• Settore suinicolo, nel 2019 cresce deficit bilancia commerciale. Giù i prezzi all’origine

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    Suini pixabay

    La pandemia di CoVid-19 ha investito un settore suinicolo già condizionato pesantemente da un’altra emergenza sanitaria, la Peste suina africana. La malattia infettiva ha colpito soprattutto la Cina e di conseguenza ha travolto l’intero mercato suinicolo internazionale, dal livello delle quotazioni agli scambi commerciali. L’onda lunga dell’impatto della malattia zoonotica sul comparto è arrivata anche in Italia, che ha chiuso il 2019 con un maggior disavanzo nella bilancia commerciale, con i prezzi medi dei suini in calo, così come di quelli all’ingrosso e una contrazione dei consumi. Il quadro generale del settore suinicolo interno, ed europeo, è contenuto nel report Tendenze di maggio di Ismea. Pur con il focus sul 2019, gli esperti hanno diffuso dei dati iniziali sul primo trimestre del 2020 nel quale ha fatto irruzione l’emergenza coronavirus.

    In Italia

    L’effetto dei prezzi internazionali dei suinetti e della carne fresca, che l’Italia importa, ha condizionato l’andamento delle quotazioni in Italia. I prezzi medi del 2019 sono diminuiti del 3,9% rispetto al dato medio del 2018. Tuttavia nel corso dell’anno l’indice ha fatto registrare una tendenza al rialzo grazie alla ripresa delle quotazioni sia dei suini da macello che di quelli da allevamento a partire da marzo. Infatti a dicembre il valore dei suini da macello era maggiore del 25% rispetto a quello dello stesso mese del 2018 e quello dei suini da allevamento del 27%. Nei primi tre mesi, per questi ultimi, il trend è stato confermato, per i primi no, portando così l’indice generale in calo. 

    Dopo febbraio il mercato suinicolo italiano ha registrato una tendenza al ribasso di tutti i prezzi dei capi vivi. Lo stop all’Horeca e il rallentamento delle attività negli impianti di macellazione e nell’industria ha determinato un eccesso di disponibilità di suini vivi non assorbiti con il rischio di sforare i parametri di peso del disciplinare delle Dop e conseguente perdita di valore. Ma per i produttori il 2019 è stato comunque un anno positivo: a dicembre il prezzo del suino pesante, del suino leggero e dei suinetti ha superato quello di dodici mesi prima. 

    Carne fresca

    La tendenza al rialzo che ha caratterizzato i prezzi all’origine non si è registrata invece per i prezzi all’ingrosso dei tagli di carne industriale, pur con un apprezzamento nella seconda fase del 2019 rispetto al 2018. Nel primo trimestre 2020 i prosciutti freschi destinati alle produzioni tipiche continuano a segnare quotazioni più alte del 2019 (+7,8%), così come le cosce fresche destinate al circuito non Dop (+17,7%). A marzo il lombo taglio Padova ha superato il valore medio del primo trimestre 2019 e continuano a calare le quotazioni delle cosce fresche destinate alla stagionatura. La crisi per il coronavirus ha influito in particolar modo sulle quotazioni del prosciutto crudo stagionato (soprattutto il Parma), e della pancetta, colpa del crollo della domanda del circuito Horeca. Sui freschi, a cominciare dal lombo taglio Padova, la spinta è arrivata dagli acquisti presso la Gdo nelle prime settimane di lockdown.

    Il 2019 si è chiuso con un valore positivo anche per le macellazioni, in ripresa da ottobre. I capi macellati lo scorso anno sono stati 11,5 milioni, +2,1% rispetto all’anno precedente. E in crescita sono risultati anche i prezzi dei mezzi di produzione per i suini da macello nella prima parte dell’anno. Nella seconda sono diminuiti, con una risalita nei mesi conclusivi. Stabili le voci per mangimi e prodotti energetici. Anche nei primi tre mesi del 2020 si conferma l’andamento al rialzo dell’indice dei prezzi medi correnti, grazie al forte aumento dei suinetti da ingrasso.

    Export e consumi interni

    Nel 2019 è aumentato sia l’import che l’export del settore suinicolo, ma le importazioni sono cresciute in misura maggiore. Pertanto l’anno si è chiuso con un aumento del disavanzo della bilancia commerciale: +228 milioni di euro. Sul fronte delle esportazioni la categoria che rappresenta oltre l’85% dei prodotti spediti fuori dai confini, ovvero le preparazioni e conserve suine, è cresciuta in valore dell’1,7%. In crescita anche pancette stagionate, mortadella, wurstel, zampone e cotechini. Giù, invece, la categoria di prosciutti disossati, speck e culatelli. Tra i Paesi di destinazione è aumentato l’export verso gli Usa mentre Regno Unito e Germania hanno diminuito gli acquisti. E per il prossimo anno si teme l’effetto negativo del lockdown, in primo luogo della chiusura dell’Horeca, nei principali partner commerciali dell’Italia, come Francia e Germania, soprattutto per prosciutti disossati, speck e culatelli. 

    Sul fronte interno, come per tutta la carne fresca, anche quella suina ha visto un calo degli acquisti. La discesa ha riguardato sia il valore (-1,6%) che il volume (-4,6%) rispetto al 2019. Per i salumi, invece, la spesa si mantiene pressoché stabile. Con l’emergenza CoVid-19, i consumatori si sono orientati verso i prodotti in vaschetta a peso imposto nella Gdo. Tuttavia l’aumento della domanda non sempre ha trovato un’adeguata risposta dall’industria sia per la riduzione del personale sulle linee che per la limitata capacità degli impianti. Inoltre la maggiore quota di questo prodotto non è riuscita a compensare il calo degli acquisti di affettato al banco.

    Il settore suinicolo nell’Unione europea

    Tra i Paesi Ue resta forte l’incognita della diffusione della Peste suina africana che comunque continuerà a condizionare il settore anche nel 2020. La Grecia, a febbraio, ha riferito il primo focolaio della malattia, aggiungendosi così a una lista di nove Stati. Per la Cina è previsto un calo produttivo di oltre il 35% rispetto al 2018 e il gap sarà in parte colmato dalle importazioni. L’aumento delle quotazioni nel Paese asiatico spingerà inoltre i produttori stranieri a esportare quanto in genere è previsto per il mercato interno. Ma proprio sulle relazioni commerciali tra Cina e Ue potrebbe abbattersi la pandemia di CoVid-19, perché l’offerta europea potrebbe ridursi.

    Sulla spinta della domanda cinese lo scorso anno l’export è aumentato del 17% e per l’anno in corso è previsto un ulteriore aumento del 12%. I principali partner di Pechino sono Spagna e Germania, seguite dagli Usa. Il Paese tedesco è stato il primo produttore di carne suina in Ue con il 22% dei capi macellati ma ha confermato la tendenza in calo avviata nel 2018. 

    Le maggiori importazioni cinesi nel 2019 hanno spinto al rialzo i prezzi della carne suina mentre a marzo 2020 c’è stata l’inversione di tendenza per l’epidemia di coronavirus con l’accumulo dell’offerta negli allevamenti e la svalutazione dei vivi. Quotazioni in calo anche ad aprile. Sebbene il prezzo dei suini da macello stia leggermente calando a causa del Covid-19, si prevede che le quotazioni nei prossimi mesi si manterranno comunque elevate, grazie alla continua richiesta da parte della Cina e nonostante la riduzione della domanda da parte dell’Horeca.

     

    Foto: Pixabay

    redazione 16-05-2020 Tag: Ismeasuinicolturapeste suina africanacoronavirusCovid 19exportitalia
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