• Mare e itticoltura, la ricchezza per il futuro

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    Un promettente campo di studio è quello che vede protagoniste le microalghe. Un progetto dell'Università del Queensland, in Australia, sta, infatti, mettendo in campo un'alternativa concreta che si basa su mangimi derivati da microalghe. Si tratta di prodotti performanti e a basso costo destinati ai ruminanti. Dal mare e dalla sua biodiversità continuano ad arrivare spunti per il settore mangimistico. Altri due temi vengono indicati da FeedNavigator come riferimenti per l'anno appena trascorso.

     

    Dalle microalghe utilizzate nella produzione di biocarburanti potrebbe venire una ulteriore risorsa alternativa a soia e mais. Lo sostiene uno studio della Cornell University pubblicato quest'anno sul Journal of Animal Science che ha determinato nella soglia del 7,5% il livello di derivati microalgali che maiali svezzati, pulcini e ovaiole possono introdurre nella dieta. Itticoltura ancora protagonista. Ricercatori canadesi hanno proposto quest'anno un lavoro che conferma la possibilità di sostituire il 100% di olio di pesce con olio di Camelina, piante appartenenente alle Brassicaceae, nell'allevamento di salmoni. I risultati dopo 16 settimane mostrano che non c'erano differenze nell'accrescimento dei salmoni allevati con olio di pesce rispetto a quelli nutriti con il sostituto vegetale, ma soprattutto non c'erano differenze nel gusto del filetto ricavato dai pesci del secondo gruppo.

    co.col. 05-01-2015 Tag: mangimiindustria mangimisticaproteinescienze animalisicurezza alimentare
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