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Andamento dell’industria mangimistica nel 2010

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PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI DELL’INDUSTRIA

MANGIMISTICA ITALIANA

 

(valori in euro correnti negli anni considerati)

 

VARIABILI

 

 

UNITA’ DI MISURA

 

ANNO 2009

 

ANNO 2010

 

 

VAR. %

 

Produzione

 

Migliaia di tonn.

 

13.860

 

14.265

 

+ 2,9

 

Fatturato

 

Milioni di euro

 

5.700

 

6.650

 

+ 16,7

 

Numero di Addetti

 

Unità

 

8.500

 

8.500

 

=

 

Costo del lavoro

 

Variazioni %

 

+2,8

 

+ 4,2

 

+ 1,4

 

Importazioni

 

Milioni di euro

 

607

 

671

 

+ 10,5

Esportazioni

“ ”

207

240

+ 15,9

Saldo commerciale

“ ”

– 400

– 431

+ 7,7

Fonte: Assalzoo

 

 

L’andamento del settore nel 2010

 

In occasione dell’Assemblea annuale Assalzoo, sono stati resi noti i dati di produzione del settore mangimistico per l’anno 2010. Secondo le prime stime dell’Associazione – effettuate sulla base di un’indagine condotta tra le ditte associate, che rappresentano oltre il 75% della produzione nazionale – nello scorso anno, la produzione complessiva di alimenti completi e complementari realizzata dall’industria italiana ha registrato una crescita pari al 2,9% rispetto all’anno precedente. Pertanto, la produzione totale dell’industria mangimistica è passata da 13.860.000 tonnellate del 2009 a 14.465.000 tonnellate nel 2010.

Da notare che la crescita produttiva segna di fatto un recupero rispetto alla sensibile perdita fatta registrare nel 2009, sicché la produzione mangimistica nazionale torna su livelli vicini al picco record segnato nel 2008.

L’incremento della produzione ha riguardato in via generale i mangimi destinati a tutte le specie animali, tra le quali spicca ancora una volta l’ottima performance degli alimenti destinati agli avicoli (che per inciso sono stati gli unici a registrare un consistente aumento anche nel precedente anno 2009) e che segnano in questo modo un ulteriore rafforzamento quale principale comparto del settore mangimistico nazionale, all’interno del quale pesano per oltre il 40% del totale.

 

 

Il mercato delle materie prime

 

Un aspetto che ha influito sul livello di produzione è l’andamento, che a partire dalla seconda metà del 2010, ha caratterizzato il costo delle materie prime per mangimi che nel loro complesso hanno fatto segnare nella media dell’anno rincari piuttosto marcati. Tra queste spiccano su tutti i prezzi dei cereali, che rappresentano la base per la produzione mangimistica, per i quali le quotazioni hanno fatto segnare a partire da giungo in poi prezzi molto sostenuti, che hanno portato alla fine dell’anno un rialzo pari al 45% in più per il mais, al 67% in più per il grano tenero e al 70% in più per l’orzo.

Inutile dire che si tratta di aumenti che pesano in modo notevole sulla zootecnia già in gravi difficoltà per il basso livello dei prezzi all’origine dei prodotti zootecnici, come carni, latte e uova che stentano troppo spesso a coprire gli stessi costi di produzione.

In questa situazione di prezzi elevati delle materie prime per mangimi, accade che molti di quegli allevatori che di regola ricorrono all’auto-produzione di mangimi in azienda e che pertanto acquistano per proprio conto le materie prime direttamente sul mercato, trovino invece maggiore convenienza ad acquistare i mangimi prodotti dall’industria, traendone un duplice vantaggio: da un lato, la possibilità di ottenere un mangime di qualità elevata a costo più vantaggioso rispetto al mangime auto-prodotto in azienda; dall’altro lato, la possibilità di ottenere consistenti dilazioni nei pagamenti del mangime, di cui non avrebbero potuto beneficiare acquistando invece le materie prime per la produzione di mangime direttamente in azienda.

Con riguardo all’andamento delle quotazioni delle materie prime per mangimi, non va trascurato di segnalare che il problema dei prezzi elevati e di un mercato fortemente instabile sembra destinato a perdurare a lungo. Del resto anche le previsioni a livello mondiale non consentono di fare stime al ribasso tenuto conto del forte aumento della domanda, che cresce in misura più che doppia rispetto all’offerta, a un basso livello delle scorte e ad aspettative di raccolto (che almeno a livello nazionale) appaiono in preoccupante calo.

 

 

La produzione mangimistica in dettaglio

 

Tornando ai dati di produzione, nel 2010 prevale il segno positivo per i mangimi destinati a tutte le specie animali, con un incremento più marcato per il comparto avicolo (+5,2%), che come già accennato, assume un ruolo quasi trainante per l’intero settore. Buona è risultata anche la produzione di mangimi per i suini, che hanno fatto registrare un incoraggiante + 1,7%. Una nota a parte va al comparto bovino che, benché manifesti il segno positivo (+1,2%) resta il comparto che desta le maggiori preoccupazioni: particolarmente deboli appaiono specialmente i bovini da carne, che non sono riusciti a recuperare il vero e proprio crollo della produzione (-12%) subito nel 2009, mentre per le vacche da latte la ripresa, pur se su livelli sempre modesti, sembra comunque più convinta.

