• On. Paolo Russo: "New Deal agricolo, l'impresa è chiamata a fare utile"

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    Intanto grazie e complimenti dell’iniziativa. Dico complimenti perché si tratta di un’iniziativa che ha un evidente carattere istituzionale nel senso più corretto del termine: voler mettere, cioè, insieme la filiera delle istituzioni e la filiera delle competenze a confronto sapendo che non c’è una condizione conflittuale, anzi, da quel che so, percependo una voglia, un desiderio di mettere a sistema le esigenze diverse dei diversi attori di questa filiera, esigenze che sono diverse nell’ambito di un medesimo fine. E il medesimo fine è quello di rendere il nostro Paese ancor più competitivo, forte, nella rete di aziende capaci di affrontare i mercati nazionali e i mercati internazionali in una cornice di assoluta tracciabilità, assoluta trasparenza, di tutela del consumatore.

     

    Rispetto a questo dato, credo che i soggetti interlocutori di quest’oggi siano tutti fortemente motivati da un medesimo profilo. Guardate, senza timori di essere frainteso, voglio rivendicare il lavoro che, al Senato e alla Camera, le Commissioni Agricoltura hanno voluto fare sul fronte della legge sull’etichettatura, ma nel mentre rivendico quel lavoro sto a significare subito che quella norma non è una norma solo etica, è una norma che serve a tutelare le competenze, il sistema delle imprese italiane, non è una norma che serve a danneggiare il sistema delle imprese italiane, serve a misurare queste competenze, le capacità, le qualità, non assolutamente a danneggiare filiere importanti del nostro sistema produttivo italiano.

    È una norma che aiuta la parte agricola, è una norma etica sul fronte del consumatore, ma non può essere una norma che stringe e danneggia il sistema delle produzioni italiane, altrimenti avremmo sbagliato tiro, altrimenti avremmo commesso un errore clamoroso. Il made in Italy non è fatto soltanto di prodotti, ma è fatto anche di sapienza, di produzioni, è fatto anche di lavorazioni, un grande Paese come il nostro, leader dal punto di vista delle produzioni agroalimentari, deve avere la capacità di integrare i territori, le eccellenze, le qualità, le straordinarie potenzialità che quei territori evocano attraverso dei prodotti in un meccanismo di filiera che non sia assolutamente scisso dalle produzioni. E il sistema mangimistico italiano rappresenta una filiera di eccellenza che si integra naturalmente in questo percorso. Come pretendere una tracciabilità assoluta rispetto al consumatore finale, che noi vorremmo più consapevole, se non si passa prima attraverso una sicurezza assoluta della filiera zootecnica, che è garanzia di quella tracciabilità e di quella qualità che noi tutti, quest’oggi, ricerchiamo nei prodotti alimentari.

    Più competizione più concorrenza? Certo che si, ma più competizione più concorrenza sapendo che il nostro Paese può essere davvero di eccellenza partendo dallo straordinario patrimonio di conoscenze che ha, ma partendo anche dalla rete, dal sistema di controlli che ci viene invidiato da ogni parte del mondo e che indica che il nostro Paese è totalmente sicuro, sostanzialmente sicuro dal punto di vista della sicurezza alimentare, e noi vogliamo ancor di più non solo sicuro, ma tracciato dal punto di vista non solo della sicurezza ma delle qualità alimentari, e mi pare che in questo senso il vostro pezzo di filiera rappresenti il naturale elemento dal quale non si può prescindere.

    Mi pare, quindi, quella di oggi un’iniziativa di straordinario buonsenso, come nella vostra tradizione, e a misura delle vostre qualità, mi pare un’iniziativa non solo non conflittuale, ma che tende a mettere tutti gli attori nella direzione utile, mi pare anche, ma non vorrei esagerare da questo punto di vista, però vorrei condividere con voi questa tesi, guardate: hai voglia a sostenere un’agricoltura romantica, mi piace molto, hai voglia a sostenere un’agricoltura di quelle meravigliose colline, per esempio, che in tante immagini pubblicitarie vediamo, tutto molto bello, evocativa, capace di indicare la nostra storia che si integra con la prospettiva di futuro, capace, addirittura, di evocare, giustamente, stili di vita, modelli comportamentali, tutto straordinariamente positivo, ma se la nostra agricoltura e se la nostra filiera, che alimenta l’agricoltura, non fa utile d’impresa, diventa difficile qualunque appeal, diventa difficile qualunque capacità attrattiva, diventa difficile qualunque iniziativa politica evocativa, diventa difficile qualunque new deal agricolo nel nostro Paese. E allora l’obiettivo dev’essere quello di rendere l’impresa capace di fare utile, che è ovviamente il fine dell’azienda, ma che, ma questo me lo insegnate più voi, quell’utile se inquadrato in un contesto di modernità, di eticità, in un contesto sociale, quell’utile d’impresa è misura non solo di efficienza, ma è misura di uno straordinario patto sociale che le imprese da una parte, i consumatori, dall’altra, la filiera istituzionale insieme possono celebrare partendo dalla pacata riflessione che quest’oggi si è qui celebrata. Consentitemi per questo non solo di complimentarmi con voi, ma di continuare a lavorare, come costume della Commissione che mi onoro di presiedere, con spirito molto unitario più che bipartisan, come naturale quando si affrontano questioni di merito molto specialistiche, continuando a lavorare con quello spirito accanto a voi sapendo che lavorare accanto a voi con questo spirito significa lavorare accanto e per conto degli agricoltori italiani e del nostro Paese.

     

    Maggio - Giugno 2011.

    red. 05-08-2011 Tag: filieratracciabilitàsicurezza alimentaresistema produttivo
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