Home Attualità FeedEconomy, Soldi (Presidente Associazione italiana maiscoltori): “Sull’innovazione in agricoltura serve riflessione”

FeedEconomy, Soldi (Presidente Associazione italiana maiscoltori): “Sull’innovazione in agricoltura serve riflessione”

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di Andrea Spinelli Barrile, Redazione

È stato presentato lo scorso 12 dicembre a Roma, presso la sala Cavour del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), il secondo report FeedEconomy, promosso da Assalzoo, l’Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici, in collaborazione con Nomisma. Nel report, Assalzoo analizza l’economia derivante dal feed, il mangime, osservandola in prospettiva lungo tutta la filiera produttiva. Alla presentazione è intervenuto anche di Cesare Soldi, Presidente dell’Associazione italiana maiscoltori.

“La FeedEconomy rappresenta quella che è la destinazione d’uso principale della maggior parte dei nostri dei nostri cereali: il mais per il 70%, l’orzo per l’85%, la soia per più del 90%. Questi sono dati importanti che però dobbiamo contestualizzare rispetto al 2024. In questo settore credo che le sfide che si stanno affrontando siano quelle meteo-climatiche, che ci hanno portato al risultato di quest’anno, ma poi abbiamo anche delle sfide di redditività, in un settore dove i prezzi devono fare i conti con con dei costi che sono molto sostenuti. Per quanto riguarda l’innovazione in agricoltura sono state citate le Tea, che però hanno un orizzonte temporale piuttosto lungo, che immagino sarà sui dieci anni: noi nel frattempo abbiamo bisogno di sopravvivere in questi dieci anni e credo quindi che sull’innovazione una riflessione debba essere fatta, probabilmente anche sulla necessità di formare gli agricoltori e informare meglio su quelle che sono le tecnologie oggi a disposizione. Utilizzando ad esempio dei ceppi di Aspergillus che non producono la tossina per far fronte a una situazione che quest’anno stiamo scontando dal punto di vista della qualità dei cereali. Ma non solo: anche cercando di abbattere un po’ i costi, o comunque intervenire sulle direttive che ci arrivano a livello europeo sulla sostenibilità. E poi c’è un’altra sfida che il settore cerealicolo sta affrontando: quella delle politiche commerciali. Purtroppo il settore sconta il fatto che siamo deficitari in politica commerciale”.