Anche per i mangimi destinati alle altre specie animali, che pesano nel complesso per circa l’11% rispetto al totale dei mangimi complessivamente prodotti, prevale il segno positivo, con gli ovini, i conigli e i pesci in maggiore evidenza, rispettivamente con il + 3,4%, il +3% e il + 1,9%

In sostanziale stabilità (+0,5%) gli alimenti destinati agli animali da compagnia, che sono risultati sicuramente più penalizzati da una situazione economica generale non positiva e dal ridotto potere di acquisto delle famiglie.

 

 

PRODUZIONE NAZIONALE DI MANGIMI COMPOSTI

(Quantità in migliaia di tonn.)

 

 

TIPOLOGIA

 

 

Anno 2009

 

Anno 2010

 

% sul

Totale

 

Var.%

2010/2009

 

Volatili

 

5.452.000

 

5.730.000

 

40,2

 

+ 5,2

Bovini

3.640.000

3.683.000

25,8

+ 1,2

Suini

3.187.000

3.241.000

22,7

+ 1,7

Conigli

529.000

545.000

3,8

+ 3,0

Ovini

204.000

211.000

1,5

+ 3,4

Equini

85.000

85.000

0,6

=

Pesci

103.000

105.000

0,7

+ 1,9

Pet food

615.000

617.000

4,3

+ 0,3

Altri Animali

45.000

48.000

0,3

+ 6,6

 

TOTALE

 

 

13.860.000

 

14.265.000

 

100,0

 

+ 2,9

Fonte: Assalzoo

 

 

Il settore mangimistico

 

In via preliminare va posto in evidenza che l’industria mangimistica si inserisce tra i comparti che fanno parte dell’industria alimentare italiana, all’interno della quale si colloca ai primi posti occupando, in termini di fatturato la quinta posizione, subito dietro i comparti lattiero-caseario, vino, dolciario e salumi.

 

 

Fatturato dell’industria alimentare nel 2010

 

 

COMPARTI SETTORE ALIMENTARE

 

 

FATTURATO

 

Totale Industria Alimentare

di cui:

 

124,00

  • Lattiero-caseario

14,55

  • Dolciario

12,05

  • Vino

10,70

  • Salumi

7,92

  • Mangimi

6,65

  • Carni bovine

5,90

  • Avicolo

5,3

  • Pasta

5,2

Fonte: Federalimentare

 

Pur se il dato relativo al fatturato del settore mangimistico risente in modo notevole dei forti rincari dei costi di produzione, determinati da un notevole aumento dei prezzi delle principali materie prime e dell’energia, va tuttavia detto che nell’anno passato, nel complesso, la produzione mangimistica ha tenuto sotto profilo produttivo, mostrando capacità di rispondere ai colpi pesanti di una recessione che ha, invece, lasciato ancora il segno su molti altri settori di industria.

La tenuta del settore mangimistico è ancora più significativa se si considera che i mangimi prodotti dalle nostre industrie sono consumati quasi per intero in Italia e che il nostro comparto non può compensare eventuali cali dei consumi interni con le esportazioni per mantenere alto il livello di produzione, come avviene di regola per altri comparti del settore alimentare, che pur in presenza di una contrazione dei consumi interni – scesi negli ultimi 5 anni di circa il 10% – possono tuttavia beneficiare del buon livello della domanda proveniente dall’estero.

 

 

Made in Italy il 98,3% dei mangimi consumati nel nostro Paese

 

L’industria mangimistica si conferma, pertanto, una realtà importante nel panorama alimentare nazionale e si dimostra ancora una volta un settore fondamentale non solo per la sopravvivenza della zootecnia del nostro Paese, ma anche per garantire la tipicità e l’italianità delle produzioni nazionali e del “food made in Italy”. In Italia, infatti, il 98,3% dei mangimi che vengono consumati per allevare avicoli, bovini (sia da latte che da carne) suini, conigli, ovini, pesci, ecc., sono infatti prodotti da aziende italiane.

 

 

Grado di auto approvvigionamento di mangimi

industriali in Italia

(quantità in tonnellate)

 

Totale produzione mangimistica

 

14.265.000

 

Totale importazione

 

572.559

 

Totale esportazione

 

322.992

 

Disponibilità

 

14.514.000

 

Grado di auto-approvvigionamento

 

98,3%

Fonte: Assalzoo

 

 

Un aspetto importante che ci consente di assicurare, fin dal primo anello della filiera, un maggior livello di sicurezza alle produzioni alimentari nazionali ed un valore aggiunto da non trascurare, specie in considerazione della recente approvazione della normativa nazionale sull’etichettatura dei prodotti alimentari.

 

 

Analisi dei tre comparti principali del settore mangimistico

 

Da notare che nel settore mangimistico quasi il 90% della produzione è destinata a soddisfare il fabbisogno di tre comparti principali, che sono: l’avicolo (40,2%), il bovino (25,8%) e il suino (27,7%).

 

Maggio – Giugno 2011.

 

Foto: Pixabay

Giulio Gavino Usai – Assalzoo