• Fossato (Uniceb): “Rivalutare l'immagine del settore per evidenziare l'elevata qualità della carne italiana”

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    Foto clara interviste

    Abbassare i costi di produzione, distinguersi dagli altri paesi per la qualità dei prodotti, cercare nuovi mercati e diffondere una corretta informazione sulle proprietà e i valori nutrizionali delle carni rosse. Da queste azioni dipende il futuro del comparto zootecnico italiano. A sostenerlo è la dottoressa Clara Fossato, Segretario Generale Uniceb (Unione importatori esportatori industriali commissionari grossisti ingrassatori macellatori spedizionieri carni bestiame e prodotti derivati), alla quale abbiamo chiesto di illustrarci la situazione della macellazione nel nostro Paese e lo stato della zootecnia italiana. 

    Qual è la mappa dei macelli in Italia? 

    La distribuzione dei macelli sul nostro territorio ha subito una metamorfosi negli ultimi anni, soprattutto per quel che riguarda il settore bovino. In base ai dati dell'Anagrafe Zootecnica Nazionale, fino al 2009 la maggioranza dei macelli italiani erano distribuiti tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna. Stiamo assistendo ora ad una brusca riduzione delle presenze al Nord, basti solo pensare che in Lombardia i macelli sono passati da 512 nel 2009 a solo 51 nel 2013, mentre in Piemonte si è scesi da 72 a 51 macelli, sempre nello stesso periodo di riferimento. La contrazione del numero dei macelli che dobbiamo registrare è comunque significativa su tutto il territorio nazionale in quanto la riduzione a livello regionale varia da circa il -30% della Sicilia e del Piemonte, al -90% della Lombardia. 

    Quali sono i dati di macellazione più rilevanti?

    La situazione descritta sopra ha inciso inevitabilmente sul numero dei capi bovini macellati, che è sceso dagli oltre 3.000.000 del 2013 ai 2.500.000 del 2014. Anche le condizioni del settore suino non sono migliori. Abbiamo assistito ad una drastica contrazione delle presenze suini/anno di oltre il -20% per quanto riguarda i suinetti a partire dal 2012 ed una flessione anche superiore per quanto riguarda la presenza di scrofe, che è scesa da 709.000 capi del 2011 a 588.000 nel 2014. A tutto ciò corrisponde una riduzione delle macellazioni di capi suini, nel 2014, del -16,6% rispetto all’anno precedente. 

    Quali sono gli effetti della crisi sul settore?

    Già questi dati ci danno il polso della situazione della macellazione in Italia e di quali siano stati gli effetti della crisi dalla quale però vogliamo e dobbiamo uscire puntando su una rivalutazione dell’immagine del settore fin troppo attaccato dai media, e concentrando l’attenzione sull’importanza di una corretta informazione alimentare ed, in particolare, sui principi nutritivi delle carni rosse che, devo purtroppo denunciare, negli ultimi anni sono state “demonizzate” oltre ogni misura. 

    Quali sono i punti di eccellenza della produzione zootecnica?

    La produzione nazionale di carne bovina nasce da anni di esperienza acquisita nei nostri specializzati centri di ingrasso, nei quali si riesce oggi a ottenere un prodotto di elevata qualità, abbinata ad una standardizzazione tale da permettere di soddisfare le diverse e dinamiche esigenze dei canali distributivi. 

    Animali dall’estero: quali sono le percentuali d'importazione e quali sono le origini della domanda?

    Partendo dal presupposto che storicamente l’Italia non riesce a produrre sufficiente carne per soddisfare il fabbisogno interno in quanto non dispone, come ad esempio la Francia, di grandi superfici a pascolo, abbiamo la necessità di importare carne e bestiame attingendo principalmente dai partner europei quali la Francia appunto e l’Irlanda. Solo nel 2014 abbiamo acquistato dall’estero oltre 850.000 capi bovini da allevamento e quasi 391.000 tonnellate di carne bovina fresca o refrigerata. 

    Gli animali italiani potrebbero bastare, da soli, a soddisfare la domanda interna e l’esportazione?

    La risposta è tanto semplice quanto breve, no. Al momento il patrimonio zootecnico nazionale non permette di coprire la domanda interna se non per il 55% circa. Il restante 45% deve necessariamente provenire dall’importazione, anche se stiamo lavorando per mettere in campo una serie di progetti per ridurre questa percentuale che riteniamo troppo alta. 

    Crescita della zootecnia italiana: quali sono gli spazi di sviluppo e le politiche da implementare?

    Ritengo ci siano margini interessanti di sviluppo. Occorre però lavorare sui nostri costi di produzione che sono tra i più alti in Europa e distinguersi sempre più per la qualità del nostro prodotto, affinché l’Italia possa candidarsi a soddisfare la crescente domanda di carne a livello mondiale, sia di paesi lontani come il Sud-est asiatico che più prossimi come il Vicino oriente e il nord Africa. Credo infatti che la strada dell’internazionalizzazione sia fondamentale per fornire un adeguato sostegno al mondo produttivo e industriale nazionale. Per questo l’Uniceb sta sviluppando un intenso lavoro per individuare e attivare nel breve/medio periodo, nuovi canali di mercato. Vorrei puntualizzare però che abbassare i costi di produzione, distinguersi per la qualità della nostra produzione, cercare nuovi mercati, rischiano di essere inutili se il tutto non è supportato, da parte nostra, da una azione di tutela contro le costanti denigratorie campagne di terrorismo psicologico sul consumo della carne rossa che rappresenta uno dei gangli vitali del sistema produttivo agroalimentare nazionale. Occorre intraprendere un percorso contro la disinformazione dilagante, il qualunquismo scientifico e la sete di audience di alcuni programmi televisivi che non verificano la veridicità delle affermazioni dei loro ospiti e non si preoccupano di creare un serio e costruttivo contradditorio che aiuti e non spaventi i consumatori/cittadini in un loro legittimo percorso di scelta alimentare. Un fattivo contributo di Uniceb in questa direzione sarà quello di promuovere da una parte dei progetti formativi e divulgativi nell’ambito del mondo della comunicazione tesi a fornire una cultura nutrizionale scevra da contaminazioni di tipo lobbistico, e dall’altra proporre un percorso informativo dedicato alla scuola che contribuisca a diffondere, tra coloro che saranno i consumatori/cittadini di domani, una corretta informazione sulle proprietà  e i corretti valori nutrizionali delle carni rosse.

     

    Foto: © Monkey Business - Fotolia

    Nadia Comerci 16-09-2015 Tag: carnezootecniaallevamentimacellazionesuinibovini
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