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Africa, la siccità spinge all’uso di ogm

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Per l’agricoltura africana sembra destinata ad aprirsi una nuova era: dopo anni di resistenza alle colture geneticamente modificate l’uso degli ogm potrebbe essere reso indispensabile dagli enormi problemi di siccità con cui ha a che fare il continente, problemi che si sono estesi anche al maggior produttore africano di mais, il Sud Africa.

La situazione è stata aggravata dal El Nino, tanto che secondo l’Oxfam, confederazione internazionale specializzata in aiuti umanitari e progetti di sviluppo, ad oggi la siccità e le scarse piogge costringono alla fame 10 milioni di persone, concentrate prevalentemente proprio in Africa. Qui a farne le spese è primo fra tutti lo Zimbabwe, che però non è solito importare mais geneticamente modificato (e quando lo ha fatto lo ha macinato sotto stretta sorveglianza). Quest’anno, però, il 16% della popolazione avrà bisogno di aiuti alimentari e anche i Paesi da cui il governo è solito importare mais (lo Zambia e la Tanzania) sono alle prese con raccolti inferiori rispetto al solito. Per questo i 700 milioni di tonnellate di mais richiesti potrebbero finire per provenire almeno in parte da coltivazioni geneticamente modificate. Le importazioni africane potrebbero poi aumentare anche per le richieste provenienti dal Sud Africa: le stime parlano di 5 milioni di tonnellate di mais necessari per far fronte alla situazione attuale.

Anche lo Zambia, che in occasione della siccità del 2002 aveva rifiutato il mais geneticamente modificato offerto in aiuto, ora accetta le colture gm. L’Etiopia ha invece legalizzato la sperimentazione di cotone geneticamente modificato, già coltivato a scopo commerciale in Burkina Faso e Sudan. Infine, anche Kenya, Uganda, Malawi, Swaziland, Nigeria e Ghana stanno conducendo test su coltivazioni gm.

La storia passata mette però in guardia: la transizione dai test alle coltivazioni a scopo commerciale potrebbe essere lungo. Basta pensare al caso di Monsanto, che ha iniziato a condurre test di coltivazione nel continente africano già nel 2001, proseguendo fino al 2005 e coinvolgendo anche il tanto restio Zimbabwe. Secondo gli esperti fra i fattori che potrebbero portare alla svolta sono incluse le decisioni che la Cina prenderà a riguardo del riso gm, messo a punto ma non autorizzato alla produzione. Nel caso in cui dovesse iniziare a coltivarlo potrebbe influenzare le decisioni africane in tema di mais geneticamente modificato.

 

Foto: © seeyou | c. steps – Fotolia.com

 

Silvia Soligon