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Il mercato del mais negli Usa tenderà al ribasso. Ecco le tre ragioni

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Con l’importante diminuzione della domanda di etanolo, le esportazioni minacciate dalla concorrenza e i margini contenuti dell’aumento della domanda di mangimi, il mercato del mais statunitense sembra destinato al ribasso. A sostenerlo è Gavin Maguire, analista di mercato della Reuters: nonostante il raccolto irregolare di quest’anno, spiega l’esperto, come l’attenzione si sposterà sulla domanda, il mercato del mais tenderà al ribasso. 

L’etanolo – La produzione di etanolo – che negli Usa può essere legalmente mescolato al carburante – dovrebbe svolgere un ruolo più contenuto nella crescita della domanda di mais dopo averla guidata negli ultimi 5-7 anni. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, spiega Maguire, sta infatti già proiettando la domanda di mais da parte dell’industria dell’etanolo ad arrivare sotto la soglia di 5 miliardi di bushel per il secondo anno consecutivo: dopo aver alzato a 5,02 miliardi di bushel nel 2010-11 e aver abbassato a 5,01 miliardi l’anno successivo, è infatti arrivato a 4,65 miliardi di bushel lo scorso anno. Un livellamento che indica che l’industria dell’etanolo non è più in crescita ai tassi del 2005-09, quando il mais utilizzato nella produzione di etanolo passò dal 14% a oltre il 35% della domanda totale di mais. La contrazione generalizzata della domanda di carburante registrata negli Stati Uniti negli ultimi anni – dovuta a un parco macchine più efficiente e a stili di guida più prudenti – porterà la domanda di etanolo a rallentare ancora, e di conseguenza a un ulteriore calo dei consumi di mais da parte di questo settore.

Il foraggio – Il foraggio rimane il più grande settore di utilizzo del mais. Per quest’anno si prevede che 4 quintali di mais raccolto su 10, pari a circa 5,1 miliardi di bushel, verranno impiegati per questo scopo. Per cercare alternative meno costose al mais che, nelle ultime decadi, è salito molto di prezzo, sia negli Usa che all’estero si è molto lavorato per incorporare nei mangimi per il bestiame crescenti quantità di grani distillati secchi, più economici del mais. Ora che i prezzi del mais dovrebbero muoversi lateralmente o verso il basso, spiega Maguire, molti commercianti di mais si aspettano che almeno alcune di quelle porzioni di grani distillati secchi vengano rimpiazzate dal mais stesso: tuttavia, dal momento che i tassi di crescita degli animali sono risultati favorevoli grazie ai grani distillati secchi, questi ultimi hanno preso piede come un elemento di diversificazione nell’alimentazione del bestiame, facendo quindi “concorrenza” al mais.

Le esportazioni – Uno dei cambiamenti maggiori nel commercio internazionale di mais da parte degli Stati Uniti è dipeso dal fatto che la Cina è passata dall’essere esportatore netto a essere importatore netto, e la sua politica di restrizione alle importazioni da Paesi diversi dagli Usa ha, fino a non molto tempo fa, giocato molto a favore degli agricoltori statunitensi. L’Argentina, continua Maguire, ha però recentemente stretto con la stessa Cina degli accordi che potrebbero portare a esportazioni maggiori di mais da parte del Paese sudamericano: se il Brasile seguirà l’esempio, le esportazioni di mais da parte degli Stati Uniti potrebbero subire un importante arresto, soprattutto dal momento che i coltivatori sudamericani – a differenza di quelli statunitensi – sono in grado di fornire mais durante la bassa stagione. In generale, poi, Argentina, Brasile e Ucraina hanno aumentato di molto la produzione di mais negli ultimi dieci anni, rivelandosi esportatori di grandi dimensioni. 

 Foto: Pixabay

m.c.