• Matteo Piombino (Pioneer): “Prevenzione fondamentale per combattere pericolo aflatossine”

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    Per proteggere le piantagioni di mais dalla minaccia aflatossine, occorre puntare sulla prevenzione. Ad affermarlo è Matteo Piombino, Marketing Manager dell'azienda Du Pont Pioneer, secondo cui l'applicazione preventiva di un nuovo fitofarmaco potrebbe ridurre la presenza di aflatossine nella granella di mais dall'80 al 100%. Per contrastare il problema, inoltre, l'esperto evidenzia l'importanza delle buone pratiche agronomiche, a partire dalla gestione del suolo e dell'irrigazione, fino alla verifica dell'umidità e dell'essiccazione della granella.

    Dottor Piombino, cosa sono le aflatossine e quale pericolo rappresentano per la produzione di mais?
    Le aflatossine sono metaboliti secondari tossici prodotti in particolari condizioni climatiche principalmente dal fungo Aspergillus flavus su diverse colture quali il mais. Tra le varie aflatossine prodotte l’aflatossina B1 è sicuramente la più pericolosa, classificata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di classe 1 poiché è stata dimostrata la sua capacità cancerogena, teratogena, epatotossica sull’uomo e sugli animali. L’elevata pericolosità di queste tossine ha spinto la comunità europea a fissare dei limiti di presenza molto bassi negli alimenti. Ma anche nelle materie prime e nei mangimi, poiché attraverso di essi possono entrare nella catena alimentare e rappresentare un grave problema per la salute pubblica. Possono inoltre determinare ingenti perdite economiche, a causa dell’impossibilità di utilizzare le produzione contaminate oltre i limiti.

    Quanto è esposto il mais italiano alla contaminazione da aflatossine?
    La prima grave e diffusa contaminazione da aflatossine su mais in Italia risale al 2003. Successivamente, il problema è emerso sempre con maggiore frequenza. Infatti, negli anni dal 2012 al 2015 - ad esclusione del 2014, caratterizzato da condizioni climatiche non favorevoli per il fungo e la conseguente produzione di aflatossine -, si sono verificate contaminazioni più o meno severe. Quindi la problematica, che sembrava essere un evento sporadico e relegato alla fascia tropicale del pianeta, si sta presentando sempre con maggiore frequenza. Inoltre, favorita dai cambiamenti climatici, sta interessando anche la fascia temperata di cui il maggiore areale di coltivazione del mais in Italia, ovvero il nord della penisola, fa parte.

    Come difendersi dalle aflatossine?
    Nonostante l’individuazione di una molecola capace di ridurre il contenuto di aflatossine sia stata probabilmente la strada più studiata, attualmente in Italia e in Europa non vi sono fitofarmaci autorizzati in grado di ridurre il contenuto di aflatossine. Le conoscenze acquisite a partire dalla prima comparsa del problema hanno però permesso di individuare una serie di pratiche agronomiche (controllo della piralide, evitare stress idrici alla coltura, gestione delle infestanti) che possono mitigare il problema, ma non sono in grado di fornire una valida soluzione.

    Quali sono state le recenti innovazioni nella ricerca fitoterapica?
    La ricerca ha anche permesso di sviluppare un metodo biologico basato sull’utilizzo di ceppi atossigeni di Aspergillus flavus, ovvero non produttori di aflatossine, capaci di competere con i ceppi tossigeni della stessa specie e di conseguenza di ridurre il contenuto di aflatossine nella granella di mais. Infatti, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha selezionato un ceppo dotato di elevata capacità di riduzione il contenuto di aflatossine. Du Pont Pioneer ha acquisito i diritti di commercializzazione del ceppo brevettato e sta procedendo con la registrazione del fitofarmaco denominato AF-X1 a base di tale ceppo. Il prodotto è costituito da granella di sorgo devitalizzata inoculata con le spore del fungo. La dose di applicazione è di 25 kg/ha ed avviene per mezzo di normali spandiconcime presenti presso le aziende agricole.

    Che vantaggi si possono ottenere dall’uso di una strategia di difesa preventiva?
    La prevenzione è di fondamentale importanza per questo tipo di problema in quanto la detossificazione della granella di mais con agenti chimici è vietata e quella con mezzi meccanici, tipo setacciatura e spazzolatura, non sono in grado di abbassare in modo significativo la contaminazione. Invece l’applicazione preventiva, ad uno stadio di sviluppo della coltura di circa 50-60 cm, di AF-X1 ha permesso di ottenere, in prove di pieno campo, riduzioni medie del contenuto di aflatossine di oltre l’80%, raggiungendo in alcuni casi anche il 100%.

    Quali consigli fornisce ai produttori di mais per migliorare il raccolto?
    La disponibilità di questo nuovo prodotto non deve pregiudicare l’applicazione delle buone pratiche agronomiche. Quindi restano valide tutte quelle raccomandazioni riguardanti direttamente lo sviluppo della coltura quali gestione del suolo, concimazione, irrigazione ma anche quelle, spesso sottovalutate, implicate nella gestione della raccolta quali umidità della granella e essiccazione e nel post raccolta. Ogni misura precauzionale resta assolutamente valida. Non salviamo la produzione ignorando l’agronomia.

    Foto: © smereka - Fotolia

    Nadia Comerci 01-02-2016 Tag: maisaflatossineagricolturagranella di maisagronomia
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