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L’Editoriale

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Gli organismi geneticamente modificati sono un tema che appassiona le coscienze, alimenta i pregiudizi e, spesso, dimentica i fatti. Ed è proprio a partire dai fatti che si è voluto dedicare, a questo controverso argomento, uno speciale di Mangimi & Alimenti.

 

Secondo i dati dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA), tra il 1996 e il 2010 la superficie coltivata a varietà GM ha superato 1 miliardo di ettari, pari all’estensione degli Stati Uniti o della Cina. Un aumento di 87 volte in soli 4 anni. Sempre nel 2010 sono 15,4 milioni gli agricoltori che hanno deciso di seminare varietà GM. Con le coltivazioni biotech c’è stata una riduzione di emissioni di CO2 stimabile in 18 miliardi di Kg. All’incirca le emissioni prodotte ogni anno da 8 milioni di auto su strada . I fatti dicono che con le coltivazioni Ogm migliorano le produzioni agricole mondiali, dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo, e si aiuta la sostenibilità ambientale della produzione alimentare.

 

Nonostante i numeri confermino che in materia di coltivazioni GM vi sia un continuo progresso nel Mondo – siamo arrivati a OGM di terza generazione – nel nostro Paese persiste un atteggiamento spesso ostile, che appare frutto più di pregiudizio, di paure irrazionali e di valutazioni politiche che di evidenze scientifiche, posizioni che ci hanno portato addirittura a bloccare qualsiasi progetto di sperimentazione/ricerca in campo. In modo controverso, ci si appella alla scienza per giustificare le riserve verso lo stesso progresso scientifico. Strano paradosso dell’ideologia. Come testimoniano con chiarezza le interviste di due importanti esponenti della comunità scientifica italiana, il prof. Gilberto Corbellini (Università La Sapienza di Roma) e il dottor Roberto Defez (CNR Napoli), non c’è infatti alcuna evidenza scientifica che gli organismi geneticamente modificati arrechino pericoli alla salute maggiori di quanti ne possano derivare da qualsiasi altro organismo prodotto in maniera tradizionale.

 

Nessun pericolo per la salute quindi. Gli Ogm rappresentano un’innovazione frutto di uno sviluppo della scienza, applicato all’agricoltura; uno strumento controllato attentamente e poi autorizzato ed oggetto di una disciplina specifica, allo scopo di assicurare una produzione sufficiente rispetto ad una domanda in forte crescita, ma anche per migliorare la qualità delle produzioni e quindi la vita di ciascuno. Sicurezza di impiego, produttività, qualità, economicità, disponibilità, rispetto del territorio: sono questi i dati sulla base dei quali gli OGM dovrebbero essere valutati.

 

La produzione mangimistica e, di conseguenza, l’intera filiera zootecnica italiana, dipendono dall’importazione di materie prime geneticamente modificate per il loro fabbisogno e per la loro stessa sussistenza. Si badi bene, non è un’opzione di comodo e tantomeno di convenienza. Non ci sono interessi di parte da difendere, è una scelta dettata dal mercato, come dimostrano i numeri. Ed in ogni caso si tratta di una scelta fatta senza trascurare la sicurezza, come conferma la stessa comunità scientifica internazionale. In Italia c’è una carenza strutturale del sistema produttivo che costringe a importare dall’estero quasi il 50% delle materie prime vegetali di cui ha bisogno ogni anno: di queste circa 10 milioni di tonnellate sono di cereali e oltre 3,5 milioni di tonnellate sono di farina di soia, di cui almeno il 90% è di natura GM.

 

Nella produzione agro-alimentare italiana, anche quella di eccellenza, la presenza di materie prime geneticamente modificate è un fatto consolidato, con all’attivo una esperienza di ben quindici anni. Un fatto che ha permesso in tutto questo tempo di assicurare e di migliorare la sicurezza e la qualità dei nostri prodotti e, quindi, l’elevato standard delle nostre produzioni, comprese tutte quelle tipiche del “Made in Italy Alimentare”. Ciò ha permesso anche di accrescere la nostra presenza sul mercato internazionale e la nostra economia. Il tutto avviene in assoluta sicurezza come è dimostrato anche dal capillare e rigido sistema di controlli che in Italia sovraintendono ogni momento dell’attività di produzione.

 

Sicurezza, mercato e Made in Italy: sono queste le priorità che guidano il settore mangimistico italiano. Priorità che l’industria mangimistica ha voluto ribadire e rafforzare in modo chiaro e fermo anche attraverso l’adozione e l’applicazione del Codex Assalzoo.

 

Uno strumento al servizio della zootecnia e del Made in Italy, nella convinzione che è dal nesso sicurezza-salute-qualità-produzione che bisogna ancorare in modo sempre più saldo le basi per il futuro del settore. Ma è necessario guardare avanti con realismo e abbandonare i pregiudizi, magari anche quando si parla di OGM.

 

Marzo – Aprile 2011.

 

Foto: Pixabay

Lea Pallaroni – Segretario generale ASSALZOO