• «I nuovi bisogni alimentari e produttivi non possono prescindere dalla ricerca e dalla sua applicazione»

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    Campi coltivati

    Intervista a Vincenzo Lavarra, Responsabile Nazionale Forum Agricoltura Pd

    Spesso si ha l'impressione che, nel contesto produttivo, l'agricoltura sia considerata una sorella minore. Si tratta, secondo lei, di un pregiudizio che può essere sradicato?

    La considerazione dell'agricoltura nell'agenda della politica e della politica economica è ancora quella della sorella minore. Ed è un errore grave. Il Made in Italy che compete nel mondo è innanzitutto l'agroalimentare; l'attività agricola è inoltre il primo fattore di manutenzione possibile del territorio in contrasto col dissesto idrogeologico. Estirpare il pregiudizio verso l'agricoltura italiana è dunque una necessità dell'intero Paese.  

    Parlando di agricoltura ci si dimentica troppo spesso della sua funzione primaria: assicurare l'approvvigionamento alimentare. Quali sono le sfide che attendono il comparto per contenere i rischi legati, ad esempio, alla produzione di biocombustibili?  

    Solo qualche tempo fa si pensava che Italia ed Europa avessero risolto il tema del loro fabbisogno alimentare. L'emergere su scala mondiale di una domanda gigantesca di nuovi consumi soprattutto da parte dei Paesi emergenti ripropone invece il tema del nostro autonomo approvvigionamento. Per questo le nuove frontiere delle energie rinnovabili in campo agricolo debbono essere intese come complementari e non sostitutive della attività principale che è produrre cibo.

    In che modo la produzione agricola può guardare al progresso scientifico e alla ricerca, come nel caso delle biotecnologie e degli ogm, come a una risorsa?  

    I nuovi bisogni alimentari e produttivi non possono prescindere dalla ricerca scientifica e dalla sua applicazione: se pensiamo al problema del surriscaldamento climatico, ecco che la scienza è chiamata a soluzioni che da un lato attenuino il fenomeno, dall'altro nell'immediato ne riducano l'impatto.  

    In questi mesi si sta discutendo il rinnovo della Pac, la Politica agricola comune. Quali sono gli indirizzi che dovrebbero essere incentivati per permettere lo sviluppo dell'agricoltura italiana?  

    L'avvio del negoziato sulla Pac per l'Italia è in salita a causa della mancanza di presenza e di credibilità in sede europea dei Ministri che finora si erano succeduti. Ora con il nuovo Ministro si apre una possibilità anche in rapporto al ruolo codecisionale del Parlamento europeo. I punti irrinunciabili per l'Italia sono difendere le risorse finanziarie rispetto al  taglio proposto dalla Commissione, finalizzare gli aiuti agli agricoltori attivi e non a chi possiede superfici agricole senza produrre, incentivare il rinnovamento generazionale e le associazioni dei produttori, annoverare  le colture arboree come vite e ulivo fra i destinatari dei finanziamenti legati alla tutela ambientale.

    Da tempo ormai l'agricoltura è associata all'idea di assistenzialismo: tre idee chiave per riportare la spinta imprenditoriale al centro del programma agro-alimentare.  

    Il punto centrale per superare l'assistenzialismo è nell'assunzione della logica imprenditoriale da parte degli agricoltori, nell'opzione dell'associazionismo per meglio reggere la sfida dei mercati. Tuttavia i beni comuni che l'agricoltura produce come salute e tutela ambientale impongono che vi sia ancora sostegno pubblico nazionale e comunitario, altrimenti la volatilità dei prezzi e la concorrenza con i prodotti a più basso costo potrà accelerare abbandono e desertificazione, con conseguenze disastrose sul piano economico e ambientale.

    Miriam Cesta 21-01-2012 Tag: agricolturapacagro-alimentareagroalimentare
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