• Micotossine in mais: campagna 2014

    Print
    Grano mais soia

    Il mais è soggetto all’attacco di funghi tossigeni, in grado cioè di produrre micotossine pericolose per la salute sia dell’uomo che degli animali. Fusarium graminearum, F. verticillioides, e Aspergillus flavus sono i funghi responsabili della presenza delle tossine più diffuse, rispettivamente deossivalenolo (DON) e zearalenone (ZEA), fumonisine (FB) e aflatossine (AFB). La presenza dei diversi funghi e delle relative micotossine è variabile con gli ambienti e gli anni; infatti, lo sviluppo dei funghi su mais e il conseguente accumulo di sostanze tossiche a carico delle cariossidi è fortemente condizionato da: i) fattori climatici (temperatura, umidità), ii) fattori biotici (attacchi di insetti), iii) fattori abiotici (grandine, danni meccanici) iv) condizioni di stress della pianta in campo (siccità).
    Dal punto di vista della produzione, dopo due deludenti campagne maidicole, il 2014 ha dato ottimi risultati. Il merito è da attribuire all’andamento stagionale che, nel 2014, è stato particolarmente favorevole alla coltura, con un’estate insolitamente fresca e piovosa. Esiste però un rovescio della medaglia: tale andamento stagionale ha favorito lo sviluppo di consistenti infezioni fungine (Mazzinelli, 2015). Le intense e continue precipitazioni primaverili-estive e le temperature miti, hanno determinato un ampio sviluppo di più funghi del genere Fusarium.

    La valutazione dello stato di contaminazione da micotossine in mais da parte dell’Unità di Ricerca per la Maiscoltura (CRA-MAC) di Bergamo, è stata possibile anche per la campagna 2014, grazie al coordinamento della Rete di monitoraggio che dal 1999 coinvolge i centri di stoccaggio delle regioni italiane vocate alla produzione maidicola (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna).
    356 campioni di mais, provenienti da 49 centri di stoccaggio, sono stati raccolti ed analizzati per il loro contenuto in fumonisine, aflatossina B1, deossivalenolo e zearalenone.

    Le analisi si sono incentrate soprattutto sulla ricerca di DON (deossivalenolo o vomitossina) dato che le abbondanti piogge e le temperature contenute hanno creato le condizioni ideali per uno sviluppo lussureggiante dei funghi della specie Fusarium produttori di tale tossina. In effetti, il 21% dei campioni di mais analizzati risulta avere un contenuto in deossivalenolo superiore a 8000 µg/kg, valore di riferimento per il mais destinato a materia prima nei mangimi (Raccomandazione(CE) N. 576-2006).
    Il DON è una micotossina “spia”: la sua presenza nel campione indica che, con elevata probabilità, esso risulterà contaminato anche da altre micotossine quali fumonisine e zearalenone. Questo è stato confermato dalle analisi condotte: il 40% dei campioni analizzati presso CRA-MAC mostrano un contenuto di zearalenone superiore ai 350 µg/kg, tenore massimo per il mais ad uso alimentare umano (Regolamento UE n. 1126/2007).

    Le micotossine più diffuse nell’areale italiano risultano, comunque, anche per la stagione passata, le fumonisine: il 54% dei campioni di mais, provenienti dai centri di essiccazione - stoccaggio della campagna maidicola 2014 hanno fatto registrare un contenuto in fumonisine superiore a 4000 µg/kg (valore limite per l’utilizzo della granella di mais ad uso alimentare umano diretto - Regolamento CE, 2007). Tale dato risulta essere in linea con i valori registrati negli anni precedenti: 62% nel 2013 e 52% nel 2012 (Locatelli e Balconi, 2013 e 2014).

    Nessuno dei campioni di mais analizzati nel corso del monitoraggio della campagna 2014, risulta avere un livello di aflatossina B1 superiore ai 20 μg/kg, contenuto massimo per il mais destinato a materia prima nei mangimi (Regolamento CE, 2011). Le condizioni meteoclimatiche e vegetative che hanno interessato le coltivazioni di mais nel 2014 sono state assai diverse da quelle del 2012, anno nel quale le piante di mais hanno sofferto elevate temperature e carenza idrica, fattori di stress che favoriscono, prevalentemente, la contaminazione da Aspergillus flavus, con conseguente accumulo di aflatossine; nel 2012, infatti, il 25% dei campioni di mais superava tale soglia (Locatelli e Balconi, 2013).


    I dati relativi alla campagna maidicola 2014 confermano il fatto che la granella di mais prodotta nella Pianura Padana è regolarmente contaminata da fumonisine in quantità variabile a seconda dell’andamento climatico stagionale; peraltro, a questa micotossina, nelle annate particolarmente calde e siccitose, come ad esempio il 2012, si aggiungono le aflatossine mentre, nelle annate molto fresche e piovose, come il 2014, i tricoteceni e lo zearalenone (Andreotti, 2015). Per questo motivo, la possibile presenza di micotossine in mais non può più essere affrontata con una logica di emergenza ma deve essere compresa nei normali protocolli di produzione e lavorazione. La strategia migliore resta quindi la prevenzione, attuata mediante l’utilizzo di buone pratiche agronomiche e di condizioni ottimali per lo stoccaggio.

    In questo contesto, rimane comunque fondamentale l’attività di monitoraggio delle produzioni, che consente di verificare il livello di contaminazione nelle diverse annate ed eventualmente rivelare la presenza di nuove micotossine emergenti.

    Sabrina Locatelli, Carlotta Balconi 09-07-2015 Tag: micotossineaflatossinezearalenonemaismaiscoltura
Articoli correlati