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Pomodori e cavolo riccio: le modifiche genetiche risalgono a secoli fa

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I detrattori degli organismi geneticamente modificati sostengono che la produzione e il consumo di questi prodotti sollevano una serie di questioni spinose tra cui la sicurezza per la salute umana e per la tutela dell’ambiente – nonostante, come spiega Robert Goldberg, biologo molecolare dell’University of California di Los Angeles, “quando mettiamo un gene in una pianta sappiamo esattamente dove va e cosa fa, e possiamo misurare la sua influenza sull’intero genoma”. Anche se il dibattito pro e contro Ogm sia ancora più che vivo, circa il 70% degli alimenti trasformati presenti sugli scaffali dei supermercati Usa regolarmente venduti contiene prodotti geneticamente modificati – è il caso ad esempio dello sciroppo di mais o dell’olio di colza e di cotone prodotti da colture geneticamente modificate.

Ma siamo sicuri che ciò che attualmente viene coltivato senza l’intervento dell’ingegneria genetica sia davvero “naturale”? A spiegare che non è proprio così sono sia gli agricoltori che gli uomini di scienza, che precisano che l’agricoltura è una pratica nata 10 mila anni fa e che da allora tanti ne sono stati fatti di esperimenti, tra innesti e altro, per ottenere colture che maturassero meglio, che resistessero meglio alle intemperie, che fossero più facili da gestire, che dessero più frutti. E che, quindi, hanno apportato non pochi cambiamenti alle colture.

Ecco tre esempi di prodotti attualmente regolarmente venduti che, pur sembrando naturali al 100%, in realtà sono frutto di modifiche genetiche perpetrate nei secoli scorsi:

1. Il cavolo riccio come lo conosciamo oggi deriva – così come anche i cavolini di Bruxelles, i broccoli e i cavolfiori – dal più antico cavolo selvatico (Brassica oleracea).

2. I pomodori – i cui antenati selvatici avevano la dimensione di acini d’uva – sono stati allevati nei secoli per arrivare a essere grandi, rossi, rotondi e belli come li conosciamo oggi. Nel corso di questo processo hanno però anche perso alcuni dei geni in grado di promuovere la produzione di zuccheri e antiossidanti.

3. Le mucche Holstein sono state allevate per centinaia di anni per arrivare a essere ottime produttrici di latte, al punto che oggi la maggior parte del latte prodotto negli Stati Uniti proviene da queste mucche.

Foto: © dermot68 – Fotolia.com

m.c.