oltre il 12% mentre il valore del commercio di bestiame, oli vegetali e semi oleosi è cresciuto di quasi il 10%. “Il costo globale delle importazioni per tutto il 2020 potrebbe addirittura eccedere quello del 2019. Ma c’è un rilevante spostamento da generi alimentari ad alto valore verso gli alimenti di base”, spiega Josef Schmidhuber, tra gli autori del report.

Foto: Pixabay