• Deforestazione, le cinque proposte all'Ue di Fefac e un gruppo di stakeholders

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    Soia campo silos pixabay

    Contro la deforestazione serve uno sforzo congiunto di istituzioni, nazionali e internazionali, organizzazioni di settore, aziende, Ong e cittadini. Un gruppo di portatori d’interesse tra cui Fefac, la Federazione europea tra i Produttori di mangimi, ha proposto all’Unione europea alcune misure con cui favorire la produzione sostenibile di materie prime agricole nel mondo. L’Ue è tra i principali importatori di queste commodities, basti pensare alla soia, e quindi dovrebbe fornire un contributo essenziale alla difesa della biodiversità e alla riduzione dell’impatto ambientale di alcune filiere. 

    Il piano, sottoscritto anche da Fediol e Coceral, definisce una combinazione di misure di contrasto valide a livello nazionale o sovra-nazionale, obbligatorie o volontarie e rivolte sia sul piano dell’offerta, quindi coinvolgendo i Paesi produttori, che della domanda, quindi chi importa commodities ad alto rischio. Sono cinque ambiti di intervento ed è fondamentale che queste misure siano correlate tra loro per una maggiore efficacia (‘smart mix’). Ad esempio se la regolazione fosse solo relativa all’offerta - con obblighi ai produttori - e non anche su quello della domanda, le aziende sarebbero incentivate ad approvvigionarsi a prezzi più competitivi in Paesi in cui quegli obblighi non ci sono. Con uno sbilanciamento in senso contrario, invece, si correrebbe il rischio che le aziende si concentrino sulle filiere sostenibili e che i prodotti forniti senza rispetto per l’ambiente finiscano su altri mercati.

    Partnership con i produttori È un tassello cruciale. Solo collaborando con i Paesi che esportano materie prime la cui produzione si correla alla deforestazione si può combattere questo fenomeno. La collaborazione si concretizzerebbe con la definizione di quelle condizioni necessarie per proteggere le foreste e migliorare gli standard produttivi. Questo perché i piccoli produttori locali non riuscirebbero a portare avanti da soli un tipo di produzione sostenibile e inoltre quei Paesi scontano oggi l’assenza di adeguate cornici normative che possano proteggere l’ambiente. Inoltre sarebbe proficuo investire su quelle attività che direttamente riducono l’impatto negativo sull’ambiente, come la riforestazione, e anche incorporare clausole relative alla sostenibilità negli accordi commerciali e di investimento.

    Legislazione Ue con due diligence Spesso per le aziende che si riforniscono in Paesi con produzioni a rischio difficilmente riescono a incidere su di esse né ad assicurare che i prodotti che importano nel mercato unico siano a impatto zero. Sarebbe dunque utile introdurre obblighi di due diligence in capo alle aziende che acquistano all’estero relativi al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori e alla tutela ambientale, anche con approcci specifici per le singole materie prime. Bisogna far sì che tutte le aziende operino alla pari, nel rispetto dei medesimi criteri indipendentemente dalla loro origine Ue o extra-Ue, senza soglie di fatturato ma con un supporto alle piccole e medie imprese. Inoltre bisogna anche assicurare che i beni prodotti in modo sostenibile abbiano una giusta ricompensa nel mercato. Fefac e gli altri soggetti non sono d’accordo con l’introduzione di nuovi sistemi di etichettatura per prodotti “a deforestazione-zero”: i governi - sottolineano - dovrebbero assumersi la responsabilità di regolare i mercati piuttosto che fare affidamento alle scelte individuali dei consumatori. 

    Cooperazione internazionale L’Ue dovrebbe promuovere il dialogo con altri Paesi consumatori per evitare che, a fronte di una normativa più rigida nel mercato unico europeo, i prodotti ottenuti in modo non sostenibile siano semplicemente dirottati verso altri mercati. Tra i Paesi da coinvolgere ci sono ad esempio la Cina, il maggiore importatore di materie prime agricole associate alla deforestazione, o l’India. Lo scopo è favorire un insieme di standard comuni relative alla sostenibilità facendo leva anche su un senso di comune responsabilità.

    Flusso di investimenti Le misure dovrebbero orientare gli investimenti verso attività e produzioni sostenibili allontanandoli da quelle non sostenibili. Per fare questo serve la collaborazione di istituzioni finanziarie e di regolazione, meglio se a livello globale e non solo europeo. Tra le opzioni possibili c’è la possibilità di applicare la due diligence a prestiti e investimenti, facilitare l’accesso al credito ai piccoli produttori e favorire ad esempio la ‘finanza verde’ o i ‘green bond’.

    Verifica Il settore industriale e i governi devono poter usufruire di strumenti efficaci per valutare e verificare i rischi di deforestazione e le misure di mitigazione lungo la filiera. L’innovazione tecnologica è importante e dev’essere supportata così come gli strumenti già esistenti relativi alla tracciabilità. L’Ue dovrebbe giocare un ruolo chiave nel coordinare quest’azione anche attraverso l’Osservatorio Ue che presto sarà reso operativo. I sistemi di certificazione sono strumenti importanti ma hanno dei limiti e sono necessarie misure complementari, il cui costo va condiviso equamente nella filiera. Le aziende dovrebbero essere messe nelle condizioni operare in questo senso anche grazie all’uso di dati e innovazioni tecnologiche e apprendendo dalle buone pratiche.



    Foto: Pixabay

     

    redazione 19-12-2020 Tag: FEFACsostenibilitàsoiaUnione EuropeaFediolCoceral
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