• Agrifish Ue, le richieste di Fefac per diminuire la pressione sui prezzi delle materie prime

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    Agricoltura mais pixabay

    Nel Consiglio dei ministri Ue dell’Agricoltura dello scorso 25 gennaio la ministra portoghese Maria do Ceu Antunes ha illustrato le priorità per il primo semestre del 2021, quello con la presidenza del Portogallo. Sul fronte agricolo, l’obiettivo è concludere entro la primavera i negoziati della riforma della Pac. Nella riunione, un vertice informale svoltosi in videoconferenza, i ministri hanno incoraggiato la presidenza a continuare a seguire l’orientamento generale del Consiglio Ue, anche se è emersa qualche apertura su alcuni emendamenti del Parlamento. L’accento è stato posto sulla necessità di semplificare le norme e sulla ricerca di un equilibrio tra sostenibilità ambientale e socio-economica. 

    Nella riunione si sono affrontati anche altri temi, tra i quali quelli portati all’attenzione della ministra portoghese da Fefac, la Federazione tra i Produttori europei di mangimi. Prima del Consiglio Ue, il suo presidente Asbjørn Børsting aveva scritto a do Ceu Antunes, e indirettamente a tutti gli altri ministri Ue, sottolineando le criticità che il settore agro-alimentare-zootecnico sta affrontando. A rischio è la sicurezza alimentare, tra aumento dei prezzi delle materie prime agricole e calo dei fatturati per via delle restrizioni Covid. La richiesta dell’industria mangimistica europea riguardava la necessità di intervenire per alleggerire la pressione sul mercato cerealicolo esposto alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

    Meno cereali disponibili per mangimistica

    Il commercio internazionale è stato uno degli argomenti affrontati dai ministri Ue delle politiche agricole. In particolare si è evidenziata la necessità di assicurare condizioni di parità negli accordi commerciali come il Mercosur. Bisognerà cioè consentire l’import di prodotti da Paesi terzi a condizione che siano pienamente rispettati elevati standard ambientali e di sostenibilità, paragonabili a quelli a cui devono sottostare i produttori europei. All’ordine del giorno anche le conseguenze di Brexit. A proposito dell’accordo con il Regno Unito e il regime non tariffario per i prodotti agroalimentari si è sottolineata la necessità di presidiare le indicazioni geografiche dei prodotti made in Ue. Sulle nuove prospettive legate al cambio di amministrazione negli Stati Uniti, altro capitolo affrontato dai ministri Ue, si inseriscono le questioni sollevate da Fefac. Il mercato mondiale dei cereali e dei semi oleosi è caratterizzato da un forte incremento dei prezzi. È dall’autunno del 2020 che i futures registrano quotazioni in aumento: la farina di soia, ad esempio, è arrivata a 500 dollari a tonnellata. Per Fefac si tratta di una situazione paragonabile a quella del 2010. 

    Sono diversi i fattori che concorrono a questa situazione, a cominciare, appunto, dai dazi sulle importazioni di mais e di melassa e polpa di barbabietola provenienti dagli Stati Uniti e diretti verso l’Unione europea. A questo si aggiungono i dazi sull’export di grano, mais e orzo dalla Russia e le restrizioni alle spedizioni di mais ucraino, che stanno riducendo le forniture di materie prime per la mangimistica, la consistente domanda della Cina e la campagna di export ‘anticipata’ del grano Ue. Senza dimenticare le criticità sul mercato interno delle proteine vegetali come farina di semi di girasole e di colza e le difficoltà ad accedere al mercato di additivi in Cina. 

    Suinicoltura in crisi

    Le difficoltà sono condivise dal settore mangimistico e dalla zootecnia europea. Gli allevatori devono fare i conti con le conseguenze della chiusura del canale Horeca. Pertanto - sottolinea Børsting nella lettera - la catena di valore sta subendo un calo dei profitti e dei flussi di cassa, soprattutto nel settore avicolo e suinicolo. Questo mette a rischio non solo la sicurezza alimentare ma anche la capacità di investire, in particolar modo per la transizione sostenibile, la produzione e l’approvvigionamento di materie prime nel rispetto della tutela dell’ambiente.

    Fefac aveva pertanto chiesto alla presidenza portoghese dell’Ue la possibilità di invitare la nuova amministrazione Usa ad allentare le tensioni commerciali permettendo così all’Unione europea di rimuovere i dazi all’importazione. Oltre a questo la federazione aveva chiesto di considerare l’invito ad assumere nuove iniziative a livello di G20 con cui far desistere i governi dall’assunzione di misure di ‘sovranismo agricolo’ come dazi e quote. Per Fefac sono misure che compromettono il mercato cerealicolo mondiale e quindi la sicurezza alimentare.

    Anche l’ultimo punto evidenziato dall’industria mangimistica europea è stato affrontato nel corso dell’Agrifish. Si tratta della crisi del settore suinicolo, con la richiesta della Slovenia, appoggiata da altri tredici Stati membri, di introdurre misure a sostegno della ripresa del comparto delle carni suine esposto al calo dei prezzi per via della pandemia. Il commissario Ue all’Agricoltura Wojciechowski non ha escluso la possibilità di ricorrere a misure come l’ammasso privato, anche se bisogna prima valutare le conseguenze di un provvedimento del genere in un settore molto particolare con specificità diverse da Paese a Paese, ha detto nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri.



    Foto: Pixabay

     

    redazione 02-02-2021 Tag: FEFACmaterie primeprezzi agricolidazistati uniticonsiglio dei ministri dell'Uesuinicoltura
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