• Pezzotti (Siga): “Necessario rivedere la normativa sulle New breeding techniques”

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    Il tema dell’innovazione tecnologica e delle Nbt, le New breeding techniques, deve tornare al centro dell’agenda politica nella prossima legislatura europea. Centri di ricerca e organizzazioni scientifiche di tutta Europa si sono pronunciate più volte sul bisogno di modificare le disposizioni sulle biotecnologie in campo agricolo a seguito della sentenza della Corte di Giustizia del luglio 2018. Sull’argomento è intervenuta anche la Siga (Società italiana di Genetica agraria), che ha diffuso una nota in cui punta il dito contro l’attuale normativa, definita “un ostacolo alla ricerca e all’applicazione di nuove importanti conoscenze e tecnologie per l’agricoltura italiana”. Mangimi & Alimenti ne ha parlato con Mario Pezzotti, Presidente della società scientifica.

     

    Provando a fare il punto della situazione, come si può definire lo stato della ricerca sull’innovazione genetica in agricoltura in Italia? In quali condizioni versano la ricerca pubblica e quella privata?

    I ricercatori italiani attivi nell’innovazione genetica in agricoltura sono non meno capaci e produttivi dei colleghi europei ed extraeuropei quando confrontati a parità di risorse utilizzate. La ricerca pubblica soffre della cronica mancanza di risorse finanziarie e dell’assenza di un’agenzia nazionale della ricerca che metta in atto una pianificazione adeguata, tempestiva e costante per l’approfondimento della conoscenza a medio e lungo termine al fine di analizzare e affrontare temi scientifici strategici di importanza nazionale. La ricerca privata è molto legata al mercato interno e compete con difficoltà nello scenario internazionale, molto aggressivo e ben strutturato.

     

    Ancora c’è poca consapevolezza della specificità delle Nbt. Da un punto di vista genetico, quali sono i tratti specifici di questa nuova tecnologia?

    Di particolare interesse sono l’impiego di tecniche basate sull’uso del Dna ricombinante, in particolare la cisgenesi e il genome editing. La cisgenesi prevede di inserire nel genoma di una pianta accettrice uno o più geni, corredati delle loro sequenze di regolazione, provenienti da una pianta donatrice sessualmente compatibile, senza lasciar traccia di porzioni di Dna estranee a quelle del gene nella sua forma nativa. Diversamente, il genome editing è la frontiera più recente delle tecniche di miglioramento genetico. La tecnologia, nota come Crispr-Cas, non introduce alcun gene estraneo nel genoma di un individuo, ma modifica la sequenza "in loco", riparando un gene, rendendolo inattivo o modificandolo. In particolare con questa tecnica è possibile produrre “mutazioni” non differenti dalle mutazioni naturali o da quelle indotte da mezzi fisici o chimici, utilizzati largamente nel miglioramento genetico tradizionale. In realtà, le mutazioni prodotte con Crispr-Cas hanno ulteriori vantaggi rispetto alla mutagenesi chimica o fisica, poiché questo tipo di mutagenesi è mirata su sequenze specifiche ed è in grado di intervenire “chirurgicamente” sulla sequenza-obiettivo del Dna da correggere.


    Quali scenari si aprono a seguito della decisione controversa della Corte di Giustizia europea sulle Nbt?

    La sentenza della Corte non ha determinato un blocco alla ricerca nei laboratori europei ma ha classificato i prodotti di genome editing come Ogm e quindi regolamentati dalla Direttiva 2001/18. Le piante Nbt sono al momento in un limbo normativo poiché la loro appartenenza legale al grande gruppo degli Ogm, come definito nella Direttiva 2001/18/EC, è molto dubbia.


    Qual è la posizione della Siga e cosa chiede la comunità scientifica al nuovo Parlamento e alla futura Commissione europea?

    La Direttiva 2001/18/EC si basa su una definizione di Ogm ormai obsoleta e superata sia dalle nostre conoscenze sul trasferimento di geni tra una specie e l’altra senza l’intervento umano, sia dallo sviluppo delle Nbt. È quindi necessario rivedere la normativa al fine di: alleggerire il fardello burocratico, economico e temporale che opprime le piante transgeniche; modulare la regolamentazione delle piante che portino inserzioni di geni completi o sequenze non codificanti ma funzionali, a seconda che tali inserzioni siano transgeniche o cisgeniche; accomunare dal punto di vista normativo le piante ottenute mediante incroci tradizionali a quelle ottenute con genome editing, ove queste non presentino combinazioni di geni diverse da quelle potenzialmente ottenute tramite mutagenesi casuale naturale o incrocio.


    Guardando da qui a dieci anni, quali sono i campi più promettenti della ricerca al di là delle Nbt?

    Prerequisiti essenziali per utilizzare la cisgenesi e il genome editing sono le profonde conoscenze della sequenza del genoma, in modo da operare con estrema precisione sulla sequenza bersaglio. La ricerca italiana ha fatto passi da gigante nella decodificazione dei genomi delle piante di interesse agrario e nella comprensione della sua complessità strutturale e funzionale, ponendo solide basi per realizzare in concreto piante migliorate. La cisgenesi e l’editing ci consentirebbero di evitare di ricorrere all’incrocio e quindi di mantenere le nostre varietà tipiche, rendendole più adatte a un’agricoltura moderna e sostenibile. In questo modo, passato, presente e futuro si ricongiungerebbero attraverso l’innovazione scientifica, che ci fornisce gli strumenti adeguati per conservare e utilizzare il nostro patrimonio varietale di cui andiamo tutti molto fieri.

    n.c. 21-10-2019 Tag: genome editingNew Breeding Techniquesogmcisgenesiagricolturainnovazione
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